Elezioni, Di Maio dal palco di Pomigliano: “Parlino con M5S o difficile legislatura parta” – Il video

Luigi Di Maio parla dal palco di Pomigliano d’Arco: “In questi giorni tutti stanno provando ad avvicinarci alla destra o alla sinistra, noi non siamo né di destra né di sinistra, sono categorie superate e dobbiamo dirlo con forza perché è questo che ci ha fatto arrivare dove siamo”. “Non siamo una forza territoriale, siamo inevitabilmente proiettati al governo di questo Paese, non come altri che sono forze politiche territoriali che stanno a oltre 15 punti da noi”, ha detto Di Maio facendo chiaro riferimento alla Lega di Matteo Salvini.

“Io sentivo il bisogno di venirvi ad abbracciare subito perché qui si è fatta la storia – ha aggiunto -. Vi posso assicurare che essere qui, vedervi ringraziare e regalare anche un sorriso a chi non ce l’ha fatto, c’era chi ci insultava, e noi gli abbiamo regalato un sorriso che sfonda il 60%. Non serbiamo rancore, non è una partita di calcio”.

“Ci sono da eleggere i presidenti delle Camere, noi siamo pronti al dialogo con tutti ma dovete venire a parlare con noi perché sennò è difficile fare qualcosa in questa legislatura”, ha detto ancora Di Maio.
E folla di militanti, selfie, cori da stadio hanno accolto Luigi Di Maio ad Acerra. Il leader M5S è arrivato con un’ora di ritardo e, per l’eccessiva folla, è riuscito ad uscire dal suo pulmino – letteralmente assediato – con enorme fatica. E Di Maio ha scelto allora di salire sul predellino della sua auto lanciando un primo saluto ai residenti di Acerra, città dove il M5S ha preso il 64,7%. Nessun intervento dal palco per Di Maio ma solo una breve passerella tra la folla, con gli altri abitanti che affacciati dai balconi fotografavano la scena. Di Maio si è limitato a salutare, a ringraziare i militanti per poi tornare nel pulmino, in direzione Volla, mentre la gente lo ha salutato con “Giggino, tu sei già il nostro presidente”.

Il biografo ‘indipendente’, il parroco, il portiere, il barista, i vicini di quartiere, tutti hanno votato Di Maio, o meglio ‘Luigi’, la promessa della politica locale, il giovane uscito quasi dal nulla per diventare la “speranza” di quasi un’intera cittadinanza che ora lo attende a braccia aperte. A Pomigliano d’Arco, città in cui il leader del Movimento 5 stelle ha ancora la residenza, lo acclamano e sperano che possa divenire il prossimo presidente del Consiglio, nonostante non abbia raggiunto la maggioranza necessaria a governare.

Una speranza che sarà ribadita nella festa con Di Maio, in programma stasera a Pomigliano in piazza Giovanni Leone. Paolo Picone, giornalista 47enne, l’anno scorso pubblicò una biografia indipendente del leader M5S, ed ora annuncia, per la settimana prossima, una seconda edizione di “Di Maio chi?”, aggiornata fino al giorno delle elezioni: “E’ riuscito a convincere il popolo italiano che può essere premier, ottenendo un 33% di consensi che nemmeno Berlusconi ottenne quando ha governato l’Italia”. Don Peppino Gambardella, il parroco della chiesa di appartenenza della famiglia, e ‘supporter’ fin dai primi momenti di Di Maio, dice di aver trascorso la notte “incollato alla tv”.

“Ci sentiamo spesso – dice – l’ho potuto salutare il giorno prima della sua manifestazione al Palazzetto dello sport. Lo conosco da quando era piccino, e a lui mi lega un affetto sacerdotale, paterno. Il suo fare, il suo essere umile, lo ha fatto amare da tutti, creandogli un fascino particolare agli occhi degli elettori. Credo che possa diventare premier, la situazione è ancora tutta aperta, e lo spero con il cuore”.

Paolo De Vita, 56 anni, fa il portiere in un parco residenziale, e nel 2013, nel suo ufficio di portineria, si mise a raccogliere firme a supporto delle liste elettorali del Movimento Cinquestelle: “Quelle che portarono Di Maio in Parlamento – ricorda – io non lo conosco bene, gli ho stretto la mano e ci ho chiacchierato diverse volte. Ma non è necessario conoscerlo di persona, lui è trasparente come l’acqua. E poi parla facendosi capire da tutti, da chi ha la laurea e da chi è impegnato nella politica estera, fino all’ultimo dei cittadini che non ha avuto la fortuna di studiare e istruirsi”.