“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 32 – Perfino sperticati elogi a Donald Trump, pur di promuovere il nascituro Governo… 

Poche parole, per chiudere una crisi di governo sorprendente e stupefacente. Le cui radici vanno ricercate altrove: presumibilmente, in Europa e nelle sue istituzioni. Senza, ovviamente, mai dimenticare, né sottovalutare, gli errori, strategici e tattici, di un Matteo Salvini, forse ansioso di dare corpo al motto degli antichi Romani: “Semel in anno, licet insanire” (cioè: “Una volta all’anno, è lecito cedere alla pazzia…”). Quelle scarne, essenziali parole, alle quali si faceva cenno, le ha pronunciate Giovanni Grasso, il portavoce del presidente della Repubblica: “È stato convocato, per domattina alle 9.30, il professor Giuseppe Conte”. Eccolo, dunque, espressamente segnalato, per nome e cognome, il vero vincitore di questo match, di questa contesa, di questa diatriba, frammista a furbate d’ogni genere. Fiumi di parole, per una sintesi scarna ed essenziale. E, poiché ad un vincitore corrisponde sempre uno sconfitto, la gran parte degli osservatori ha individuato il deluso di turno in Luigi Di Maio, che ha di nuovo mutato umore, sorriso (ridiventato duro) e spirito, al Quirinale. Consapevole che il suo futuro si presenta tutt’altro che roseo. E di aver creato, proprio egli, Di Maio, il suo più insidioso nemico di domani: Giuseppe Conte.

La dichiarazione di Zingaretti

La sintesi della giornata (quelle poche parole) è stata preceduta, nel suo significato concreto, da una disinvolta dichiarazione di Nicola Zingaretti, al termine della consultazione, al Quirinale, del Partito Democratico: “Abbiamo riferito al presidente di aver accettato la proposta del Movimento 5 Stelle, di indicare, in quanto partito di maggioranza relativa, il nome del presidente del Consiglio dei ministri. Questo nome ci è stato indicato dal M5S nei giorni scorsi. Abbiamo altresì confermato risolutamente l’esigenza ora di costruire un governo di svolta e discontinuità”. Dunque, stop definitivo al diniego del PD (rimangiato senza troppe remore, quasi come l’esito di una fase di amnesia) ad un Conte bis.

Quanto alla discontinuità, be’, era il mantra dei piddini, a sostegno del no al rinnovo dell’incarico a Giuseppe Conte. Ma la politica, si sa, è l’arte del possibile. E cosa non si fa, per le poltrone… In ogni caso, è proprio in-conte-stabile (ed anche proprio… stabile), ormai, che, per esercitare la nobile arte della politica, occorra avere faccia tosta e memoria corta. Anzi, labile. Anzi, inesistente. Ovviamente, solo per quel che concerne le proprie parole ed i propri atti. Non quelli altrui…

 

L’angoscia dei peones…

Queste convulse giornate s’erano dipanate tra le ansie dei tantissimi parlamentari pigiabottoni (la vera maggioranza assoluta, bipartisan, delle Camere…). Erano preoccupatissimi, codesti soggettini, cioè quelli che non hanno mai aperto il becco, in aula, né al Senato, né alla Camera dei Deputati, in tutto il loro percorso, magari anche più che decennale (incluso qualcuno di nostra conoscenza…). Ora, avranno certamente tirato un bel sospirone di sollievo. Si sono scansati la ghigliottina di doversi sottoporre, di nuovo, al giudizio del popolo sovrano (quello che sta un po’ più su di qualcosa, che non è riferibile). Dopo un tiramolla da schermaglie d’avvio, in esito a proclami di principio, anzi, sui massimi principi, sulla solita Costituzione, che viene tirata in ballo di qua e di là, l’intesa su Conte era stata anticipata da Luigi Di Maio: “C’è un accordo politico con il Pd per Conte premier, il grande interprete del nuovo umanesimo”. Di stampo ed ispirazione filo-europeista, è sottinteso… Nessun accenno, di Di Maio, neppure di sfuggita, alle origini anti-europeiste ed anti-sistema, soprattutto contro i poteri forti, del Movimento 5 Stelle. Ormai, è tutto archiviato. Consegnato agli appassionati di storia, quella antica…

 

