Stiamo per giungere alla conclusione della nostra cavalcata sui potenziali candidati a governatore della Campania. Il 2020 che sembra lontanissimo, ma che, in realtà, potrebbe essere sospinto, al di fuori del raggio d’ordinaria ed immediata osservazione, soltanto da eventuali elezioni politiche anticipate (peraltro, sempre meno probabili), Questa tappa n. 17 del nostro tour riguarderà le ali destre estreme, a seguire quelle mancine, esaminate nella precedente tornata. Come si era soliti pontificare decenni or sono, gli estremi si toccano. In quest’affermazione c’è non solo un fondo di verità, ma anche un’innegabile sostanza.
Le analogie
Si rilevano, infatti, analogie significative. La prima: la conflittualità interna, tra le ali estreme, di destra o di sinistra che siano. Una guerra, obiettivamente, tra poveri, vista l’esiguità dei consensi. Certo, sarebbe, in linea ideale, decisamente preferibile, per loro, che codeste forze deboli si coalizzassero tra loro. Ma, a destra come a mancina, è pura utopia… L’altra analogia, che avrà anche stufato chi ci segue, è la consueta, cronica carenza di leader trainanti. D’altronde, se ci fossero stati, i leader veri e riconosciuti, gli esiti elettorali sarebbero risultati ben più pingui e cospicui. E l’effetto aggregativo sarebbe stato conseguenziale. Senza alcun bisogno di analisi o di disamine, che l’auspicassero.
La nostalgia del passato ed il “fuori tempo” della destra estrema
La tartaruga “frecciata” neo fascista, per Casa Pound, la cui denominazione si richiama al poeta americano Ezra Pound (ma è un accostamento contestato). La bandiera rosso-nera, per Forza Nuova, il movimento dall’anima ultra cattolica. Forza Nuova, che configura il movimento rappresentativo degli ultrà del cattolicesimo (una contraddizione in termini, se si va bene a guardare), è stata fondata nel 1997 da Roberto Fiore.
Forza Nuova s’è radicata nelle periferie, preferibilmente delle Metropoli: ossia, le aree non frequentate dai radical chic, o dai progressisti da salotto, che le ripugnano e le scansano, consapevoli di esserne, letteralmente, schifati. Un’opzione di ben studiata strategia, quella del movimento di Roberto Fiore, per alimentare le ronde notturne e per vellicare la sensibilità più immediatamente reattive delle fasce abbandonate e disagiate della popolazione italiana. Casa Pound è, nella sostanza, un nipotino di Forza Nuova. Fondato nel 2003 da Gianluca Iannone, in pochi anni ha inaugurato centodieci sedi ed ha raccolto ventimila adesioni formali, con un significativo sfondamento nelle università e nelle scuole. Una differenza, rispetto a Forza Nuova, è il carattere, tendenzialmente laico, del movimento.
In sintesi: Casa Pound (che ha, in un determinato periodo e, forse, per certi aspetti non apertamente dichiarabili, ancora oggi, ammaliato e suggestionato anche Matteo Salvini) rappresenta una forma di accattivante evoluzione, in chiave moderna, del cameratismo. In sostanza, è il fascismo del Terzo millennio. Un nuovo fascismo, che ripudia il cosiddetto folklore nero. Tanto che Di Stefano, leader di Casa Pound, è arrivato addirittura a condannare il famigerato blitz di Forza Nuova nella redazione di Repubblica, alla fine del 2017.
Il boom a Lucca
Una sorprendente esplosione di consensi s’è registrata nel 2017 a Lucca, in piena, antica e tradizionale zona rossa, che più rossa non si poteva… Rossa, che sembrava destinata a non scolorire mai. Ed, invece, l’8% dei voti ed un consigliere comunale eletto, Fabio Barsanti. Nel 2016, Casa Pound riuscì a portare, al consiglio comunale di Bolzano, tre membri. In parlamento, però, disco rosso. Con lo 0,9% (280 mila voti), contro lo 0,3% dei forzanovisti (119 mila voti). L’elemento che ancor di più turba i due movimenti di estrema destra, in prospettiva campana, è che, a Napoli e provincia metropolitana, cioè nell’area geopolitica decisiva per le elezioni regionali del 2020, pullulano i centri sociali, ovviamente di estrema sinistra.
Analisi conclusiva
Come le ali estreme della sinistra, anche quelle della destra sono litigiose, conflittuali, “schizofreniche”, nel senso di pesantemente reattive, fra di loro. Altrimenti, varrebbe anche per loro la considerazione, già espressa per le variegate, frantumate, lacerate alette mancine… In sintesi, non è prevedibile un’affermazione della destra estrema, alle regionali campane del 2020. Anche per via della già sottolineata carenza di leader territoriali, riconosciuti, riconoscibili e capaci di forza trainante. Mancano, ormai, alla nostra lunga disamina panoramica, i due big, i due colossi, i due molossi, i due mastini. Cioè, la Lega di Matteo Salvini ed il PD del pallido Nicola Zingaretti. Ma, in Campania, deve tenersi conto di due elementi variabili, nel senso che non se ne possono prevedere gli umori, gli accostamenti, le liste civiche di sostegno, lo schieramento definitivo, se autonomo o con le bandiere del partito: Vicinienzo De Luca e (sarebbe positivissimo) un possibile, auspicabile candidato a sorpresa. Il plurivotato, alle ultime europee, Franco Roberti.
La diciottesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 11 luglio, con la decima parte dell’analisi “… verso le regionali campane 2020”.

