“Chiacchiere e nuvole” – Puntata n. 20 – Verso le regionali campane 2020 (dodicesima parte): Chi può vincere la sfida?

Nella precedente tappa di questa marcia di avvicinamento alle elezioni regionali campane 2020, abbiamo segnalato alcuni requisiti, che riteniamo particolarmente significativi e, nel contempo, giudichiamo presupposti fondamentali, se non decisivi, per avere chances di successo. Li riepilogheremo, di seguito, in estrema sintesi: volto nuovo; mai indagini giudiziarie a carico (eccettuate, ovviamente, quelle con esito rassicurante per gli elettori); età giovanile o, almeno, energia convincente; appeal politico; coraggio, determinazione, schiettezza; nessuna precedente fuga dalle responsabilità istituzionali. Summa: aspetto e carisma da leader vero.

Il dato di partenza: l’età

C’è un dato che, per un malinteso rispetto umano, o per una non meno ambigua privacy (oggi, poi, che tutto è disponibile – basta un clic – sul web,,,), non viene quasi mai segnalato, nei commenti in argomento: l’età. Il prospetto, che segue, è estremamente chiarificatore. Governatori attuali (l’età è computata ad oggi) – Trentenni: Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia, 38 anni). Quarantenni: Alberto Cirio (Piemonte, 46); Christian Solinas (Sardegna, 42); Arno Kompatscher (Trentino Alto Adige, 48). Cinquantenni: Marco Marsilio (Abruzzo, 51); Stefano Bonaccini (Emilia Romagna, 52); Nicola Zingaretti (Lazio, 53); Giovanni Toti (Liguria, 50);  Luca Ceriscioli (Marche, 53); Michele Emiliano (Puglia, 59: il 23 luglio prossimo ne compirà sessanta); Katiuscia Marini (Umbria, 51); Luca Zaia (Veneto, 51). Sessantenni: Vito Bardi (Basilicata, 67); Gerardo Mario Oliverio (Calabria, 66); Attilio Fontana (Lombardia, 67); Donato Toma (Molise, 61); Sebastiano Musumeci (Sicilia, 64); Enrico Rossi (Toscana, 60); Antonio Fosson (Valle d’Aosta, 67). Settantenni: Vincenzo De Luca (Campania, 70). Come si vede, l’unico settantenne (età già compiuta da mesi) è Vicienzo. Con l’aggravante che è in attività di servizio dal 1990, all’epoca come vice sindaco di Salerno. Nel 2020, all’atto delle elezioni regionali, maturerà il suo trentesimo anno consecutivo da amministratore pubblico. Dunque, è tutto, meno che una faccia nuova. Un handicap non da poco.

Il declino di Salerno

Su De Luca pesa, altresì, il declino di Salerno, certificato nelle cinque puntate dedicate a questo argomento, che, al di là delle strombazzanti dichiarazioni pubbliche, inquieta ed agita ’o governatore (le prime cinque di Chiacchiere e nuvole). Chi ne avesse la curiosità, può, per l’appunto, consultare quelle tornate di questa serie, intitolate, per l’appunto, alla preoccupante de-vivibilità della città della Scuola Medica Salernitana. Una città ridotta molto, ma molto male. E Vicienzo non può sottrarsi all’impietosa critica, sostenendo che non è più lui, il sindaco di Salerno. Non gli crederebbe, né sarebbe disposto a dargli credito, proprio nessuno. Anzi, sarebbe peggio: avrebbe tutti i crismi di quella maliziosa fuga dalle responsabilità, alla quale abbiamo già fatto riferimento, come fattore ultra-negativo, nella valutazione popolare. Nessuno ha, invero, dimenticato le immagini dell’arch. Vincenzo Napoli silente, ovvero, al massimo, timidamente bisbigliante e balbettante, al fianco di un De Luca straripante ed esuberante, in qualsiasi inaugurazione, taglio di nastro, cerimonia pubblica, a Salerno…

Il dato anagrafico

Non meno rilevante è il dato relativo alla popolazione, ossia al bacino elettorale. Che, a Napoli e provincia metropolitana, come abbiamo già sottolineato nelle precedenti puntate, è poco meno del triplo, rispetto a quello di Salerno e provincia. Senza contare che è ormai tramontato, o prossimo all’occaso, il consenso bulgaro, sul quale De Luca poteva fare affidamento, quantomeno nella città capoluogo della sua provincia. Anche (se non soprattutto) in ragione dell’indigesta forzatura dei due eredi (Piero e Roberto), ai quali De Luca, un tantino (e anche più) insensibile ai tempi e, per una volta (ragioni familiari…) incapace di annusare il vento, ha pubblicamente dichiarato e dimostrato il proprio sfacciato e smodato appoggio e sostegno. Anche nel turbinio del ciclone Fanpage, che investì il suo rampollo n. 2, Roberto.

