Nicola, 50 anni, di cui 20 di carcere alle spalle per piccoli furti, rapine e altri reati simili è uscito di galera 3 anni fa. Nicola, di Torre Annunziata, ha avuto modo, durante il periodo di detenzione, di pensare a come avrebbe voluto che fosse la sua vita una volta fuori.
Aveva in testa già tutto, ed è questo tutto che gli ha permesso di sopravvivere, e resistere, durante il lungo periodo di reclusione. Nicola voleva, e vuole, una vita “regolare”.
Scontata la pena, dunque, ha preso una licenza di ambulante, due camioncini usati acquistati per pochi soldi e frutta da vendere.
Nicola, sempre lui, 50 anni di cui 20 di galera, ha deciso di svolgere il suo mestiere di ambulante a pochi passi da dove è nato, “o vic ‘e l’algida” ovvero via Melito.
Lì abitava Matilde Sorrentino, assassinata dalla camorra perché aveva osato difendere i suoi figli dalla pedofilia. Chissà se Matilde, mamma coraggio, e Nicola, si conoscevano. Se qualche volta, distrattamente, si sono incrociati.
Sta di fatto che nello slargo dove Nicola decide di posizionare il suo furgoncino, piazza Monsignor Orlando, è stato eretto un monumento in pietra ad eterna memoria delle vittime della malavita, ed è lì che il 21 marzo – giornata del ricordo e della memoria– si tiene la commemorazione delle vittime innocenti della camorra.
Nicola non immaginava il putiferio che avrebbe potuto creare, con la decisione di mettersi a vendere ortaggi proprio lì. Lui, tante domande, non se le fa. Lui pensa a vendere, a portare i soldi a casa.
Durante questi anni – racconta – col suo furgoncino, è stato sempre soggetto a controlli, molto più delle normali attività commerciali secondo lui, ma è enormemente grato alle forze di polizia – lo ribadisce con orgoglio – perché tutti i controlli che ha avuto gli sono serviti per avere chiarimenti e regolare la sua posizione: “Non ho mai trovato la stessa attenzione negli uffici comunali” dice, “se mi sono messo completamente in regola, è grazie ai controlli che ho ricevuto”.
Ma per Nicola, o’ verdummar, da un paio di giorni è cambiato qualcosa. Due verbali nel giro di poche ore e meno gente a comprare. Qualcuno gli spiega alcune cose. E Nicola, acceso il motore, si sposta di qualche metro dalla stele ai caduti, lasciata all’abbandono e all’incuria, proprio come il monumento, nascosto tra le siepi che lo ricoprono e lo nascondono.

Aveva scelto il bello Nicola. Il monumento. Il posto più sicuro. Non gli è andata bene. Non lo si è reso partecipe e consapevole del significato del monumento accanto al quale si era parcheggiato per vendere la verdura di stagione. Oggi non è il 21 marzo, ma grazie a Nicola ci siamo potuti soffermare a riflettere sul significato di quel monumento.
Però Nicola, facci un piacere, “fatt chiù a llà”, perché è solo questo che conta, non la tua decisione di non scegliere la camorra mettendo alle spalle il tuo passato.
Massimo Napolitano

