“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 25 – La von der Leyen a palazzo Chigi: cambio di strategia tedesco-europea, o solo ingannevole apparenza?

Lo scorso venerdì 2 agosto si sono incontrati, a Palazzo Chigi, il presidente del consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte (che compirà cinquantacinque anni l’8 agosto prossimo) e la delicata, elegante Ursula von der Leyen, la sessantenne tedesca, figlia d’arte (papà Ernst è stato, per lungo periodo, presidente del Land della Bassa Sassonia). Nota come pupilla di Angela Merkel, la neo eletta presidente della Commissione Europea s’è avvicendata al cupo uomo d’apparato Jean Claude Juncker, il lussemburghese che non ha mai guardato con un minimo di simpatia all’Italia. Talmente uomo d’apparato ed euroburocrate, Juncker, da essere approdato alla presidenza della Commissione europea nonostante fosse il rappresentante d’un Paese minuscolo…

Merkeliana di ferro

La von der Leyen, a sua volta, è stata eletta, del tutto evidentemente e manifestamente, per volontà della Merkel, per il vero non più tanto sicura di sé e dell’esito positivo, sempre più precario, delle proprie teutoniche determinazioni. Per il professor Conte, fino a poco più di un anno fa un autentico sconosciuto, l’incontro di venerdì scorso ha configurato un gran bel balzo in avanti, da appuntare al bavero della giacca più elegante, come un bel fiore all’occhiello. Della quasi  deliziosa tedeschina, dichiaratamente disponibilissima, eternamente sorridente, sembrerebbe quasi di potersi fidare. Appunto: sembrerebbe. Perché la pupilla merkeliana, di certo, non ha dimenticato la sua elezione per il rotto della cuffia. Risolta a suo favore, in concreto, come relazionò, nella ventesima puntata, questa rubrica, in virtù dei “quattordici suffragi grillini, tutti, compatti, coesi, all’unanimità, come un sol voto, quelli che hanno graziato Ursula von der Leyen”. Aggiungendo, immediatamente dopo, che quei voti pentastellati erano in grado, potenzialmente, di causare “quello smottamento, quello stravolgimento, quella rivoluzione, che nessun altro atto, o evento, o opzione ideologica, era riuscito, finora, a provocare. Troppo bruciante, invero, la scudisciata alla Lega di Salvini”.

I voti filo-tedeschi di Forza Italia e del PD

Il tutto, ovviamente, sorvolando a pie’ pari sugli altri voti filo-tedeschi ed anti-Lega, quelli di forza Italia e del PD. Le innanzi riportate  citazioni non sono cedimenti alla vanagloria, o all’autoreferenzialità. Sono, semplicemente, un memorandum. Per non dimenticare… Ed, insieme, per dare un’idea dell’origine, della scaturigine dell’incontro del 2 agosto. Che, a nostro avviso, è stato null’altro che una dimostrazione, in salsa deutsch, di riconoscenza a Conte, premier voluto, notoriamente, dai grillini. Senza i quali, la Merkel avrebbe vissuto una giornata tragica (e, con essa, la von der Leyen, che avrebbe dovuto rinfoderare le sue ambizioni, sia pure per luce riflessa, e ritornare nel semi-anonimato). Un evento che, ad avviso di questa redazione, non sono disposti a perdonare né la von der Leyen, né Matteo Salvini. Proprio un gran bel guazzabuglio…

Il groviglio…

Il garbuglio italiano si radica e dipana, in misura ragguardevolissima, anche da codeste contraddizioni, da codesti voltafaccia, dall’incapacità (sempre più drammaticamente evidente) delle frazioni del governo di viaggiare unite, coese, in blocco. In una prima fase, come si ricorderà, le segnalate contraddizioni ed i dilanianti contrasti, paradossalmente, erano utili per acchiappare voti di qua e di là. Ma era una manfrina che non poteva durare. E che, non a caso, sta mostrando la corda… Trasformandosi in una zavorra, in una lacuna, che, però, è destinata a durare fin quando la Lega procederà come un rullo compressore ed il compuntino Di Maio sarà costretto a masticare amaro e ad ingoiare secchiate di delusioni e di veleni, senza trovare il bandolo della matassa. Pardon, del groviglio, del garbuglio.

Un rassicurante canovaccio: ma sincero?

