“L’efficacia della presa in carico socio sanitaria si riflette spesso nei passaggi e nelle transizioni dai servizi della rete sanitaria a quelli della rete socio-sanitaria – e viceversa – che le persone non autosufficienti e le rispettive famiglie affrontano. Pensiamo che ad oggi oltre 14 milioni di persone in Italia convivono con una patologia cronica e di questi 8,4 milioni sono ultra 65enni. Inoltre, secondo dati Istat 2019, le persone che a causa di problemi di salute soffrono di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali sono circa 3 milioni e 100 mila e quindi il 5,2% della popolazione.
In Italia per la Long term care (LTC), cioè l’assistenza alle persone non autosufficienti, abbiamo una risposta frammentata che copre solo una piccola parte del bisogno. La long term care è un fattore produttivo strategico, un lavoro anche in prospettiva per il personale all’interno del settore di questi servizi. La valorizzazione del personale è uno degli strumenti più importanti per aumentare la qualità dei servizi offerti agli utenti, ma spesso l’alto turn over di personale legato a logiche di sostenibilità, piuttosto che di qualità, rischia di impoverire professionalità e competenze fondamentali.
Occorre, per questo, un coordinamento tra ospedale, MMG e gli altri servizi della filiera per anziani e fragili, dalle strutture residenziali ai servizi domiciliari, con competenze e profili professionali adeguati. Sono convinta che le strutture residenziali, ad esempio, debbano essere inserite in percorsi di presa in carico strutturati che accompagnino le persone non autosufficienti in tutta l’evoluzione delle loro esigenze che possono essere mutevoli nel tempo in termini di intensità assistenziale”.
Lo ha dichiarato in Aula la deputata di Popolo Protagonista, Fabiola Bologna.
“È per questo necessario che lo Stato, con un progetto specifico nel PNRR, si faccia carico del compito di superare l’attuale frammentazione nella gestione della non autosufficienza che prevede la presenza di diversi soggetti, ognuno responsabile di alcuni interventi e nessuno in grado di proporre una lettura integrata del problema, fornendo a livello Regionale e territoriale una risposta che sia semplice ed efficace per i non autosufficienti e le loro famiglie”.

