“Bocca di Rosa” il brano di Fabrizio De André che racconta la storia di una prostituta cacciata dal paese

A pochi giorni dal Festival di Sanremo ripercorriamo un po’ la storia di alcune canzoni che hanno segnato la storia della musica italiana. Uno dei brani più significativi della musica e che racconta una storia intensa e ricca di significato è Bocca di Rosa di Fabrizio De André, cantautore italiano tra i più celebri. 

Bocca di Rosa è una canzone scritta da Fabrizio De André insieme a Gian Piero Reverberi. Questa canzone è considerata una delle più rappresentative dell’autore, ed è entrata nell’immaginario collettivo italiano, tanto che l’espressione “bocca di rosa”, nel linguaggio comune, se pur erroneamente rispetto al senso del testo della canzone, in senso metaforico si riferisce a una prostituta. La canzone racconta la vicenda di una forestiera, soprannominata Bocca di Rosa, che, arrivata in treno “nel paesino di Sant’Ilario”, con il suo comportamento passionale e libertino («c’è chi l’amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione, Bocca di Rosa né l’uno né l’altro, lei lo faceva per passione»), ne sconvolge la quiete. 

Nel giro di poco tempo la donna viene presa di mira dalle donne del paese, «cagnette a cui aveva sottratto l’osso», le quali, non tollerando la condotta della nuova arrivata, ed anche e soprattutto il fatto che i loro mariti preferiscano tradirle per stare con Bocca di Rosa, si rivolgono al commissario di polizia, che manda «quattro gendarmi, con i pennacchi e con le armi» che condurranno Bocca di Rosa alla stazione di polizia e successivamente alla stazione ferroviaria, dove sarà accompagnata sul treno per essere allontanata dal paesino. 

Alla forzata partenza di Bocca di Rosa assistono commossi tutti gli uomini del borgo, i quali intendono «salutare chi per un poco senza pretese portò l’amore nel paese». La notizia della presenza di un personaggio del genere però si diffonde velocemente («come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca»), tant’è che, alla stazione successiva, la donna viene accolta in modo trionfale e addirittura voluta dal parroco accanto a sé nella processione.

Pare che ad ispirare la canzone, ed il suo il personaggio di pura invenzione, sia stata la famosa canzone di Georges Brassens “Brave Margot”. L’ipotesi sarebbe avvalorata dalla presenza, nel testo della canzone, di alcune similitudini e riferimenti presenti nel brano del cantautore francese. Due ipotesi minori collegano la canzone anche alla frequentazione che De André faceva dei quartieri della prostituzione della Genova degradata. Da qui, come si cita in un articolo, De Andrè potrebbe aver tratto qualche ispirazione da figure di prostitute del tempo, come quella di una tale Marilyn, una transessuale, oppure quella di una certa Liliana Tassio, una prostituta che avrebbe frequentato l’artista nota come Maritza, una ragazza istriana che diventerà una delle protagoniste del romanzo Un destino ridicolo.

Alla celebre canzone, per certi versi, si ispira il film di Giuseppe Tornatore “Malèna” con Monica Bellucci nei panni della più bella donna del paese presa di mira dalle paesane per la sua avvenente bellezza.  

Variante del testo

Il testo di Bocca di Rosa ha due versioni, entrambe del 1967, le cui differenze sono: il paesino di «Sant’Ilario», un quartiere di Genova effettivamente esistente, che venne modificato nell’immaginario «San Vicario» (tale cambiamento non venne però mai applicato dal vivo). I versi che in origine recitavano «Spesso gli sbirri e i Carabinieri / al proprio dovere vengono meno / ma non quando sono in alta uniforme / e l’accompagnarono al primo treno», che possono essere ascoltati nella prima edizione in versione stereo (copertina con foto), nella prima stampa monofonica (copertina marrone) vennero modificati (si dice dietro “cortesi pressioni dell’Arma dei Carabinieri”) in «Il cuore tenero non è una dote / di cui sian colmi i Carabinieri / ma quella volta a prendere il treno / l’accompagnaron malvolentieri».

IL TESTO

La chiamavano bocca di rosa
Metteva l’amore, metteva l’amore
La chiamavano bocca di rosa
Metteva l’amore sopra ogni cosa

Appena scese alla stazione
Nel paesino di Sant’Ilario
Tutti si accorsero con uno sguardo
Che non si trattava di un missionario

C’è chi l’amore lo fa per noia
Chi se lo sceglie per professione
Bocca di rosa né l’uno né l’altro
Lei lo faceva per passione

Ma la passione spesso conduce
A soddisfare le proprie voglie
Senza indagare se il concupito
Ha il cuore libero oppure ha moglie

E fu così che da un giorno all’altro
Bocca di rosa si tirò addosso
L’ira funesta delle cagnette
A cui aveva sottratto l’osso

Ma le comari d’un paesino
Non brillano certo in iniziativa
Le contromisure fino a quel punto
Si limitavano all’invettiva

Si sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Gesù nel tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempio

Così una vecchia mai stata moglie
Senza mai figli, senza più voglie
Si prese la briga e di certo il gusto
Di dare a tutte il consiglio giusto

E rivolgendosi alle cornute
Le apostrofò con parole argute
“Il furto d’amore sarà punito”
Disse “dall’ordine costituito”

E quelle andarono dal commissario
E dissero senza parafrasare
“Quella schifosa ha già troppi clienti
Più di un consorzio alimentare”

Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi, con i pennacchi
Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi e con le armi

Spesso gli sbirri e i carabinieri
Al proprio dovere vengono meno
Ma non quando sono in alta uniforme
E l’accompagnarono al primo treno

Alla stazione c’erano tutti
Dal commissario al sacrestano
Alla stazione c’erano tutti
Con gli occhi rossi e il cappello in mano

A salutare chi per un poco
Senza pretese, senza pretese
A salutare chi per un poco
Portò l’amore nel paese

C’era un cartello giallo
Con una scritta nera
Diceva “addio bocca di rosa
Con te se ne parte la primavera”

Ma una notizia un po’ originale
Non ha bisogno di alcun giornale
Come una freccia dall’arco scocca
Vola veloce di bocca in bocca

E alla stazione successiva
Molta più gente di quando partiva
Chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
Chi si prenota per due ore

Persino il parroco che non disprezza
Fra un miserere e un’estrema unzione
Il bene effimero della bellezza
La vuole accanto in processione

E con la Vergine in prima fila
E bocca di rosa poco lontano
Si porta a spasso per il paese
L’amore sacro e l’amor profano

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