Anche se nono parametri non sovrapponibili, né comparabili, suscita decisamente malinconia quel dato, ormai consegnato alla storia e verosimilmente irripetibile, di forza Italia (in versione Popolo della Libertà). È quello delle elezioni politiche del 2008: per l’esattezza statistica, 13.628.865 voti, con una percentuale del 37,4. L’ultimo punto di riferimento valutativo, le comunali di Cagliari, hanno segnato, invece, nell’ambito della coalizione di centro destra, il trionfo di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, arrivata all’11,7 %. Con i rituali, lugubri cinque rintocchi di campane a morto, per il partito berlusconiano.
La sorpresa Toti…
Che ha dovuto fare i conti, proprio nei giorni scorsi, con Giovanni Toti, prontissimo a costituire un nuovo partito, prima di cedere alle lusinghe dello spompatissimo Silvio. Con una disperata, per ora vincente mossa a sorpresa, il Berlusca ha affidato a Toti ed alla Carfagna (in via solo provvisoria?) ambo le chiavi del cor di Federico, sotto forma del co-coordinamento (ma che pessimo termine…) di un partito allo sbando. Suscitando comprensibili rancori in chi ha tirato la carretta nel periodo di profonda crisi, tuttora perdurante: Mulè e Gasparri, Maria Stella Gelmini ed Anna Maria Bernini. Sia come sia, è un partito che, ormai, appare spento ed immobile, stanco e rassegnato. Senza fuochi che possano ravvivarlo e farlo risorgere. Senza personaggi nuovi, in grado di rivitalizzarlo e di rilanciarlo.
Le cinque province campane
La Campania ha cinque province. In ognuna di esse, impera qualche ras forzista. Ma da troppi anni e, soprattutto, mai sottoposto a verifiche serie, né a confronti vivificanti (o, al contrario, stroncanti), in un congresso provinciale / regionale che avesse un minimo di requisiti di credibilità ed attendibilità. La situazione più drammatica è, senza dubbio, quella di Avellino. Che si presenta come una dantesca morta gora. Alle recentissime comunali, gli azzurri si sono, non a caso, miseramente ridotti ad una percentuale da record negativo nazionale: il 4,34 %, un esito che “Chiacchiere e nuvole” non ha esitato a definire “mostruosamente negativo”.
Ad Avellino, “debolezza Italia” sconta, da epoca immemorabile, la non-guida di Cosimo Sibilia e della sua pupilla, Ines Fruncillo. Ma, ancor più, paga lo scotto dell’inesistenza dei controlli, degli stimoli del coordinamento regionale e dei capi e capetti. A Benevento, poi, Berlusconi s’è messo nelle mani di Clemente Mastella e della senatrice Sandra Lonardo, consorte del sindaco di Benevento, il sullodato Clementone. Due ex democristianoni, specialisti più in piroette partitiche, che in capacità di movimentare “acqua” da mulino e voti… Senza contare la penuria di partenza del bacino elettorale sannita, minuscolo ed irrilevante, in proiezione regionale, come s’è già sottolineato nella disamina della potenziale candidatura Mastella a governatore della Regione. Un problema in più, questo dell’insaziabile ed irriconoscente Mastella, che lascia prevedere una sempre più acuta “debolezza Italia”…
Salerno e Caserta
Davvero indecifrabile Salerno, che ha registrato una mortificante continuità di forzisti sostanzialmente pedissequi al potere deluchiano, con qualche luminosa eccezione da missione impossibile, della quale abbiamo già dato conto. Un fulgido esempio negativo, su tutti: quello di Gennaro e Salvatore Gagliano, i due fratelli, mai in opposizione a Vicienzo. Sempre, anzi, pronti a soccorrerlo, nelle (rarissime) contingenze di bisogno… A Caserta, quella che un dì fu l’armata berlusconiana paga le problematiche giudiziarie di Nick ’o ’mericano, alias Nicola Cosentino, amico di Cosimo Sibilia. Problematiche che sono emerse da tempo remotissimo. Ma che non sono state mai affrontate con serietà, con rigore, con la volontà vera di risolverle. Forse, non si poteva…
Ed eccoci a Napoli e provincia
