“3 milioni di euro in casa? I risparmi di una vita. Erano in lire e li ho cambiati in euro. Tutto documentato”.
Così l’imprenditore di Castellammare di Stabia finito a processo, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Cimmarotta nel corso del processo a carico suo e di alcuni esponenti dei clan stabiesi.
Commerciante di latte, era costretto a pagare la tangente.
“Scanzano – spiega in aula – veniva una volta all’anno, mentre ‘Quelli di Ponte Persica’ venivano due volte all’anno. Ricordo che De Martino venne in compagnia di un’altra persona, mi chiedeva tre trances da 5mila euro, mentre concordammo per tre trances da 4mila euro”.
L’attenzione del Pm si sposta poi sulla figura di Giuseppe Imperati.
“Imperati – spiega l’imprenditore stabiese – mi chiama una mattina e mi chiede di raggiungerlo all’interno di un ristorante di Pimonte. Mi raccontò che gli avevano rubato due camion carichi di cagliata da consegnare ai caseifici”.
Camion ritrovati vuoti la mattina stessa. Valore del furto circa 200mila euro.
“Lui mi disse che poteva essere stato Raffaele Afeltra, in quanto lo aveva più volte convocato ma lui non si era mai presentato. Il giorno successivo mi chiede un consiglio su cosa deve fare in merito alla richiesta di soldi per il recupero del carico e io gli dico di lasciare perdere perché tanto c’è l’assicurazione”.
Dichiarazione che, però, non convince il giudice. Dalle intercettazioni emerge che l’imprenditore gli spiega come fare nei dettagli.
“Su sua insistenza – continua l’imputato -, ovviamente gli ho dato qualche consiglio per l’amicizia che c’era, ma è chiaro che ero contrario. Io insistevo sul fatto che era stata fatta regolare denuncia ai carabinieri, c’era l’assicurazione che pagava la merce rubata, perché andare a complicarsi la vita. Ma lui ha insistito e gli ho dato qualche consiglio su come muoversi. Ma di certo ero contrario. Dopo qualche giorno mi fece capire che il problema era stato risolto ma io su questa vicenda ho sempre detto che volevo starne fuori e che non ero d’accordo”.
L’udienza è stata poi rinviata a domani mattina, dinanzi ai Giudici della Prima Sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata.

