M5S, lettera aperta al Movimento della deputata Rosalba Testamento: “Ecco perché ho votato no a Draghi”

“Sento la necessità di spiegare agli amici del MoVimento, il processo che mi ha portato inevitabilmente alla decisione di votare “No” alla fiducia al governo Draghi. Ho motivato in Parlamento il mio “No” ma ho dovuto farlo in soli 60 secondi. Mi sono trovata nella condizione di dover operare una scelta tra il “Sì” e il “No” alla fiducia al governo Draghi, due scelte entrambe difficili perché figlie di una sconfitta”.

Così in una nota l’ormai ex deputata del Movimento Cinque Stelle, Rosalba Testamento, che spiega i motivi del suo “No” alla fiducia al Governo Draghi.

“Non era una questione soltanto politica perché coinvolgeva coscienza, sogni, progetti, aspettative, non solo mie ma di una base di attivisti, portavoce, simpatizzanti e di tutti quegli elettori che nel 2018 si sono affidati a noi per dare finalmente una svolta alla società italiana attraverso un’azione politica onesta, coraggiosa, altruista e moderna. Dalle elezioni del 2018 sono accadute molte cose, sono stati anni molto impegnativi e complicati. Io ce l’ho messa tutta per onorare il mio mandato, per essere il più possibile presente sul territorio, per rispondere alle istanze dei cittadini, per affrontare alcuni grandi problematiche che affliggono la mia regione (sanità, ambiente, lavoro); il Molise, non è affatto l’isola felice come a volte viene dipinta”.

Poi ancora: “Nel momento in cui il Presidente Mattarella ha affidato a Draghi l’incarico di formare il nuovo governo, tutto il percorso accidentato che ci ha condotto ad oggi, con la caduta di due governi e la formazione di quello attuale, ha assunto una sua linearità, una sua logica chiara ed evidente. Infatti, nel 2018, la legislatura era iniziata con la bocciatura (inusuale) di Savona come Ministro dell’economia e con l’incarico a Cottarelli di formare un nuovo governo.

Questa operazione durò poche ore, come sapete non andò in porto non solo perché troppo grande la vittoria elettorale del MoVimento ma soprattutto perché troppo forte il sostegno al M5S da parte del popolo italiano. E allora si consentì la nascita di un governo M5S-Lega, basato su un contratto scritto, rimandando a tempi “più favorevoli” l’attuazione di un governo tecnico.

Bisognava però distruggere il sostegno dei cittadini al MoVimento per cui è partita immediatamente una campagna denigratoria, sia a livello nazionale che locale, contro il M5S e i suoi portavoce. Questo martellamento continuo,  nonché una perenne campagna elettorale, condotta non solo dai partiti di opposizione ma anche da alcuni alleati di governo, ha avuto i suoi effetti”.

Per la formazione del secondo governo Conte, “di cui conosciamo tutti difficoltà e tranelli, abbiamo dovuto cedere ministeri importanti,  come la salute, i trasporti,  i beni culturali e altri. Essendo membro della Commissione Cultura,  posso assicurarvi che il passaggio dal Ministro Bonisoli al Ministro Franceschini si è avvertito molto, in termini peggiorativi, nel nostro lavoro.

Anche il passaggio dal Ministro della Salute Grillo al Ministro Speranza, per la mia esperienza, non è stato indolore; infatti, sebbene avessimo anche un viceministro del M5S, non siamo riusciti ad ottenere un intervento risolutivo del ministro sulle enormi problematiche che affliggono la sanità pubblica del Molise, e che nella fase covid stanno mostrando tutta la loro gravità.

Arriviamo quindi all’incarico affidato a Draghi di formare il nuovo governo. A questo punto la percezione di un complotto, preparato ed attuato nei vari passaggi fino al suo successo finale, è stata lampante. Eravamo, almeno io lo ero, in piena sofferenza per l’ingiustizia subita”.

A detta di Rosalba Testamento, “non era stata una crisi politica a far cadere il secondo governo Conte ma un complotto ordito per liberarsi del Presidente Conte, il quale faceva troppa ombra ai vari personaggi del panorama politico sia per il gradimento che riscuoteva, in Italia e non solo, sia per la capacità dimostrata durante le trattative; ma era anche un complotto ordito per formare un governo in cui il M5S fosse ininfluente, un governo di destra a trazione nord ma con i voti anche del Pd e del M5S, per poter avere la maggioranza e poter alimentare la narrazione di un governo di unità nazionale”.