A Napoli (tre volte più popolosa, con la provincia, rispetto alla seconda in graduatoria, che è Salerno), esaurita la spinta propulsiva di Publitalia (ma siam tornati, davvero, alla notte dei tempi…), son restati in piedi, molto per modo di dire, i Domenico De Siano (anch’egli angosciato da vicissitudini giudiziarie), i Luigi Cesaro, meglio noto come Giggino ’a purpetta. Il che è quanto dire… Senza dimenticare, ovviamente, che anche la famiglia Cesaro soffre, da qualche anno, di mal di testa da tribunale penale…
Un quadro fosco e deprimente
Nel cupo panorama forzista, emerge, ma stavolta con scarsissime potenzialità, il galantuomo Stefano Caldoro. Già governatore dal 2010 al 2015, poi sconfitto da Vincenzo De Luca, da qualche parte si fa il suo nominativo, come potenziale candidato alla presidenza regionale. Ma sarebbe una minestrina riscaldata, con tutto il dovuto rispetto all’uomo, che, riguardo e stima, li merita appieno. Soprattutto se si pon mente a due altre potenziali candidature, quella di Paolo Russo (improponibile, ad avviso di questa rubrica) e di Armando Cesaro. Che è, poi, il rampollo del sullodato Giggino. Una sorta di replay dell’infelicissima trovata deluchiana, di affidare ai suoi eredi di sangue, Piero e Roberto, il futuro, della Nazione e di Salerno, con grande sprezzo del buon senso e del bon ton, per non dire altro.
I difficili nodi: la coalizione di centro destra e la travolgente ondata della Lega salviniana
Armando Cesaro, d’altro canto, ha già parlato, come capogruppo di forza Italia al consiglio regionale della Campania. In una disperatissima mossa d’anticipo, destinata a restare una boutade, ha sparato: “Ho il massimo rispetto per tutti i partiti della coalizione ma il candidato presidente alle elezioni regionali del 2020 lo sceglieremo noi, sarà un nostro uomo, un uomo di forza Italia”. E già: ma chi sarebbe mai, codesto uomo di forza Italia? Ancora: sulla base di quale parametro, pretendere la candidatura a governatore? E poi: potrà mai, la Meloni, restare alla finestra, proprio in Campania (anche se, al momento, personaggi autorevoli non se ne vedono, in giro: dovrà dare fondo alla sua fantasia creativa, la simpaticissima, coerente e sempre più vivace Giorgia). Centrodestrra unito? Mah… Fa un tantino sorridere … Bisognerà, prima o poi (più prima, che poi), prendere atto che il centrodestra (o quel che ne resta) è, ormai, imperniato su Salvini e sulla sua Lega, con l’apporto della volenterosa, straordinaria, ammirevole Giorgia Meloni. Che, verosimilmente, promette anche qualche positiva sorpresina…
Conclusione
Un ulteriore, fondamentale handicap di forza Italia è che continua a gingillarsi con le vecchie cariatidi, con personaggi screditati (anche sotto il profilo giudiziario), dall’immagine scolorita, sbiadita, se non addirittura cupa. Probabilmente, è troppo tardi per invertire la rotta. Se lo porteranno sulla coscienza, come un macigno, tutti coloro che avrebbero potuto rettificare il tiro, indirizzare molto meglio il timone, recuperare sul piano delle figure rappresentative. Ossia, tutti quei soggettini / soggettine, che se ne sono restati in silenzio, inerti, inattivi, per troppo tempo. Contando sullo stellone di Berlusconi e sulle sue, un dì prodigiose, capacità di risalita. Un futuro pieno di nuvolaglie, sembra attendere gli azzurri. E pare, anche, un esito ineluttabile… Ingigantito ed accelerato da talune furbate, che il popolo liberale non poteva mai digerire: come il nefasto e funesto Renzusconi… Immerso nella melma torbida e puteolente delle vicissitudini recenti del suo sponsor piddino numero due: Luca Lotti. Guarda caso, anch’egli, come Nicola Cosentino, come Luigi Cesaro, come Domenico De Siano, amico dello sfortunatissimo Cosimo Sibilia…
La quattordicesima puntata di “Chiacchiere e nuvole” sarà on line, su ERREEMME NEWS.it, giovedì 27 giugno, con la sesta parte dell’analisi “… verso le regionali 2020”.

