Bologna, la strage di Stato: quarant’anni fa il più grave attentato della storia della nostra Repubblica

Quarant’anni. Quarant’anni da quel terribile sabato mattina di agosto, un giorno normale, un giorno felice per molti, pronti a partire per le vacanze estive dopo mesi di duro lavoro, un giorno in cui la spensieratezza avrebbe dovuto dominare su chiunque. E invece, in quel 2 agosto 1980, nei cieli di Bologna aleggia un’atmosfera drammatica e orribile.

Quella semplice mattina d’estate si era appena trasformata in tragedia nel capoluogo emiliano. Alle 10:25 un boato fragoroso squarcia la quotidianità alla stazione centrale di Bologna in piazza Medaglie d’Oro. Nella sala d’aspetto della seconda classe, gremita di turisti e di persone in partenza e ritorno dalle vacanze, esplode una bomba, costituita da 23 kg di esplosivo, una miscela di tritolo e gelatinato.

L’esplosione causa il crollo dell’ala Ovest e l’onda d’urto investì il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, in sosta al primo binario. Lo scenario è a dir poco apocalittico. Urla, singhiozzi, terrore, sguardi attoniti e sofferenti si presentano agli occhi dei soccorritori increduli. Il bilancio è impressionante: si contano 85 morti, tra cui anche alcuni bambini — la vittima più giovane è Angela Fresu, di soli 3 anni — e circa 200 feriti. Il numero notevolmente alto costringe i soccorritori a ricorrere ad altri mezzi per trasportare morti e feriti. Un autobus Atc, della linea 37, la vettura numero 4030, si trasforma in un vero e proprio carro funebre, in direzione dell’obitorio. Insieme all’orologio fermo all’ora della strage, diventerà il simbolo di quello che è stato classificato come il più grave attentato terroristico della storia della nostra Repubblica, nonché una delle ultime manifestazioni violente e gravi della cosiddetta “strategia della tensione”.

A Bologna giunge anche il presidente della Repubblica di allora Sandro Pertini, il quale resta senza parole di fronte all’efferatezza di quell’attentato, con uno sguardo misto di dolore, rabbia e incredulità. La presenza di Pertini è molto apprezzata dai cittadini bolognesi, i quali non si lasciano intimidire dall’attacco alla stazione. Anzi, nel pomeriggio di quel drammatico giorno, piazza Maggiore si riempie di persone e avvengono le prime manifestazioni di rabbia dei bolognesi, alla ricerca, ancora oggi, di verità e di giustizia.

L’attentato viene attribuito al terrorismo neofascista, in particolare modo ad alcuni membri dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari). Dopo anni di indagini e processi sono stati riconosciuti come esecutori materiali della strage Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardini. Tuttavia, i segreti sulla strage di Bologna non sono ancora stati svelati. E ad oggi non si è ancora sicuri se la “pista nera” sia realmente l’unica motivazione dell’attentato, o se invece, alla base di esso, vadano ricercati altri moventi, come incidenti diplomatici nell’ambito della cosiddetta “resistenza palestinese”, come suggerito dall’ex presidente del Consiglio e capo dello Stato Francesco Cossiga.

Qualunque sia la motivazione di fondo, soltanto una cosa è certa: la strage di Bologna ha segnato una delle pagine più oscure dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Una ferita la cui cicatrice è tuttora visibile e presente nella vita di tutti, specialmente di coloro che in quel maledetto 2 agosto 1980 hanno perso un parente, un amico, un affetto.

Dimenticare il dolore di quel giorno, gli sguardi pietosi e sofferenti dei feriti e delle vittime, il terrificante scenario offerto dalla strage, significa rendersi complici di chi, in tutti i modi, ha cercato di imporre con la forza a tutti idee malsane, liberticide, che avvelenano e uccidono i valori della democrazia. Il ricordo dovrebbe esortare tutti alla difesa dello Stato e al rifiuto di qualsivoglia idea estremista, violenta e coercitiva.