Francesco Vito Paglia ricorda il papà Ciro, il giornalista che sfidò il boss Raffaele Cutolo

“Io in quegli anni non ero ancora nato. Ho vissuto soltanto i racconti di quello che è stato quel periodo. I racconti delle minacce che mio padre ha ricevuto”.

Così Francesco Vito Paglia, giornalista professionista di “Pomeriggio 5”, trasmissione condotta da Barbara D’Urso, e figlio di Ciro Paglia, il giornalista che osò sfidare il boss Raffaele Cutolo, ex padrino della Nco, fa un viaggio nei ricordi all’indomani della morte del boss Cutolo, e racconta di come la storia di suo padre ha fortemente inculcato in lui la passione per il giornalismo.

La storia di Ciro Paglia, che io ho avuto l’onore di conoscere, è incredibile. Ha raccontato senza filtri e senza paure gli anni di piombo ed ha attaccato direttamente l’ex boss della camorra con la sua penna. A causa di questo ha dovuto vivere sotto scorta. Nella sua carriera Ciro Paglia è stato anche giovanissimo caporedattore de “Il Mattino” sia a Napoli che a Roma.

“Ovviamente, venendo da una famiglia di giornalisti – racconta Francesco Vito Paglia – purtroppo in un territorio difficile come la Campania, in generale nel Sud Italia, quando hai a che fare con il mondo della malavita e ne denunci il malaffare, inevitabilmente ti ritrovi in situazioni molto complesse. Bisogna, però, avere il coraggio di affrontare con forza e a testa alta, stando dalla parte giusta, cioè dalla parte dello Stato, quella che è questa battaglia contro la criminalità. Lo ha fatto mio padre con Cutolo, lo ha fatto mia mamma con Sandokan (così veniva soprannominato Francesco Schiavone, boss dei Casalesi), insieme a Maria Rosaria Capacchione”.

Il ricordo va poi a quello che è stato uno dei più grandi giornalisti della Campania: “Mio padre è stato un padre splendido, un uomo di un coraggio eccezionale, che credo che accomuni tutta una schiera di giornalisti, soprattutto di quell’epoca. Ma non solo. Anche oggi ci sono dei validi cronisti che continuano a fare inchieste, a scrivere della malavita e a condannarne tutto quello che fa”.

Roberto Mazza