Il pesante, stizzito commento di Salvini

Il commento di Matteo Salvini, colpito al cuore (quello, che i suoi ostinati nemici de sinistra negano che egli abbia…) dall’indiretto, ma palese riferimento di Di Maio, è stato tranchant, esaltato ed ingigantito anche dalla bile irrefrenabile del momento: “Arriva il Monti bis. Il premier è stato indicato dal G7”. A Salvini, però, bisognerebbe rivolgere alcune domandine-ine-ine, tutte tratte da quanto riferito da questa rubrica, nel corso delle sue puntate. Cioè, ormai, da tanto tempo. Se n’è reso conto troppo tardi, Salvini, o ha incoscientemente sottovalutato il problema? Che Conte si sentisse a suo perfetto agio, nei contesti europei, non aveva mai suggerito qualche sospetto, a Salvini? Che si stesse tramando alle spalle della Lega, in quanto pericolosissimo partito sovranista, non aveva fornito indicazioni utili, a Salvini? Non gli aveva consigliato, tutto ciò, di mettersi in guardia e di risolversi, lui così decisionista, ad adottare utili, ma prudenti e ben calcolate, contromosse? E, soprattutto, quando la von der Leyen fu eletta, solo grazie ai voti grillini, è mai possibile che Salvini non avesse compreso che era scoccata una nuova era, con il furbettino Di Maio, inclusi i Grillo ed i Casaleggio, passati tutti, armi e bagagli, sulla sponda europeista, quella che tutti i pentastellati, a parole, dichiaravano di schifare? Oggi, Salvini e la Lega si sbracciano in giaculatorie da vendetta, tremenda vendetta, quella alla Rigoletto, contro il tradimento grillino. Troppo tardi…Ormai, tutto è compiuto… Qualcuno ammaestri, il pur scaltro (ma troppo istintivo: la lezione gli servirà?) Salvini, che, come ben si sa, “la vendetta è un piatto che si serve freddo”. Puntualizziamo, però: freddo. Ma non fuori tempo massimo.

 

Ma i primi passi, verso il nuovo governo, non sono incoraggianti

Nel corso della consueta maratona di Enrico Mentana di ieri, mercoledì pomeriggio, su La 7, l’acuta e ben informata Lina Palmerini, editorialista de “Il Sole 24 Ore”, ha decifrato quello che sembrava un imperscrutabile messaggio salviniano, sui cento parlamentari che avrebbero minato subito il nascituro governo giallorosso. La Palmerini ha chiarito: “Si tratta dei 30 più 70 parlamentari, fedelissimi di Matteo Renzi”. Che è, poi, una versione cromatica diversa, ma identica nella sostanza, delle reiterate dichiarazioni, dei disperati appelli, di Carlo Calenda, sulle intenzioni, renziane e del giglio tragico, di far nascere il nuovo governo (altro che di svolta, dunque…), per poterlo impalare (che fa rima con altro verbo, molto più volgare, ma parimenti significativo).

 

La spregiudicatezza dimaiana

Lo spettacolo della paraculaggine grillina è insostenibile, per gli stomaci ordinari. Tra Di Maio e Di Battista, molto, ma molto meglio il Diba…  Di Maio, nella sua dichiarazione al Quirinale, dopo la sua consultazione lampo, ha letto il compitino, predisposto da qualche fine dicitore, che ama anche le citazioni, oltre che le rivelazioni shock. Luigino da Pomigliano d’Arco, autodidatta formidabile, che era passato, in pochi mesi, dalla congiuntivite ai discorsi lineari e senza sbavature, anche questa volta non se l’è sentita di parlare a braccio. Ed ha sciorinato una serie di sottolineature da eroe della politica. L’uomo delle rinunce. Dei sacrifici per la Patria. Per il Popolo, con l’iniziale maiuscola. Di rinuncia in rinuncia, Di Maio ha salvato poltrona, leadership del suo Movimento e tutto il resto. Per ora, però. Le prospettive, per lui, sono infatti dense di nuvolaglie cupissime, che si stanno già addensando, all’orizzonte. Comunque, chi ha dato prova,, nei fatti, di saper anche rinunciare, è stato Alessandro Di Battista. Forse, quasi inevitabilmente, nei prossimi mesi verrà fuori anche la verità, sul mistero Di Battista. Che, nel frattempo, ha parlato chiaro, come sempre. Il Diba, in ogni caso, ha rinunciato, egli sì, al  potere ed ai soldi, ad esso così intimamente connessi, da trasformare le due entità in inscindibili… L’esatto inverso di Luigino, bersaglio mobile, in questi giorni, di dileggi, di prese in giro, di sventramenti spietati… Uno degli epiteti, forse non il… meno signorile, utilizzato nei suoi confronti, è stato, non a caso, quello di novella escort…

