Portici, sparisce il manifesto dell’opposizione sul waterfront. Bibiano (Pd): “Si è autodistrutto dalla vergogna”

Portici. Arriva dal lungomare di Portici l’ondata della “discordia” che ha travolto l’opposizione. Motivo? Un manifesto fantasma di cui una bozza è a quanto pare finita nelle mani sbagliate, prima ancora che fra quelle di un tipografo. E così, qualche “gola profonda” delle minoranze avrebbe fatto sì che quel testo ancora in fase di approvazione o forse è meglio parlare di disapprovazione, sia finito all’assessore Giovanni Iacone, che pizzicato sulla questione “lavori” per il waterfront, ha pensato bene di pubblicarlo corredato da un bel po’ di accuse nei confronti dei presunti autori.

Ma veniamo al contenuto che non è mai arrivato sui muri della città. E’ domenica pomeriggio quando spunta sui social la bozza di quel manifesto con il puntuale prologo di accuse per gli eccessivi tempi di durata del cantiere, tempi che a detta delle minoranze, sarebbero frutto di bugie e non del blocco imposto dall’emergenza Covid-19. Poi la proposta: fermarli ancora ed almeno fino a settembre, attrezzando l’area attualmente in consegna al cantiere a misura di lido pubblico, giusto per qualche tuffo.

Peccato che di quel pensiero non ci sia stata poi più traccia. Eppure, queste poche righe sono bastate a far insorgere qualche consigliere comunale, fra i quali Antonio Bibiano.

“Rispetto al famigerato manifesto redatto e sottoscritto dalle forze di opposizione – tuona il consigliere Pd – manifesto o post ribattezzato fantasma, che probabilmente si è autodistrutto dalla vergogna in quanto in questo manifesto da un lato si attaccava l’amministrazione comunale in quanto presumibilmente unica e vera responsabile del blocco di tutti i cantieri presenti sul territorio nazionale e in particolar modo del cantiere dei lavori del waterfront, accusando e magari ipotizzando che la stessa amministrazione di Portici fosse anche la vera causa della pandemia, magari, secondo questo ragionamento e tuttavia dall’altro lato propone in alternativa il blocco dei cantieri nonostante l’inizio della cosiddetta fase 2, nonostante la riapertura dei cantieri su tutto il territorio nazionale e la progressiva ripresa economica.

E’ evidente – continua Bibiano – la contraddizione, ma anche quella che sarebbe inevitabile caduta negativa sull’aspetto occupazionale  per quanto riguarda gli stessi lavoratori che vengono comunque insieme a tanti altri da un periodo di forte crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria da cui stiamo lentamente uscendo soprattutto in Campania. E’ ovvia la contraddizione, se da un lato ci accusano di essere l’unica e vera causa del blocco e della chiusura del cantiere del waterfront dall’altro ci chiedono di bloccare di nuovo, questa volta attraverso la nostra scelta non dovuta allo stato di emergenza nazionale, bloccandolo per tre mesi quindi da giugno a settembre, per consentire ai cittadini di fare qualche bagno”.

E qui, il consigliere Bibiano non può fare a meno di sottolineare il lato piuttosto incoerente della proposta dell’opposizione. “E’ un po’ come se noi da un lato ci impegnassimo con i cittadini a offrire più diritti e servizi alla persona e contestualmente riducessimo i giorni in cui si fa la raccolta dei rifiuti. Ma su questo possono ovviamente darci maggiori lezioni sempre questi esponenti delle opposizioni presenti in consiglio comunale.

Io – prosegue Bibiano – rispetto a questo manifesto faccio totalmente mie le parole e la posizione già espressa dal Partito democratico di Portici essendo appunto un rappresentante di quest’ultimo in consiglio comunale. Io sono fermamente convinto che i lavori devono ripartire chiedendo un piccolo sforzo ai porticesi, ma semplicemente per poi restituire il loro mare e la loro linea di costa ancora più bella riportandola al suo antico splendore se non addirittura puntando a qualcosa di più”.

Ovviamente, sulla sparizione del manifesto, nessun consigliere di opposizione ha voluto almeno tentare di dare qualche spiegazione, optando per un silenzio forse tattico per tornare poi nuovamente all’attacco.

Il manifesto della discordia