Napoli, capoclan ordinava estorsioni dal carcere durante i colloqui: tre indagati

Le attività camorristiche non cessano nemmeno dietro le sbarre. Ne è un esempio la vicenda di Francesco Palermo,

capo dell’omonimo clan malavitoso di Brusciano, in provincia di Napoli, detenuto nel carcere di Secondigliano. L’indagine è partita grazie alla denuncia di una vittima, che, tramite violenze e minacce, subiva estorsioni da alcuni membri del clan (per un totale di circa 2.000 euro versati nelle casse),

Palermo impartiva ordini durante i colloqui con i familiari nel carcere. I carabinieri di Castello di Cisterna e Marigliano hanno pertanto notificato un provvedimento di arresto insieme con altri tre indagati a vario titolo accusati di estorsione continuata, aggravata dal metodo mafioso. I tre sono appartenenti al clan Palermo.

Il capoclan, ai tempi, finì in carcere al termine di una inchiesta della DDA di Napoli sulla faida che ha insanguinato quell’area del Napoletano dal 2017 ad oggi. Gli arresti portarono in carcere Palermo ma anche Tommaso Rega, detto “o’ chirichiell”, reggente dell’omonimo clan, rivale dei Palermo.