Scuole chiuse a Torre Annunziata: il Tar impone la riapertura ma la politica prende tempo

Di Titti D’Amelio

Una spiacevole pagina è stata scritta nei giorni scorsi nella storia di Torre Annunziata. Basata su considerazioni relative a graduali e sensibili aumenti dei contagi da Covid che non possono essere messi in relazione con l’apertura delle scuole, il primo cittadino oplontino, Vincenzo Ascione, ha firmato l’ordinanza che impone la chiusura degli edifici che ospitano le classi dell’infanzia e della primaria le quali, da pochi giorni, avevano ripreso la didattica in presenza.

Una settimana. Cos’è una settimana del resto? Che scolasticamente parlando, almeno in questi ordini di scuola, è composta da cinque giorni di frequenza degli alunni. Dal lunedì al venerdì. Cinque giorni. Cosa si può fare in cinque giorni? Una cosa di sicuro: prendere tempo. Respirare, riempire i polmoni. E prendere fiato per far fronte al pressing che il Palazzo Comunale sta ricevendo da più parti.

Innanzitutto le mamme (che poi ci sono anche i papà, i nonni, gli zii e i collaterali) che giustamente preoccupate, chiedono al primo cittadino di dar da mangiare alla paura, chiudendo tutti i pargoli dentro casa. Con i figli attaccati al computer con la Dad si sentono   più tranquille, sfinite del resto anche dalla mancanza di comunicazioni tempestive sullo stato reale dei contagi scolastici da parte di alcuni istituti, ingigantiti da stampa frettolosa che anche a livello nazionale attende solo consensi digitali e nulla più. Dall’altro lato, le maestre (che poi ci sono anche i collaboratori scolastici, il personale amministrativo e i dirigenti, tutte professioni declinate al maschile e al femminile) che giustamente chiedono sicurezza sul luogo di lavoro, e allora pretendono dal primo cittadino cibo che soddisfi il timore, chiudendoli tutti fuori, i piccoli untori, che ti portano la malattia fin nelle classi pur non volendo.

Ma la paura è anche di essere a loro volta essi stessi, i lavoratori della scuola, veicolo di contagio, e ancora trova spazio nel senso di responsabilità, la paura.

Poi c’è l’Asl di competenza, ridotta allo stremo di personale, che non ce la fa a gestire questo stato di allerta continuo, perché di emergenza non si può più parlare giacché è un anno che conviviamo con la pandemia.

Ma ci sono carte da compilare e protocolli da seguire. E quindi chiede al primo cittadino un attimo di tregua, che si chiuda tutto il chiudibile, la paura eccede sulla ragione. Meglio abbondare, non si sa mai.  Infatti poco dopo l’ordinanza sulla scuole, ecco il comunicato delle grandi occasioni, quello noto di chiusura al pubblico dei centri urbani, Villa Parnaso e Villa Comunale.

E’ una lettura dei fatti tendenziosa, of course, dicono gli inglesi. Solo che qualcosa di vero deve pur esserci, oltre al Covid. Perché con un’Italia in zona rossa che non si ferma, c’è un’Italia in zona gialla che fa dietrofront.  L’unica soluzione è chiudere.

Ma non le scuole. Gli occhi. Siamo entrati qui in Campania nel circolo vizioso che la scuola è la prima a pagare la mala gestio della politica. Non ci sono i soldi per manutenere strade e verde pubblico durante il maltempo? Scuole chiuse. Non ci sono posti letto per tagli indiscriminati alla sanità pubblica? Si chiudono le scuole. Non si incrementano i trasporti nell’ora di maggiore affluenza degli studenti pendolari? Si chiudono le scuole. Si deve votare alla Regionali? Ah no, in questo caso le scuole sono aperte.

Ritornando a noi, gli studenti di Torre Annunziata, dall’infanzia alle scuole superiori, stanno subendo una forte discriminazione rispetto ai loro colleghi delle altre parti d’Italia. Anzi. Qui dove l’emergenza educativa è più forte che altrove, dove la scuola resta l’unico luogo in cui sperimentare la cultura della legalità, questo atto di chiusura del Sindaco, contro cui è in procinto di partire un ricorso al TAR, viene visto come un abbassare la guardia, cedere il passo a decisioni che nulla hanno a che vedere con la scienza, ma più che altro con l’incoscienza popolare.  I nostri bambini e i nostri ragazzi ci guardano.

E non hanno paura. Chi ha davvero parlato con loro, chi li ha ascoltati, dai piccoli fino  ai ragazzi del liceo, della ragioneria, dell’istituto d’arte  e delle altre realtà delle superiori cittadine, ne ha tratto fiducia. Una boccata d’aria fresca. Quella che aiuterebbe chi deve prendere decisioni importanti. Loro attendono.

Pazientemente. Sono forse i nuovi saggi. Che non hanno la barba ma la faccia pulita. Sono quelli che non abbiamo visto per strada durante il lockdown, a differenza di tanti adulti, accalcati in ogni dove. Sono quelli che in classe hanno tenuto la mascherina, osservato il distanziamento e pulito diligentemente le manine con il disinfettante. Gli studenti di Torre Annunziata sono quelli che , candidamente, dicono di rispettare i decreti, con una fede nelle Istituzioni che si impara sui banchi, non certo osservando la realtà che li  circonda. Sanno che è il tempo di non chiedere troppo. È per loro, e a loro, che il primo cittadino deve prendere ispirazione e coraggio. E’ a loro che devono mirare i provvedimenti, tutti, dell’Amministrazione Comunale. Vivere in uno stato di continua eccezione, non è vivere. Ma è agonia, attesa di morte.

I giovani sono il nostro domani. E il futuro pretende ottimismo. Da un primo cittadino ci si aspetta questo. Che argomenti sulla paura, non che la assecondi. Anche perché se questi  giovani sono i nuovi cittadini di Torre Annunziata, il tempo che verrà  può solo sorriderci.