Un’edizione insolita, fuori dal comune, quella dei David di Donatello 2020, anzi dei “Covid di Donatello” come l’ha definita Roberto Benigni. Per la prima volta nella storia del premio cinematografico, la cerimonia si è svolta senza pubblico, in un teatro decisamente vuoto, ma solo fisicamente. Tutti i candidati hanno assistito ai David in via telematica, sperando, nel calore delle proprie case, di poter ricevere l’agognato premio.
A trionfare nella 65esima edizione dei David di Donatello è stato il film “Il traditore” di Marco Bellocchio, al quale vanno ben sei statuette: film e regia, sceneggiatura originale, montaggio. Seguono poi i premi conferiti agli attori del film, miglior attore protagonista a Pierfrancesco Favino e miglior attore non protagonista a Luigi Lo Cascio. Un entusiasmo per due colossi del cinema italiano del nostro tempo, abbracciati rispettivamente dalla moglie e dai figli nella genuinità del calore familiare.
Tiene testa a Bellocchio soltanto il film “Pinocchio” di Matteo Garrone, al quale vanno cinque statuette in ambito tecnico (scenografia, trucco, effetti visivi, costumi e acconciature). Due David per “La dea fortuna” di Ferzan Özpetek: miglior attrice non protagonista a Jasmine Trinca, anche lei attorniata dalle braccia della figlia, a cui va aggiunto il premio al produttore. Statuetta anche per Valeria Golino, miglior attrice non protagonista nel film “5 è il numero perfetto” del cagliaritano Igort, e per il film “Il primo Re”, per la fotografia di Daniele Ciprì e la produzione.
Emozionante a dir poco è stata la consegna del David alla Carriera, che quest’anno è toccato a Franca Valeri, che a luglio compirà 100 anni. Nell’emozione e nella commozione del momento, l’attrice ha detto: “La comicità quando è fatta bene può anche commuovere”.
La crisi sanitaria legata al coronavirus ha messo in seria difficoltà il cinema, che tuttavia continua a resistere e soprattutto a intravedere la luce in fondo al tunnel. L’arte cinematografica costituisce un fondamento della nostra società. E, alla fine di tutto, spetterà a lei tornare a farci sognare. Proprio come, a inizio serata, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per bocca di Carlo Conti, ha riferito nel suo messaggio a Piera Detassis, presidente dell’Accademia del Cinema: “Il cinema aiuti il sogno della rinascita, come nel dopoguerra, per ricostruire il nostro Paese, lacerato dalla pandemia”.
Dario Gargiulo

