Sembrava l’inizio di una nuova era per la Nazionale italiana. Doveva essere il punto di partenza della rinascita dopo il clamoroso fallimento che ha portato gli Azzurri a mancare la qualificazione al terzo Mondiale consecutivo. Invece, a distanza di appena 16 giorni dall’insediamento, Paolo Maldini e Leonardo hanno rassegnato le dimissioni dai rispettivi incarichi di direttore tecnico e advisor della FIGC, facendo precipitare nuovamente il calcio italiano nel caos.
Alla base della rottura c’è il mancato via libera ad Andrea Pirlo come nuovo commissario tecnico. L’ex centrocampista, individuato da Maldini come profilo ideale per guidare la ricostruzione della Nazionale dopo il rifiuto di Pep Guardiola, è stato bloccato dalla FIGC a causa delle polemiche legate alla sua collaborazione commerciale con una società russa di scommesse. Da quel momento il progetto è definitivamente naufragato, spingendo Maldini e Leonardo a lasciare il proprio incarico.
Ora la Federazione si ritrova nuovamente al punto di partenza. A poco più di due mesi dall’inizio della Nations League, l’Italia è ancora senza commissario tecnico e senza una guida tecnica definita. Tra i nomi tornati in pole position figurano Roberto Mancini e Antonio Conte, mentre resta sullo sfondo anche Thiago Motta.
L’impressione è quella di un movimento che continua a navigare senza una rotta precisa. Dopo tre mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali, in molti pensavano che il calcio italiano avesse ormai toccato il punto più basso della sua storia recente. Gli ultimi eventi, però, raccontano una realtà ancora più preoccupante: l’ennesima crisi istituzionale rischia di compromettere ulteriormente la credibilità della FIGC proprio nel momento in cui sarebbe servita stabilità.
Le dimissioni lampo di due figure di prestigio come Maldini e Leonardo rappresentano infatti un segnale evidente delle difficoltà interne della Federazione. Più che il nome del prossimo allenatore, ciò che continua a preoccupare è l’assenza di un progetto condiviso e duraturo. Cambiano presidenti, dirigenti e commissari tecnici, ma le difficoltà restano sempre le stesse.
Il problema, oggi, sembra andare ben oltre la panchina della Nazionale. La sensazione è che la crisi riguardi l’intero sistema calcio italiano: dalla programmazione alla valorizzazione dei giovani, passando per le scelte dirigenziali e la capacità di costruire un progetto credibile nel lungo periodo. Fino a quando questi nodi non verranno affrontati, il rischio è che l’Italia continui a collezionare figuracce non solo sul campo, ma anche fuori, davanti agli occhi del mondo.

