Video – Ritrovato a Napoli il “Salvator Mundi” dipinto di grande valore, trafugato a San Domenico Maggiore

Napoli. Sabato scorso gli agenti della Sezione Reati contro il Patrimonio della Squadra Mobile, durante un’attività d’indagine, hanno rinvenuto, occultato in una camera di un appartamento di via Strada Provinciale delle Brecce, il “Salvator Mundi”, dipinto di scuola leonardesca risalente al XV secolo, che fa parte di una collezione custodita presso il museo “DOMA” della Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli e collocato nella cappella Muscettola da cui era stato trafugato.

Il proprietario dell’appartamento, un napoletano di 36 anni con precedenti di polizia, rintracciato poco distante dall’abitazione, è stato sottoposto a fermo di p.g. per ricettazione. I particolari dell’operazione saranno illustrati dal Procuratore della Repubblica di Napoli, dr. Giovanni Melillo, durante un incontro con la stampa che si terrà oggi, alle ore 17,30, nel rispetto dei protocolli sicurezza Covid 19, presso l’Aula Vadalà del IV Reparto Mobile della Polizia di Stato sito in via Monte di Dio 31, Napoli.

Il dipinto Salvator Mundi richiama il più famoso omonimo, di cui si sono perse le tracce negli ultimi 24 mesi e sul quale vi è ormai una vera e propria intrigata storia tra il Louvre ed Abu Dhabi.

Quello napoletano era sparito recentemente ma è stato ritrovato sabato scorso. Si tratta di un dipinto di scuola leonardesca risalente al XV secolo e che richiama proprio il Salvator Mundi originale. L’autore del dipinto è sconosciuto, mentre è ben noto come arrivò a Napoli, ovvero quando Giovan Antonio Muscettola, esponente della famiglia partenopea e consigliere di Carlo V, lo acquistò durante una missione diplomatica, in qualità di ambasciatore, a Milano.

Proprio nel capoluogo meneghino all’epoca vi era una forte scuola leonardesca che cercava di riprodurre lo stile del Maestro Leonardo Da Vinci e con ogni probabilità fu qui che Muscettola lo vide e lo comprò.

Portato a Napoli, vi è poi rimasto pressoché sempre nel corso dei secoli, tanto da subire pochissimi “danni” dovuti ai trasporti o alle intemperie. Era esposto, fino al giorno della sua scomparsa, all’interno del Complesso monumentale di San Domenico Maggiore, dove è stato risistemato al suo posto nella Sala degli Arredi Sacri.

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