Spari durante la cerimonia: chiesti 8 anni di carcere per Luigi Manzi. Al termine di un’udienza fiume il pm del Tribunale di Torre Annunziata ha avanzato la richiesta di condanna per il pregiudicato dei Gallo-Limelli-Vangone, accusato di aver sparato al Blue Marlin Club di Boscotrecase la sera del 18 giugno dello scorso anno.
Vittima Luigi Fiore, 46enne originario di Striano, che stava prendendo parte al banchetto di un’altra cerimonia.
Ad accusare Manzi (assistito dagli avvocati Ferdinando Striano e Massimo Autieri), è stata la stessa vittima, che non ha avuto esitazioni nel riconoscere in lui quale l’uomo che quella sera impugnò la pistola e lo colpì a una gamba.
“Io non ho nemmeno sentito gli spari quella sera – ha detto Manzi, ascoltato questa mattina in aula, al giudice Emanuela Cozzitorto -. Furono i bambini a gridare e io scappai via senza nemmeno rendermi conto di cosa stava realmente accadendo”.
Poi ancora: “Guardate bene i filmati, io ero da un’altra parte”.
Manzi ha poi raccontato di quegli attimi successivi alla sparatoria: “Scappammo via, ognuno con auto diverse. Io tornai a casa da mia madre, poi uscii con lo scooter per andare a prendere un’amica che mi stava aspettando. Soltanto quando tornai a casa, durante la notte, mi spiegarono cosa fosse accaduto”.
“Ma io a Luigi Fiore nemmeno lo conosco – ha aggiunto -. L’ho visto per la prima volta in Tribunale qui”.
E alla domanda del giudice se la vittima potesse essere un invitato della sua cerimonia, Manzi ha risposto: “Lo avrei saputo dai parenti. Teoricamente poteva essere anche così. Ma si sarebbe saputo in famiglia”.
Poi il pm ha avanzato la richiesta di condanna: 8 anni di carcere. L’udienza è stata poi rinviata alla settimana prossima per la conclusione.
Tra l’altro, la stessa vittima Luigi Fiore era finita in manette perché tornata all’ombra del Vesuvio dalla Polonia per la comunione della nipote. Su di lui pendeva un ordine di carcerazione. Da un anno e mezzo circa, il 46enne se ne stava in Polonia tranquillamente.
IL PERSONAGGIO
Manzi era stato già condannato nell’ambito dell’inchiesta “Pandora-Matrix” ed era uscito dal carcere da poco tempo. L’operazione contro la cosca di Peppe Gallo ‘o Pazzo scattò all’alba del 20 gennaio 2010 ad opera dei carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza che sgominarono l’organizzazione criminale dedita all’importazione su tutto il territorio nazionale di sostanze stupefacenti.
Droga che arrivava da Spagna e Olanda dopo dirette trattative con trafficanti colombiani per poi essere trasportata in Italia e custodita presso le ville di Santi Cosma e Damiano in provincia di Latina. Da lì la droga veniva immessa sul mercato inondando soprattutto le piazze della Campania e del Vesuviano.
I proventi ricavati dal traffico di stupefacenti venivano poi reinvestiti in attività di copertura godendo della connivenza di insospettabili. La gestione di alcune attività imprenditoriali era agevolata anche dai contatti con dirigenti deviati di istituti di credito che permettevano di ripulire il denaro.