Un De Luca contro l’evoluzione dei tempi

È un aspetto, questo, ancor più irritante, in una contingenza storica di cotale criticità, qual è quella attuale. Una pagina, quella di Fanpage su Roberto De Luca, che, per inciso, procurò problemi non da poco ad un imbarazzatissimo Franco Roberti, elegantemente rampognato, in diretta televisiva (a Bersaglio mobile di Enrico Mentana, su La 7), da un glaciale, a ben giusta ragione spietato Piercamillo Davigo. In ogni caso, al mero dato anagrafico va sommato, come ulteriore punto a sfavore, il cennato periodo di attività amministrativa già svolta. Non è più il tempo, invero, dei sultani, o dei faraoni. Anzi, figure del genere vengono viste con dichiarata antipatia. Che lievita sempre di più, avvicinando l’Italia (finalmente: ce n’è voluto, di tempo!) alle Nazioni più civili ed evolute.

I riflessi ed i rinculi della politica nazionale ed europea

Ma sulle regionali 2020 inciderà, non c’è dubbio alcuno, anche la tempesta, che sembra incombere sulla politica nazionale. Della quale s’è registrata, al sismografo, l’ultima, violenza scossa, all’Unione Europea. I quattordici suffragi grillini, tutti, compatti, coesi, all’unanimità, come un sol voto, quelli che hanno graziato Ursula von der Leyen, potrebbero determinare quello smottamento, quello stravolgimento, quella rivoluzione, che nessun altro atto, o evento, o opzione ideologica, era riuscito, finora, a provocare. Troppo bruciante, invero, la scudisciata alla Lega di Salvini, che, con coerenza, ha votato dall’altra parte, per la presidenza della commissione europea. Noi, nel nostro piccolo, siamo convintissimi che Matteo Salvini abbia inghiottito tutto quello che gli era possibile ed abbia ingoiato (spesso, anche strumentalmente, per finalità più alte e importanti) tanti rospi.

Salvini, con tutta la real-politik, non la farà passare liscia

Ma, quanto alla von der Leyen, non ci passerà su. Per due motivi fondamentali: Di Maio gli ha, in un sol colpo (a tradimento) rifilato due fregature, troppo indigeribili: ha evitato alla Merkel la prima, ciclopica figuraccia, di una sua pupilla mandata a gambe all’aria, in tutta la sua eleganza di fräulein raffinata (ovviamente, la von der Leyen), ridimensionando definitivamente e crudamente la leadership di una Merkel, da tempo in crisi profonda. Inoltre, ha sottratto (sono elevatissime le probabilità in tal senso) la poltrona in Europa da sotto le natiche di Giancarlo Giorgetti, che avrebbe configurato, incarnandolo, il primo, significativo successo della politica europea della Lega. Ma c’è anche di più. E di peggio (o meglio, a seconda dei gusti e delle propensioni). La trappola von der Leyen, la sorpresissima dei quattordici voti a 5 Stelle, in stile contiano (sorriso sulle labbra e stilettata alla schiena ai leghisti, che vincevano troppo), ovvero a mo’ del presidente del consiglio dei ministri eternamente sull’orlo del precipizio, puzza di zolfo da lontano un miglio. Nel senso che debba essere, semplicemente, sommato all’elezione di David Sassoli, anch’essa con il sostegno pentastellato (Di Maio s’è assicurata la vice presidenza, assegnata al grillino Massimo Castaldo, sgambettando la leghista Mara Bizzotto), per fare un banale due più due fa quattro. Ossia: un sottile, ma incessante, filo di avvicinamento di Luigi Di Maio ai piddini, ora che Matteo Renzi è stato rottamato. Con Sergio Mattarella che si frega le mani per la gioia di una remuntada che sembrava impensabile. Con il capo-corrente di Sassoli (il barbuto Franceschini) che sprizza gioia da tutti i pori. Ed i grillini, mortificati da troppe sconfitte, per mano della Lega e sempre più insofferenti.   

Concludiamo, per non… impazzire

Per evitare di far impazzire, se non il cervello, almeno la maionese dell’insalata, non a caso, russa, ci fermiamo qui. Non prima, però, di azzardare un’ipotesi di quadro globale. Dunque, i grillini si alleano ai piddini. Renzi rosica. Berlusconi si sentirà spiazzato. Con lui, la Carfagna. Salvini si sposerà con Giorgia Meloni ed i Fratelli d’Italia, finalmente contenti, entrambi gli schieramenti ed i rispettivi popoli, di una linea politica coerente, liscia e fluida come l’olio. Sovranisti con. In Campania, molto verosimilmente, ne farebbe le spese Enzo De Luca. Avversato ed, anzi, odiato, con tutte le loro forze, dai grillini. Fantasie? Non diremmo. Un’ultima previsione: Di Maio pagherà a caro prezzo, con un voltastomaco del suo ex elettorato, il voltafaccia del sostegno alla regale von der Leyen. Una sorta di connubio tra sanculotti (sia pure con il leader incravattato) e Maria Antonietta. E già: ma il popolo grillino, berrà fino in fondo l’amaro calice? Certo, ci rendiamo conto che, se tutto ciò si verificasse, anche i nostri precedenti commenti e le nostre sofferte previsioni perderebbero corpo e sostanza. Ma è colpa nostra, se la politica italiana ci riserva tali profonde, imprevedibili sorprese? E se la von der Leyen è destinata ad assurgere a simbolo di una nuova era politica?

 

La ventunesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, domenica 21 luglio.