Toghe in rivolta contro le misure adottate dal Tribunale di Torre Annunziata: “Avvocati trattati come proletari”

“Invito in maniera ferma e decisa la Camera Penale a revocare l’assenso al protocollo. La situazione è insostenibile. Siamo arrivati ormai alla completa proletarizzazione dell’avvocatura. Non è tollerabile che gli avvocati siano trattati come intrusi ed indesiderati nei tribunali”.

E’ l’appello lanciato dall’avvocato penalista Donato De Paola, del foro di Torre Annunziata, che critica duramente l’atteggiamento assunto dal Tribunale e dagli stessi avvocati in seguito alle misure assunte per l’emergenza Coronavirus.

“Personalmente – continua De Paola – ho fatto tutti i controlli ed adempimenti di cui necessitavo grazie ad amicizie storiche nelle cancellerie. Quindi, potrei fregarmene. La cosa fondamentale, però, è pretendere il dovuto rispetto per la nostra categoria anche perché, nonostante il costante degrado interno, non mi sembra che i magistrati siano messi meglio (vedi caso Palamara e company).

Da dove arriva questa arroganza della magistratura e del personale di cancelleria soltanto perché, per ora, essendo degli statali, hanno lo stipendio garantito?”.

Poi ancora: “Comunque vi invito a convocare un’assemblea, anche se da remoto, per affrontare il problema. Non rinunciate alla libertà di pensiero e di iniziativa associativa, per salvaguardare qualche posizione ipocritamente amichevole raggiunta con qualche componente apicale del Tribunale. La vera amicizia, anche con magistrati, deve essere alla pari, e non frutto di posizioni non libere o addirittura supine!”.

Tra l’altro, è già stato stilato un documento di protesta firmato da alcuni avvocati che sarà inoltrato alla Presidenza del Tribunale di Torre Annunziata.

“L’unica perplessità vera che ho – aggiunge De Paola – è sull’ambiguo atteggiamento della Camera penale torrese, che sembra non decisa a rispecchiare il disagio palese della categoria. Scandalosa ad esempio è la fila assurda, che coinvolge anche avvocati anziani: ore ad aspettare per un mero controllo”.

Il fatto che “la Camera Penale abbia messo a disposizione la sua angusta sede per due ore di lavoro della cancelleria penale è il segno più evidente di un modus operandi passivo e prono. Tra l’altro, lo si fa passare per un successo. Tenendo presente che altre Camere Penali hanno dato segnali di rottura concreti.

Giusto per citare un esempio, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli ha revocato l’assenso al protocollo. Così come a livello governativo destano molte perplessità alcune scelte dittatoriali in nome di una presunta grave crisi sanitaria, che non c’è.

Ancor peggio giudici e cancellieri hanno voluto approfittare della situazione per escludere dalla giustizia la componente primaria dell’Avvocatura”.

Roberto Mazza