Addio a Giovanni Gastel, il fotografo più amato dai vip

Ci lascia uno dei più grandi fotografi di fama mondiale: Giovanni Gastel. Con la sua macchina fotografica ha immortalato il modo: Barack Obama, Monica Bellucci, Simona Ventura, Roberto Bolle, Mara Venier e molti altri personaggi dello spettacolo, della politica e dell’imprenditoria. Le sue foto in bianco e nero hanno condotto Gastel a diventare uno degli obbiettivi italiani più famosi del pianeta. Fino a ieri, quando all’ospedale in Fiera dopo pochi giorni di inutile ricovero, il Covid si è portato via.

Avrebbe compiuto 66 anni il prossimo 27 dicembre Gastel, nato a Milano nel 1955, ultimo dei sette figli di Giuseppe Gastel e Ida “Nane” Visconti. Rampollo cioè della più alta borghesia e della massima nobiltà lombarda, erede insieme degli Erba e degli antichi signori di Milano. Come ricordò nell’autobiografia Un eterno istante. La mia vita (Mondadori) che si regalò nel 2015 alla vigilia dei 60 anni, aveva piena coscienza dei propri privilegi. Per esempio vide il 12 dicembre del ’69 deflagrare il Banco dell’Agricoltura in piazza Fontana mentre passava per caso scarrozzato in centro dall’autista.

Ma affrancandosi presto dagli agi per andar dietro alla passione, di lui davvero si diceva nobile per definirne il gusto, l’animo, l’aspetto, i modi e persino lo stile artistico, senza mai pensare al cognome. Il cui peso passava anche per lo zio, Luchino Visconti, che ammirò e frequentò da ragazzino studiandolo nella villa di famiglia a Cernobbio mentre magari montava Ludwig. “Gentiluomo rude, deciso, un rivoluzionario comunista che non ha nulla a che vedere col santino omosessuale che gli è stato cucito addosso. Maestro di eleganza, che non è manierismo effeminato, ma un modo di essere, un’educazione di cavalleria forgiata nel medioevo che è una chiave del mio lavoro”.

Gastel affrontò senza raccomandazioni una gavetta durissima di cui andava orgoglioso, finché negli anni ’80 iniziò a collaborare con le più prestigiose riviste di moda cui diede la scalata firmando campagne tra gli altri per Versace, Missoni, Trussardi, Krizia, Ferragamo, Dior. Negli anni ’90 trovò il tempo per una via più artistica conquistandosi nel ’97 in Triennale una personale curata da Germano Celant. Fu solo la prima di tante. Col tempo scoprì infine la passione per i ritratti, come volendo ridere dell’anatema paterno che lo condannava alle fototessere.

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