“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 30 – La situazione politica: grave, non seria. Ma anche un guazzabuglio triste…

Il titolo della puntata n. 28 di questa rubrica, mutuato dalla lapidaria espressione del grande Ennio Flaiano, fu tranchant: “La situazione politica? È grave, ma non è seria”. Oggi, è ancora più triste e desolante di allora. Con l’aggravante che è degenerata in un garbuglio, in un guazzabuglio inestricabile. Eppure, da quel giorno, il 15 agosto, è passata appena una settimana. È una tristezza che minaccia di involversi, di retrocedere, di appesantirsi in cupezza, in irreversibilità. Eppure, il quadro è sufficientemente chiaro. Dunque: i 5 Stelle, che sembravano avviati ad una china irrecuperabile, hanno avuto, attraverso il loro premier virtuale, Giuseppe Conte (che s’illude di acquisire un premierato bis, ma se ne accorgerà…), una sorta di scatto di reni, tutto ai danni ed integralmente ordito ai danni della Lega di Salvini.

Gli entusiasmanti, ma fatali sondaggi (per Salvini)

Che doveva scontare una sequenza impressionante, a suo favore, nei sondaggi. Quelli che, come questa rubrica ha dato conto, pesano, eccome. Verosimilmente, pesano (ma orientandolo esattamente in senso inverso, purtroppo: per insostenibile pressione dell’unione europea? Saremmo alle solite…) anche per il presidente Sergio Mattarella. Pesano, per l’appunto, per l’unione europea, che non vedeva l’ora di liberarsi del nemico Salvini (e, con lui, della Meloni). Pesavano per Grillo, Casaleggio, Fico, i grillini. Suggestionavano fortemente Luigi Di Maio, preso tra infiniti fuochi. Influenzavano, in modo nefasto, i vari Di Stefano (il più sfrontato, tra i grillini di oggi), Di Battista, Bonafede (scudisciato, per la sua estrema disinvoltura, a Linea notte, il programma di commenti politici di Rai 3, perfino dal sinistrorso Alessandro De Angelis, di Huffington post). E incidevano nel tessuto ulcerato (acuendone i mal di pancia) di tutti gli altri partiti politici, ovviamente Lega e Fratelli d’Italia esclusi.

 

Gli errori di Salvini: quelli veri e quelli strumentalmente inventati

È innegabile che Salvini, per esserseli tirati tutti contro, spietatamente, ferocemente, senza appello e senza sconti, abbia commesso qualche grave errore. Ma, a nostro parere, assolutamente non quelli, dei quali viene accusato e che gli vengono, troppo disinibitamente, imputati. L’abbiamo già rilevato da tempo. Ma, ora, è il momento di essere ancora più chiari. La chiarezza dei fatti. Il nodo cruciale del quadro politico è stato, senza dubbio (più passano i giorni, più si susseguono dichiarazioni e rivelazioni, più la vicenda esce dalle ombre), l’elezione di Ursula von der Leyen a presidente della commissione europea. Con quattordici voti grillini, cioè tutto il patrimonio (scarsuccio, per la verità) dei voti europei dei 5 Stelle, tutti a favore della pupilla di Angela Merkel. Ci rendiamo conto dell’inutilità di quel che stiamo per dire: “la politica”, come affermava (realisticamente, ma, vorremmo sperare, anche con profonda amarezza), l’esperto ministro socialista Rino Formica, “è sangue e merda”. Non è un minuetto. Non è un grazioso pic-nic sull’erba. E non è nemmeno un pranzo di gala. Né un raccoglimento in preghiera, di un convento di carmelitane scalze, o di monaci benedettini. No: è sangue e merda. Chi abbia orrore del sangue e schifo degli escrementi organici, deve astenersi. Desistere. Ma quel che sta succedendo, per l’ennesima volta, in Italia, è davvero al di là di ogni umana potenzialità di sopportazione.

 

Giuseppe Conte, un premier per caso, che ha provato a fare il furbo

Proviamo a fare un po’ di chiarezza. Dunque, prima fase: Giuseppe Conte, il premier per caso,  era molto entusiasta di recarsi, quanto più possibile, in Europa. A far visita alla sua diletta Angela Merkel. Si sdilinguiva in salamelecchi, moine, smancerie e carinerie, verso la cancelliera, il professore. Appariva, come abbiamo già chiosato, ancor più pedissequo, alla Merkel, di quanto non sia stato Mario Monti, “quello dei compiti a casa”, l’espressione della quale Monti, la Mogherini e la Fornero sembravano gloriarsi, e che a noi, invece, facevano ribollire il sangue, per insopprimibile indignazione, oltre a procurarci un’immediata orticaria. Noi stiamo, con le cennate espressioni, lasciando intendere (ci auguriamo: con limpida chiarezza e non con allusioni ed insinuazioni, che ci ripugnano) che Conte, del tutto evidentemente, sembrava (e, quasi certissimamente, era) un messaggero anti-Salvini. Ovvero, appariva come un tipino che si recava lì, in pellegrinaggio, col cappello in mano, per comunicare alla Merkel: siamo qui, per dirti che, da oggi, l’Italia sarà più europeista che mai. Che i 5 Stelle, da anti-europeisti che erano, con una virata a 180 gradi, si sono travestiti da europeisti, senza se e senza ma. Che Salvini te lo controlleremo noi.