 

E l’odiatissimo Trump fu trasformato in simbolo positivo…

Alla fine, o fin dall’inizio (allora, decidiamoci a rettificare il tiro: dall’inizio alla fine), conta, ovviamente, Sergio Mattarella. Ma, e forse molto di più, dominano, dall’alto, le cancellerie europee. Quelle, incoscientemente sottovalutate da Salvini, nei loro rapporti, troppo manierosi, troppo intrisi di smancerie e carinerie, da parte di Giuseppe Conte. La popolana Giorgia Meloni (questa rubrica l’ama soprattutto per questa sua caratteristica) è stata la più chiara, come sempre, sul punto. Ha bollato di tonnismo i grillini, che, dopo aver minacciato di aprire il Parlamento come una scatoletta, per l’appunto, di tonno, son diventati, essi stessi… il tonno della scatoletta. Una metamorfosi non da poco, ma disinvoltamente vissuta. E s’è spinta, la Meloni, noncurante delle feroci critiche e rampogne dei soliti radical-chic, fino ad un appello alla Piazza, con l’iniziale maiuscola. Pronunciato, l’appello, al Quirinale. Irritualità, sì. Ma, anche, sana spontaneità. Di chi si sente ridotta all’impotenza dai, cosiddetti e maledetti, poteri forti. Chissà chi mai, però, avrà suggerito a Donald Trump la sua improvvisa ammirazione per Giuseppe Conte. Ed, anche qui, le immagini televisive del recentissimo summit, ospitato da Macron, erano significative. Un Conte che sorrideva a Trump. Per ingraziarselo… Sia come sia, come avevamo scritto, a proposito della von der Leyen, niente da fare, per populisti e sovranisti. A cuccia. Dietro la lavagna. Con le ginocchia nude e con i ceci a tormentarle… Se ne facciano una ragione. Almeno per ora. Ed è solo un incidente della storia, che il popolo sovrano li continui a suffragare con il voto. Fin quando non saranno stati, tutti, indistintamente tutti, stancati, sfibrati, annichiliti dalle continue mortificazioni. Quelle istituzionali. Quelle nel nome della Costituzione (che chissà come viene interpretata…). Perfino quelle di natura democratica… Fino a deporre definitivamente le armi e le speranze.

 

Il preannuncio di un’ideuzza di “Chiacchiere e nuvole”

Nelle prossime puntate, questa rubrica esporrà una sua decifrazione del mistero Salvini, ossia della verosimile idea, sottesa alla sua, altrimenti inspiegabile, linea (tutt’altro che lineare…) di questi giorni. Insieme ad essa, enuncerà (se è consentita) una sua proposta, istituzional / costituzional / democratica. Una proposta, che riteniamo sensata. Soprattutto, risolutiva delle problematiche infinite, emerse anche nel corso di quest’ultima crisi di governo. Una proposta, imperniata sul dimezzamento della durata del mandato parlamentare: da cinque anni a due e mezzo. Inoltre, articolata sulla decurtazione, nella misura del 25%, delle retribuzioni (globali, onnicomprensive) ai membri del Parlamento, nonché sul taglio, di un quarto, dei senatori e dei deputati. L’attuale situazione ci appare, invero (e non solo a noi…), obiettivamente, indecorosa ed indecente. Non si può proseguire di questo passo. Piattaforma Rousseau inclusa, con le sue fondellate… Ma, ancor più e molto di più, non si può continuare ad uccellare e prendere in giro il popolo. Sovrano, o sovr-ano che sia… Con una chiosa conclusiva: se il governo Conte, piddin / grillino, durasse davvero lo spazio d’un mattino, in che modo Mattarella se ne assumerebbe la responsabilità? Certo, le avvisaglie non sono lusinghiere…

 

La trentatreesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 1° settembre.