Tanta Campania in un calcio italiano in crisi 

Nel 2018 abbiamo assistito forse al punto più basso del calcio italiano, la mancata qualificazione ai Mondiali

di Russia è stato un caso raro, che si è ripetuto solo nel 1958 (Mondiali in Svezia) e nel 1930 (Uruguay).

Ma come possiamo immaginare, la crisi della nazionale italiana all’epoca guidata da Gian Piero Ventura ora tecnico della Salernitana, è stata solo la punta dell’iceberg di un processo più grande. Una delle motivazioni principali, individuata da tutti gli addetti ai lavori, è la minore attenzione ed una cattiva organizzazione dei settori giovanili, che ha portato ad un’estrema proliferazione di giocatori stranieri ed ad una diminuizione progressiva del serbatoio di giocatori italiani, ma non in Campania.

La Campania isola felice per il calcio nostrano

La Campania è terra d’arte, di musica, tradizioni culinarie e di calcio, lo confermano i numeri. Interessante la “hall of fame” dei calciatori nati a Napoli creata da Fox Sport in cui figurano gioielli come l’indimenticato Taglialatela, portiere che ha avuto poca fortuna con la Nazionale, Ciro Ferrara, il pallone d’oro Fabio Cannavaro e a cui possiamo aggiungere i bomber Insigne e Immobile ed il sempreverde Quagliarella, capace l’anno scorso di vincere la classifica marcatori con ben 26 goal, in barba a bomber stranieri più blasonati come Cristiano Ronaldo e Zapata (rispettivamente 22 e 23 goal). Se parliamo di bomber e quindi di goal, abbiamo l’imbarazzo della scelta anche nel gioco delle scommesse sportive disponibili in tempo reale, fra Insigne, Immobile, Donnarumma e Quagliarella, potremmo vedere un goal campano quasi in ogni giornata di campionato. Proprio lo scorso anno, le classifiche marcatori di serie A e B sono state vinte da due napoletani, in massima serie il già citato Quagliarella, mentre in serie B, a vincere con ben 25 goal è stato l’attaccante di Torre Annunziata Alfredo Donnarumma, come ci ricorda Eurosport, davanti ad un altro campano, Massimo Coda. Record anche di giocatori campani in serie A, sono infatti 21 i professionisti nati in Campania, fra cui il più giovane Gianluca Gaetano del Napoli, solo 19 anni per lui.

L’altro lato della medaglia: tanti talenti, ma carenza di infrastrutture

Se da un lato la Campania è una vera e propria fucina di talenti, dall’altro sappiamo bene che molti giocatori, devono prevedere già da piccolissimi, una formazione altrove. Sono tanti i giocatori campani che hanno fatto le giovanili fuori regione, pochi, troppo pochi quelli che crescono e restano in Campania. Se pensiamo, ad esempio, ad Armando Izzo, ultimo giocatore napoletano ad esordire in Nazionale, ha fatto tutta la trafila nelle giovanili del Napoli per poi finire passare dalla Triestina e fare successivamente le fortune di Genoa e Torino, lo stesso Donnarumma (attaccante), a soli 14 anni si trasferì al Catania per crescere professionalmente.

Come non citare il portierone azzurro Gianluigi Donnarumma, che ha solo sfiorato il Napoli: cresciuto nel Club Napoli si è poi accasato al Milan già dalle giovanili. Indubbiamente la causa di questa migrazione è la carenza di strutture e di un supporto alle famiglie, soprattutto in un’età delicata per i giovani talenti. Molte società da Roma in su, una su tutte l’Atalanta, garantiscono un sostegno a 360° per il ragazzo e spesso e volentieri per la famiglia stessa, aiutando i parenti nell’integrazione con la nuova realtà.

Ciò che è mancato in Italia negli ultimi anni non è il talento, bensì figure di qualità e di professionalità attente alla crescita dei giovani sia dal punto di vista sportivo, sia dal punto di vista umano, componente cruciale per diventare un vero calciatore.