Di Titti D’Amelio
Tra i paesi africani che stanno vivendo una faticosa rinascita anche culturale, accostata a quello che può essere definito a tutti gli effetti un umanesimo africano, si inserisce anche il Burundi che, nell’ultimo ventennio, ha visto cambiare il proprio indirizzo politico abolendo nel 2008 la pena di morte, anche se la strada per lo stralcio del reato di omosessualità è ancora lunga, essendo punito con una pena da tre mesi a due anni di reclusione.
Questa precisazione è d’obbligo perché voci certe ci dicono che gli abitanti del Burundi si sono stufati di essere presi ad esempio negativo ogni qualvolta le cose non vanno, richiamando a una presunta superiorità della razza bianca.
Anzi. Ci risulta che durante una riunione di un villaggio sperduto della nazione africana, qualcuno abbia asserito di non essere mica a Torre Annunziata, con tutto il rispetto, dove, dopo l’arresto di un dirigente comunale, designato dal sindaco Vincenzo Ascione, ci si ritrovi riuniti, con misure antiCovid tutte da vedere, il 31 dicembre, data di rientro in zona rossa fino al 3 gennaio in tutta Italia, come nulla fosse.
Il fatto è che ultimamente Torre Annunziata, con i “come nulla fosse” sta facendo un sacco di strada che ha come punto d’arrivo la sua rovina. Passino le dichiarazioni del primo cittadino che apprende la notizia dell’arresto di un suo dirigente con incredulità e stupore; passi l’azzeramento della Giunta comunale; passino le dimissioni, a questo punto inserite in un diverso contesto, dell’assessore Cirillo così come la mancata firma della Donnarumma. E ci troviamo al punto di partenza. Mantenere il più possibile e a lungo lo status quo. A Torre Annunziata pure ci sono persone che tengono famiglia e si devono mantenere. Ognuno nel suo piccolo, non solo all’interno del palazzo. Quindi, si dia il tempo, tutto, di risolvere alla bene e meglio questa situazione. In Burundi, nello sperduto villaggio di cui sopra, vanno a latte di capra e farina di manioca. A Torre Annunziata no.