 

La tragica elezione della von der Leyen

Seconda fase: elezione della von der Leyen. Che cosa racconta, la piroetta grillina, e i 14 voti a favore della raffinata pupilla della Merkel? Che era tutto pre-concordato. Pre-stabilito. Pre-definito. Attraverso una trattativa, opportunistica, tutta pro-Germania, pro Merkel e pro Macron. In via diretta, tra la Merkel e Conte. Con l’aggiunta degli zamponi, delle zampine delicate, delle manine, delle manone. Individuiamole: manco a dirlo, del Partito Democratico. Erano le prime prove tecniche di un accordo piddin/grillino. Molto ante litteram. Ma avvio di accordo era. Senza dubbio. A tradimento, anche (Di Stefano, se ne faccia una ragione), del contratto di governo. Quello che Di Maio invoca, evoca, richiama, cita, segnala, spiattella sul muso (degli altri, non suo) ad ogni pie’ sospinto. Salvo dimenticarsene quando sia utile, per calcoli elettorali, o soprattutto per evitare problemi di lacerazione nel proprio ambito. Ne volete la prova? Semplice, elementare, Watson: la vice presidenza del parlamento europeo, riconfermata a Fabio Massimo Castaldo, il trentatreenne grillino, Castaldi chi?, prima dell’accordo occulto (ma non tanto…) con i piddini e con la Merkel. Senza l’accordo con la Merkel, invero, qualcuno è in grado di spiegare come avrebbe potuto mai soltanto sognarsi di essere confermato, in una fase così conflittuale, egli populista, e sovranista (ma lo è poi davvero?), alla prestigiosa vice presidenza?

 

Ha preteso troppo, la Lega

Conclusione: l’errore di Salvini è stato quello di aver glissato, troppo disinvoltamente, su questo squarcio insopportabile. Su questo strappo imperdonabile. Su questa troppo sfacciata operazione anti-Lega. Non dimentichiamo che, oltretutto, la Lega aveva candidato la sua Mara Bizzotto, a vice presidente del parlamento europeo. Ed, invece, la carica è andata, a sorpresa (ma solo dei gonzi) a Castaldo. Sintesi. Nel preciso istante dell’elezione della von der Leyen, persa la quasi irripetibile occasione di scudisciare e di appioppare un violento manrovescio alla Merkel, Matteo Salvini avrebbe dovuto rompere con Di Maio. Far crollare, in quel momento, il governo gialloverde. Era il tempo di musica giusto. Non rinviabile, sul piano di un’attenta valutazione politica. Non era opportuno covare la vendetta. Magari, quasi certissimamente, per accaparrarsi le ultime utilità dello stare al governo: sulla sicurezza, sullo sport (la riforma Giorgetti), sulla TAV… Scocca l’ora, nella vita, delle decisioni irrevocabili. Che è sì un’espressione mussoliniana, ma è quanto mai ad hoc, in argomento. Salvini ha voluto spremere il limone esausto. Ed ha pagato.

 

Tutti contro Salvini

Ora, li ha tutti contro. Tutti. Come ha, amaramente, sottolineato anche al termine delle consultazioni di questi giorni. Un rito stanco, stantio. Un rito che ignora, nella sostanza, la volontà degli elettori. Che hanno gratificato la Lega e ridimensionato i 5 Stelle alle elezioni europee del 26 maggio scorso ed in tutte le elezioni regionali (sette, mica una…) succedutesi nell’ultimo periodo. Come abbiamo già scritto, in un’altra Nazione, più seria e più evoluta, i 5 Stelle si sarebbero dimessi, tutti, dalle cariche di governo. In Italia, invece, si ritengono e pretendono di essere qualificati, da tutti, come la prima forza politica, in Italia. Come se gli anni non passassero. E come se, ancor più, non avessero il diritto di scorrere… Ma immaginate se Salvini avesse percepito, lui, pur così intuitivo e decisionista, quel che stava per abbattersi sulla Lega. L’ondata melmosa di odio, di risentimento, di invidia. Speriamo d’esser stati chiari. Ma imputare a Salvini le responsabilità che non ha. Ribadiamolo, allora: la sua grave colpa è stata quella di aver voluto sperimentare, per eccesso di sicurezza, ed anche per eccesso di ingenuità, un’ulteriore sua espansione. Ingenuità: non aver annusato l’aria. Ch’era, da sempre, ma particolarmente nei giorni scorsi (l’elezione della von der Leyen non era un semplice campanellino d’allarme: era un’esplosione nucleare…), un clima di viscerale avversione, nei suoi confronti. Era mai pensabile succedesse tutto per  caso?

 

Cosa nasconde, Mattarella?

