Sposatasi giovanissima, conosce negli anni ’60 il designer Enzo Mari, al quale è stata legata fino alla fine. In tempi ben diversi da quelli odierni comincia con lui a Napoli una convivenza (lo ricorda in una lunga intervista rilasciata ad Angela Puchetti per La Repubblica di Milano nel 2012). Accusati entrambi di concubinaggio sono costretti a lasciare la città campana e a trasferirsi in via Magenta dove convolano a nozze nel 1978.

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Un giorno dopo la scomparsa del compagno di una vita, Enzo Mari, se ne va Lea Vergine. Un altro pilastro della cultura italiana viene a mancare, ma il suo lavoro nella critica d’arte e nella curatela di innumerevoli mostre lascia un segno profondo”, è il commento Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo,
Dario Franceschini. “Lea Vergine, addio. Talvolta l’amore è così potente che spegne insieme la vita. Non ci sono parole per il romanticismo tragico di questa notizia: la struggente meraviglia di questo dolore”, scrive Leonardo Caffo, filosofo. Ma c’è anche chi commenta con un semplice “No” o con un “Ciao”, come
Stefano Boeri, che la saluta insieme al suo immenso amore, Enzo Mari. “
Dopo la morte di Enzo Mari, uno dei più grandi designer del ‘900, siamo addolorati oggi per la scomparsa di Lea Vergine”, dichiarano infine
Laura Valente, presidente della
Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e
Kathryn Weir, direttrice artistica del
Madre. “Donna dell’avanguardia e critica straordinaria, era dotata di grande sensibilità unita ad uno spirito curioso e indomito, sempre attento alle espressioni artistiche più innovative. Napoletana di nascita e milanese di adozione, ha sempre mantenuto un costante rapporto con la sua terra d’origine; proprio per il suo impegno, la sua professionalità e il suo contributo, la attendevamo nel museo d’arte contemporanea della sua città per attribuirle il Matronato alla Carriera 2020 della Fondazione. Lascia un immenso vuoto, ma, allo stesso tempo, l’impegno a conservare e non disperdere la sua grande eredità intellettuale”.