Il Tribunale del Riesame annulla l’ordinanza di associazione mafiosa armata nei confronti di Mario Nunzio Fabbrocini, accusato di far parte del nuovo sodalizio criminale denominato clan Batti, operativo tra Terzigno, San Giuseppe Vesuviano e zone limitrofe.
Fabbrocini è quindi tornato libero. La decisione è stata presa dai Giudici del Tribunale per la libertà che ha accolto in toto le istanze dell’avvocato difensore, il penalista Angelo Bianco, che ha cercato di “smontare”, tutte le accuse a carico del suo assistito.
Fabbrocini è il primo ad uscire dal carcere. Nei prossimi giorni, infatti, saranno valutate le altre posizioni.
Le indagini, che giusto un mese fa avevano portato all’arresto di undici persone, hanno preso spunto dai tentati omicidi di Luigi Avino (avvenuto a Terzigno il 28 aprile 2013) e proprio di Mario Nunzio Fabbrocini (avvenuto a San Giuseppe Vesuviano il 27 settembre 2013), in un’area tradizionalmente controllata dal clan Fabbrocino, inducendo a ritenere che fosse in atto una fase di alterazione degli equilibri criminali su quel territorio.
In merito, le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia avevano rivelato che già nel 2008 i Batti erano stati autorizzati dal clan Fabbrocino a spacciare stupefacenti a San Giuseppe Vesuviano, dietro versamento di una quota di proventi allo stesso clan Fabbrocino. L’avvio delle indagini ha rivelato che la nuova compagine criminale si era nel frattempo affrancata dall’obbligo di versare una quota dei proventi delle attività di spaccio, acquisendo autonomi spazi di operatività.
Le indagini hanno consentito di individuare in Alfredo Batti il capo indiscusso dell’associazione, mentre i fratelli Luigi e Alan Cristian Batti, ai quali era stato demandato il controllo delle attività di spaccio in Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano, svolgevano una funzione di raccordo tra lo stesso Alfredo Batti e gli altri; Mario Nunzio Fabbrocini, Ferdinando Campanile e Salvatore Ambrosio erano invece referenti, portavoce ed esecutori delle singole azioni criminose.