Alla fine, Mattarella ha deciso, per ora, di non decidere. Ma l’aria che tira non è assolutamente gradevole. Puzza, lontano le mille miglia, di inciucione. Europa-centrico… Un nuovo Mario Monti, una nuova Elsa Fornero, sono in agguato. E supponiamo che Mario Draghi non sia ancora apparso, al proscenio, solo in quanto la situazione generale non è per niente propizia. Troppo confusa. Troppo conflittuale. Troppo inidonea, ai progetti europei. Che, a nostro avviso, dovranno sempre restare subalterni, a quelli nazionali. Intanto, Draghi, sornione, non si muove. Pretende un’investitura da parte di quasi tutti i partiti politici, movimenti inclusi. Ma le parole, con un ghigno sarcastico e feroce all’angolo della bocca, di Maurizio Molinari, il direttore de “La Stampa” , non lasciano il cuore aperto alla speranza. Molinari, non a caso, scegliendo, con studiato cinismo, i tempi della crisi di governo, ha spiattellato al popolo bue, quasi un revival del refrain di Mario Monti, Elsa Fornero, Matteo Renzi e Maria Elena Boschi (ricordate: “Ce lo chiede l’Europa”). Ha sostenuto, Molinari, che i governi europei guardano all’Italia, come al Paese che dimostrerà che i governi sovranisti non hanno chance di esistenza, di sopravvivenza, di resistenza. In una sola parola, che non hanno il diritto neppure di nascere…

 

I veleni contro Salvini

Salvini è, palesemente, in difficoltà. E ci credo, con quel che gli si sta rovesciando addosso: dall’olio bollente, ai gas ustionanti, ai gas mefitici, a tutto l’armamentario dei prodotti dell’odio. Ma, nel frattempo, Zingaretti ha sparato (non è farina del suo sacco, ovviamente) addosso a Di Maio le cinque condizioni, tra le quali una, che farà crescere e lievitare, ancora una volta, i consensi di Salvini: una sterzata, in tema di immigrazione. Rivedremo le pie e solidaristiche (per chi ci creda ancora…) cooperative rosse, all’opera? Sempre nel frattempo, Carlo Calenda smaschera, ogni volta che parla qualcuno del giglio tragico, le reali intenzioni di Matteo Renzi. E Mattarella pretenderebbe di impastare un governo giallo-rosso, in sostituzione di quello giallo-verde? Una previsione banalissima: durerebbe, l’accordo piddin/grillino, lo spazio d’un mattino… Basti un solo esempio: Zingaretti ha già proclamato il suo solenne (bah, proprio solenne non diremmo…) no al taglio dei parlamentari. Il mantra, il totem, la bandiera dei 5 Stelle. È l’occasione per smascherare l’ipocrisia di Di Maio. Che s’è fatto già autorizzare (sempre per chi creda alla spontaneità e lealtà di certe determinazioni, che sono meramente opportunistiche) alla trattativa, dall’assemblea dei pentastellati. Il prologo all’ennesima piroetta. Se Luigino da Pomigliano d’Arco dovesse dir sì, tutto va ben, madama la Marchesa, sarebbe chiarissimo che nemmeno lui davvero ci contava, su questa innovazione che spaventa tantissimo i piddini, forza / debolezza Italia & compagnia mistificante.  Intanto, riemergono, dalle ombre nelle quali s’erano occultate, le navi delle organizzazioni non governative. Tutto a tempo di musica. Come da sempre (e, speriamo che non sia per sempre), in questa Nazione. Bisognerà proprio aggiornare il titolo della suggestiva canzone di Edoardo Bennato. Da “Sono solo canzonette” a “Sono tutte canzonette…”.

 

Completiamo il giro d’orizzonte

Per dovere, ma, francamente, senza l’entusiasmo che qualcosa di sostanziale possa cambiare, completiamo il quadro, quantomeno, dei partiti che contano. La più spontanea e franca, come sempre, è stata Giorgia Meloni, di “Fratelli d’Italia”. Che ha sottolineato come l’unica coalizione possibile sia quella sovranista. Con qualche motivata riserva su forza / debolezza Italia. Nella quale si mormora, addirittura, che la Gelmini sia prossima (o pronta, comunque) a passare al Partito Democratico. Nelle more, la Gelmini ha esibito la sua divisina da stagista, col blazer blu abbottonato alla stessa altezza della Bernini. Due gemelle, sembravano. O due vallette. Quanto a Berlusconi, di lui non si fida più nessuno. Da tempo. Non un solo opinionista, invero, ha vaticinato l’appoggio del Berlusca ad un’eventuale iniziativa mattarelliana, d’un governo istituzionale. Come già nel passato, autorizzando alcuni dei suoi parlamentari superstiti, quelli che sarebbero sufficienti allo scopo, a staccarsi dalla casa madre, sempre più risicata, per poi farvi rientro, a missione compiuta. A proposito, ma la Carfagna?

Luigi Di Maio, intanto, si sforza di allontanare le urne. “Ci preoccupa la situazione economica”, ha proclamato. Be’, per uno che ha proposto l’improduttivo reddito di cittadinanza, sembra davvero il colmo, o inverosimile, codesta preoccupazione. Sintesi conclusiva: la parola agli elettori, non vuole proprio concederla nessuno. Ed anche questo è un (mortificante) dato di fatto…

 

La trentunesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 25 agosto.