“Abbiamo ancora 4 ministeri in questo governo: Esteri, Agricoltura, Rapporti col Parlamento e Politiche giovanili, ma dove è la Giustizia, la Sanità, il Sud, l’Istruzione, il Turismo, i Beni culturali, il Lavoro, lo Sviluppo Economico? Ed aggiungo anche l’Ambiente con il Superministero della Transizione ecologica?

Nel 2018 siamo stati votati in tutta Italia ma il consenso ricevuto al sud è stato stratosferico. I cittadini del Sud sono stati molto coraggiosi nell’affidarci i loro voti; conosciamo la diffusione capillare della politica clientelare nel sud ed il sistema di controllo del voto. Nella circoscrizione di Isernia sono stata eletta nell’uninominale contro una “corazzata” che appoggiava un candidato che non temeva rivali, la cui elezione era certa, certissima”.

Questo è avvenuto perché “i cittadini erano stanchi di svendere la loro dignità, di dover elemosinare ogni diritto come un favore, stanchi di una sanità pubblica alla deriva che non assicura in modo adeguato l’emergenza-urgenza. E mentre si chiedevano, ormai da molti anni, ai molisani sacrifici per rientrare dal deficit sanitario, aumentavano in contemporanea i finanziamenti alla sanità privata.

Arrivo al quesito: un quesito che evitava la domanda diretta, “se dare o meno la fiducia al governo Draghi”, prospettando un superministero della transizione ecologica che sembrava dovesse essere la panacea di tutti i mali. Ma non si comprendeva che dire “Sì” all’istituzione di quel ministero, e senza nemmeno averne a capo un nostro ministro, significasse rinunciare a tutti gli altri”.

Conosciamo l’esito del voto. Il presidente Draghi presenta l’elenco dei ministeri e dei relativi ministri.

“Prima del voto di fiducia anche in Molise ci siamo riuniti di nuovo in una Assemblea regionale con attivisti e portavoce nel corso della quale è emerso da parte dei partecipanti sdegno,  amarezza, delusione, sofferenza per la presenza marginale dei ministri pentastellati nonché di un numero assolutamente non proporzionato alla compagine parlamentare.

Appariva chiaro che il MoVimento in questo governo non doveva e non avrebbe contato, che quel processo di cambiamento che avevamo promesso agli italiani si sarebbe arrestato, che la “vecchia” politica, di cui i cittadini si erano voluti liberare col voto del 4 marzo 2018, aveva vinto alla grande ed erano tutti là, schierati nel governo Draghi.

Era un governo di Restaurazione, altro che di unità nazionale, presieduto da un banchiere, senza opposizione e con tutti i media a favore.
Durante i governi precedenti avevamo ben compreso quanto fosse importante avere un ministro “nostro” per portare avanti le battaglie e dare risposte ai cittadini: come spiegare adesso che si entrava nel governo per controllarne l’operato?

Tutte queste considerazioni travagliavano il mio animo, in più osservavo la base delusa e in rivolta. Con quale credibilità avremmo affrontato le prossime campagne elettorali e montato i nostri gazebo nei vari quartieri? Il nostro non è un elettore-cliente, è un elettore pronto a toglierci la fiducia se ci assimiliamo a quella politica che abbiamo contrastato”.

“Il giorno della fiducia, con il “Sì” diventavamo complici dei nostri carnefici, e quindi disponibili a collaborare con coloro che avevano agito tutta la legislatura per demolirci. Per le ragioni esposte ho votato “No” alla fiducia al governo Draghi, un “No” dato anche per ridare speranza per tutti coloro che avrebbero  considerano il nostro “Sì” una resa senza condizioni.

Durante tutto questo tempo, durante la crisi di governo e ancor più nel momento del voto, io mi sono sentita sempre parte del M5S.
Amo il MoVimento e mi aspettavo comprensione per un travaglio interiore che non può essere barattato con una semplice regola. Non ho mai pensato di abbandonare le battaglie del M5S, ne condivido il programma e voterò, finché dura il mio mandato, a favore di esso. In coscienza mi sento di dire che il mio “No” alla fiducia è stato un atto d’amore verso il MoVimento, verso gli attivisti e verso gli elettori”.