La tedeschina ha recitato, a Roma, il copione concordato con la Merkel, ma con un sorriso ed un’espressione, obiettivamente, molto meno burberi, molto meno tracotanti, molto meno da maestrina intransigente (quella dei compitini a casa, assegnati e quasi affibbiati a Mario Monti). Tuttavia, s’è tradita in un paio di circostanze. Quando s’è fatta fotografare con Giuseppe Conte e, non di certo a caso, ma con una precisa simbologia, con il busto del grande trentino (e grandissimo italiano) Alcide De Gasperi. Che, però, era, a prescindere dall’assoluta, straordinaria statura da statista, “asburgico”, austro-ungarico e, dunque, quasi tedesco anch’egli. Il secondo, piccolo particolare: la puntualizzazione della (bontà sua…) “disponibilità all’ascolto”. Come se fosse stata una degnazione, un grazioso omaggio… Il terzo: il fatto che la von der Leyen esiga che la sua Commissione sia, almeno per la metà, composta da donne. E, su questo punto, al di là della suggestiva novità, che ne potrebbe venir fuori, glissiamo… Perché queste rivendicazioni appaiono, ormai, stancamente espressive di una forma di sessismo al rovescio. E, di certo, non spianano la strada. Nonostante l’arrendevolezza preconcetta dei maschietti, ansiosi di farsi perdonare secoli di gravi errori e timorosi di non dimostrarsi, senza se e senza ma, pro-donne…

Furbettina, la von der Leyen

Ancora in tema di pelose generosità, la tedeschina ha riconosciuto che debba essere rivisto il concetto di “suddivisione e di ripartizione dell’onere”, nella questione dell’immigrazione. Fumosa espressione, ma non supportata da alcun documento, da alcuna proposta formale, tantomeno da alcuna garanzia. D’altro canto, più la problematica viene rimpallata, procrastinata e tamburellata, a mo’ di ping pong, più le Nazioni centrali (sotto il profilo geografico) del Vecchio Continente, tra le quali, innanzitutto, la Germania, hanno tutto da guadagnare. O, se si vuole, più si rinvia, più esse non hanno nulla da perdere. Ancor peggio, quando la signora Ursula (nome che ha evocato alla memoria dei meno giovani la strepitosa Andress: ma solo per un attimo) ha parlato di “boccata d’aria”, per Italia, Spagna e Grecia, i Paesi “più esposti”, per posizione geografica (immodificabile…), all’immigrazione.

Un diritto inviolabile…

No, ci dispiace: si tratta di un diritto pieno ed immodificabile, non di una banale ossigenazione… Magari, addirittura fatta passare per una concessione. Ancor peggio quello che, a nostro avviso, è stato il punto nodale, della malcelata ansia di vendetta della von der Leyen (e della sua dante causa e, per ora, pupara Angela Merkel). Una vendetta, che viene covata contro la Lega di Salvini ed a favore dei pentastellati, che generosamente, al buio, l’avevano salvata dal precipizio politico. Che vuol dire, invero, la frase: “la solidarietà, che non è mai unilaterale”? Codesta espressione, secondo la raffinata Ursula (ben diversa, anche in questo, dalla Merkel, che sembra eternamente in divisa), dovrà essere il perno, la base delle soluzioni politiche europee del futuro. Ebbene, che vuol dire? Finora, l’Italia ha solo e quasi sempre dato. Senza alcuna bilateralità.  

Una velata minaccia?

Significa, forse, quella frase, una sorta di “chi ha dato, ha dato… chi ha avuto, ha avuto…”? Sarebbe inaccettabile, se così fosse. Oltre che, paradossalmente, configurare una traduzione dello spirito napoletano, ma sulle labbra di una tedeschina… E, per ora, in attesa di osservare e di prendere atto degli sbocchi e degli esiti, non resta che attendere. Ma con atteggiamento critico e vigile.

La cartina di tornasole

Un primo banco di prova, sull’affidabilità, sulla reale attenzione all’ascolto (ed alle esigenze italiane), sarà quello delle future nomine. Che, però, bisogna anche sperare non siano condizionate dalle lacerazioni tra Lega e 5 Stelle, dai reciproci rancori, dalle invidie, dai capricci… Un minimo di spiraglio positivo, però, è emerso, dall’incontro del 2 agosto. La von der Leyen ha fatto, invero, un cenno preciso alla crescita, ai nuovi posti di lavoro per i giovani ed alla digitalizzazione. Chiarendo che, per i richiamati aspetti, occorrerà colmare il divario tra le Nazioni europee.

Il web s’è agitato

Sia come sia, non ne parliamo proprio, dei commenti di chi conta davvero (i cittadini italiani), sul web. Succo: sfiducia… incondizionata nella von der Leyen e critiche pungenti alla conflittualità inter-governativa. Alla resa dei conti, c’è da chiedersi se la lezione dell’elezione, quasi per miracolo, della von der Leyen sia stata utile, recepita, metabolizzata come tale, con le utili indicazioni (di umiltà e di sano realismo) che ne conseguono. Sarebbe nefasto, viceversa, se, una volta superato lo scoglio, si rinsaldasse l’insano convincimento che un alleato, sia pure all’ultimo momento, lo si trova sempre. Non sarebbe per nulla, però, una visione strategica. E sarebbe destinata, un’impostazione illusoria del genere, a pagare il fio dell’onda sovranista e populista. Quella che, finora, non  è riuscita a prevalere. Ma che, guarda caso, si alimenta proprio delle reazioni emotive, psicologiche, alle manifestazioni di prepotenza, di arroganza, di ottusità. Con l’aggiunta di una qualificazione (“europeistica”), che, piaccia o non piaccia, è sempre di più mal sopportata ed, anzi, invisa.

 

La ventiseiesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 8 agosto.