“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 39 – Manovra, flessibilità, migranti, Europa: si avvicina l’ora della verità…

Un lapsus di un conduttore su Rai 3 (rassegna stampa delle prime ore di stamattina) la dice lunga. Ha pronunciato la nuova creatura politica di Matteo Renzi non come Italia viva, ma Viva Italia…  S’è corretto immediatamente. Ma la frittata era stata fatta. Nel frattempo, il nuovo partito non decolla. Viene dato, al massimo, al cinque per cento. Chiariamo: siamo appena agli inizi.

La strana prudenza del tosco

Renzi si sta muovendo con molta, inusitata prudenza, intimidito (proprio lui, così spregiudicato) dalle reazioni di tutti, ma proprio tutti, più contro che pro. Nonostante gli si accrediti (o addebiti, a seconda dei gusti) di essere stato proprio lui, con quella ormai ben nota trovata, a propiziare il tonfo agostano di Matteo Salvini. Sotto quest’aspetto – e dal punto di vista renziano e non solo – un autentico capolavoro…

 

Giudizio… sub iudce

Ma il giudizio su Renzi è, sostanzialmente, sospeso. Si attende di capire e di avere certezza (con il tosco, davvero non si sa mai) sulle sue reali intenzioni. Poi, le posizioni, inevitabilmente, si delineeranno e finalmente (quando?) si scioglieranno i nodi, oggi ritorti e contorti. Se la sua formazione politica sia stata creata per destabilizzare, nella culla,  il neonato governo giallorosso. Se sia stato scelto il momento giusto, per un clamore mediatico propizio (al di là dei diffusi malumori, mal di pancia e risentimenti). Se per uno strombazzato rientro, in primo piano, nella politica attiva, magari sgomitando per estendere il proprio raggio d’azione e rivendicare ruoli, posizioni, poltrone, innanzitutto per sé, ma anche per le sue fedelissime ed i suoi fedelissimi.  Solo allora, si delineerà un quadro più chiaro e si potrà, di conseguenza, soppesare la reale consistenza dell’iniziativa.

 

Carlo Calenda era stato il primo, a prevedere…

Eppure, Carlo Calenda (l’abbiamo segnalato non una sola volta e da molto tempo, su questa rubrica) l’aveva preannunciato, per primo, che Renzi stava preparando la scissione. Che non era, però, la solita, trita e ritrita scissione a sinistra. Con i consueti, immancabili riti dei riposizionamenti parlamentari. Eppure, era sceso in campo, dopo un silenzio infinito, Carlo Debenedetti, con una puntata di Otto e mezzo, dalla Gruber, riservata tutta intera a lui. E Debenedetti aveva lanciato proprio Calenda, in funzione anti-Renzi, sul quale era stato tranchant, confessando d’essersi entusiasmato, su di lui, per poi rimanerne terribilmente deluso.

 

Ti lamenti, ma che ti lamenti…

Oggi, dunque, la faccia appesa di Dario Franceschini, il più democristianone tra tutti i piddini, induce al sorriso… Franceschini, invero, commenta, con espressioni amareggiate, l’attivismo politico di Renzi e bolla come “scelta incomprensibile”, quella del giglio magico. Ma, francamente, è essa sì, proprio la faccia del barbuto Franceschini, incomprensibile. Perché, nel gioco tra faine, i Franceschini, gli Zingaretti (che, per la verità, non ha proprio le sembianze di un volpone) erano convinti, non solo nell’intimo, ma portandolo scolpito sul volto, di essersi finalmente liberati, di Renzi e del suo giglio tragico. Evidentemente, non conferendo la giusta importanza alla dichiarazione di Maria Elena Boschi: “Il nuovo governo l’abbiamo propugnato e l’appoggeremo. Ma non ritirerò le querele contro i grillini che mi hanno offeso…”. Chiunque, anche un candido bimbo (ma, evidentemente, non Franceschini e Zingaretti), ha capito, da tempo, che, quando apre la boccuccia la deliziosa Maria Elena, in realtà Renzi ha già parlato… Insomma, pontifica la Boschi, ma bisogna interpretarla, insieme, come autorevole portavoce del Matteo tosco.

