Da Ilaria Alpi a Luca Attanasio, tante le vittime tornate avvolte nel tricolore. “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”. È come scrisse Mameli?

“Fratelli d’Italia” così cita il nostro Inno, quello scritto da Goffredo Mameli e che sentiamo ad ogni cerimonia di Stato e alle gare sportive quando l’Italia conquista il primo posto sul podio. Sono tanti i figli della nostra patria che spesso per quella patria sono morti.

“Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò” – riporta un altro passaggio del testo. Ma siamo veramente porti alla morte per la nostra patria?

Ieri sera sono arrivate in Italia le salme dell’Ambasciatore italiano Luca Attanasio e del Carabiniere Vittorio Iacovacci, entrambi uccisi in un attacco in Congo. Con loro ha perso la vita anche Mustapha Milambo Baguma l’autista dell’auto con a bordo il diplomatico italiano.

Quelle di Attanasio e Iacovacci sono solo le ultime in ordine cronologico di salme che abbiamo visto scendere avvolte nel tricolore, da un aereo dell’Aeronautica Militare Italiana. Ma quante ne abbiamo viste in questi anni. La giornalista Ilaria Alpi, i Carabinieri di Nassiriya, Andrea Nicola Calipari il poliziotto, funzionario e agente segreto italiano. La lista è lunghissima, i nomi sono tanti e quasi sempre sono nomi di italiani che erano all’estero per aiutare.

Ma cosa fa lo Stato per proteggere gli italiani che sono impegnati in missioni all’estero? I giornalisti quando sono inviati in luoghi dove non vige alcuna regola sono protetti? Sono tanti i medici, i militari, i giornalisti e i molti altri professionisti che lavorano all’estero con il rischio di perdere la propria vita per la patria. Molto spesso non si pensa a chi lavora in missione, c’è chi dice: ” È una scelta” certo ma una scelta che viene fatta per il paese.

Nunzio Zeccato

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