 

La commedia degli equivoci

Fateci caso: si sta giocando molto, sugli equivoci, sulle parole dette e non dette, o azzardate (magari, per uno strumentale ballon d’essai) e, prontamente, rimangiate, quando la sonda non produce l’effetto voluto… Renzi, che ha le antenne e le vibrisse ben dritte e sensibili, l’ha percepito fin da subito. Ma non sa come sbrigarsela, questa faccenduola non da poco. Insiste a puntualizzare che è una  “domanda illogica”, quella sulla sua fedeltà al governo. Ma non ignora che, da più parti, a cominciare dal primo trombettiere, il pur garbato Carlo Calenda (che, per capirci bene, ha la sua somma perfidia proprio nel garbo), non gli crede quasi nessuno. Ha voglia di ragionare, Renzi, sulla logica, battendo il chiodo sul mantra: “Ma se l’ho fatto nascere io, questo governo, potrei mai staccare la spina proprio io?”. Affrettandosi, poi, a glorificare il machiavellismo, come genialità nella politica. Ed, al di là dello stucchevole, ma sempre di moda “Enrico, stai sereno!”, è proprio di questo, che gli italiani non si fidano… Modello Laocoonte (“Diffido dei Greci, anche quando portano dei doni…”).

 

Le criticità si avvicinano

Intanto, cominciano ad essere agitati gli argomenti più caldi, quelli che nessuno vorrebbe affrontare. Quelli che, secondo non pochi osservatori, avrebbero indotto lo stesso Salvini a quei clamorosi errori dell’8 agosto. Che, se questa tesi corrispondesse al vero, non sarebbero state valutazioni politico-costituzionali sballate, ma null’altro che le proverbiali “mani avanti”, o “scuse del cattivo pagatore”… Dunque, la manovra economica, con incorporata flessibilità. Il disinnesco dell’IVA. La redistribuzione dei migranti. E tutto il resto, che sarebbe troppo lungo da elencare e che ogni italiano, ormai, ha imparato a memoria.

 

Dopo l’idillio, i primi segnali di avvertimento

Finora, era stato tutto rose e fiori, nell’unanime, quasi universale entusiasmo per lo scampato pericolo Salvini. Una breve pausa, per dare l’idea del momento “storico”. Giuseppe Conte, in quella fase, s’è mosso, con leggiadra disinvoltura,  come un soave e delicatissimo ballerino di minuetto. Corrado Formigli, su Piazza pulita, ha spiattellato l’inverosimile labiale del fenomenale premier pugliese, mai candidatosi neppure ad un’assemblea di condominio. Un documento televisivo sorprendente, sconcertante, destinato a passare alla storia d’Italia. Una ripresa, incluso l’audio, mentre erano al bar, la Merkel e Conte.

 

Non stava in sé, Conte…

Un Conte tutto compreso del suo ruolo di interlocutore, nientemeno, che della signora più potente d’Europa. Un Conte che, mentre era alla guida del governo gialloverde, delegittimava Salvini, uno dei suoi due danti causa. E la Merkel che rideva, tutta esaltata dall’aver trovato un nuovo Berlusconi (cioè, il Matteo del Nord) da dileggiare e da fregare… Ma anche un nuovo Badoglio… Non v’è che dire: questo Conte è proprio un bel tipino… Ci torneremo, su questo punto. Perché è davvero emblematico. E, nel contempo, mortificante oltre ogni limite. A maggior ragione, se si ritorna, con la mente, alle rivendicazioni, addirittura di ordine etico-morale, del premier mai votato, all’atto della sua spregiudicata capriola, dal sovranismo di Salvini, all’europeismo spinto dei piddini.

 

Ma riprendiamo il filo…

Ma ritorniamo al primo detto. Dunque, Di Maio aveva ritrovato il sorriso. I DEM trionfavano ed impazzavano. Zingaretti aveva sguainato un’improbabile scimitarra islamica e, per la prima volta nella sua vita, non concionava, ma strepitava. Era tornata al proscenio perfino la Boldrini, una che, ad ogni apparizione pubblica, faceva perdere una botta di voti, alla sinistra. Eccetera, eccetera, eccetera. Dall’altro fronte, quello che conta, però, la von der Leyen, Macron (ambiguo oltre ogni limite, nel suo incontro con Conte) & compagnia fondellante hanno cominciato, con la prudenza, la cautela e la sapiente gradualità diplomatica dei politici consumati, hanno cominciato, tomi tomi, cacchi cacchi, a prendere le distanze. Sulla flessibilità, sulla manovra economica italiana, sui migranti (escludendo quelli economici, ossia quasi tutti…). Nel frattempo, ma questa è davvero parva materia, gli inconsapevoli piddini e grillini litigano sul patto per le regionali, a cominciare da quello per la simbolica Umbria. Se non ci fosse da piangere, non resterebbe che ridere…     

 

La quarantesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 26 settembre.