Raccontare il mito di Ayrton Senna in poche righe non è mai facile. Ma il ricordo di un grande campione resta vivo nella mente e nel cuore degli appassionati di Formula 1, che hanno visto con i loro occhi le prodezze di un pilota leggendario venuto a mancare troppo prematuramente.
Senna nasce a San Paolo, in Brasile nel 1960. Dopo aver scalato le serie minori, esordisce in F1 proprio a casa sua, nel Gran Premio del Brasile, alla guida della Toleman-Hart nel 1984. La scuderia inglese non ha il medesimo prestigio della Ferrari, eppure Senna riesce ad ottenere risultati straordinari, come un secondo posto al Gran Premio di Monaco durante un nubifragio.
Ed è proprio da qui che emerge la sua più grande specialità: l’abilità nel correre su strada bagnata. Nel 1985 attira l’attenzione della Lotus, che lo vuole nel suo team. Nella scuderia britannica conquista ben sette pole position, e nel frattempo si intensifica un’accesa rivalità, quella con il pilota francese Alain Prost, ai tempi in forza alla McLaren. Una rivalità che sapeva tuttavia di rispetto reciproco; una rivalità che ricorda tanto quella tra James Hunt e Niki Lauda, fatta di una competizione sana e mai dannosa.
L’apice della sua carriera arriva nel 1988, quando Senna passa alla McLaren, divenendo compagno di squadra proprio di Prost. La rivalità però continua anche tra compagni di squadra. Nel frattempo Senna continua a trionfare e vince ben tre Mondiali di F1, nel 1988, nel 1990 e nel 1991. Il pilota brasiliano è ormai un idolo per i tifosi e gli appassionati.
L’esperienza con la McLaren termina nel 1994, quando Senna passa alla Williams. Ha ancora fame di vittorie e di Mondiali, ma il destino si mostra spietato, sebbene avesse inviato segnali precisi poco prima della sua morte.
Durante le prove libere per il Gp di San Marino, sul circuito di Imola, si verificano ben due incidenti gravi, che coinvolgono il pilota brasiliano Rubens Barrichello, gravemente ferito, e l’austriaco Roland Ratzenberg, per il quale purtroppo l’incidente si rivelerà mortale. Ciononostante, il pomeriggio del 1° maggio 1994 la gara ha inizio. Il giorno prima Senna aveva conquistato la pole position e l’intenzione di vincere è in lui fortissima.
Ma alle 14:17, all’altezza della curva del Tamburello, il piantone dello sterzo della Williams di Senna cede e il pilota impatta violentemente contro il muro ad una velocità di 211 km/h, sotto gli occhi increduli del pubblico e del suo rivale di sempre, Alain Prost — che nel frattempo aveva abbandonato la carriera di pilota per dedicarsi a quella di telecronista.
La gara è sospesa. Senna viene trasportato d’urgenza all’ospedale Maggiore di Bologna, ma le lesioni sono troppo gravi. Alle 18:40 viene constatato il decesso del pilota, a soli 34 anni, lasciando il vuoto nei cuori di chi non aveva mai smesso di sostenerlo.
Nella sua carriera Ayrton Senna ha vinto 3 Mondiali e 41 Gran Premi e ha conquistato 80 podi. Sulla sua tomba al cimitero di Morumby, affiancato da una bandiera del Brasile, un semplice epitaffio: “Nulla mi può separare dall’amore di Dio”. E ancora forte è l’amore che gli appassionati di motori nutrono nei suoi confronti. Un amore che si traduce nel ricordo di un grande campione, con la voglia ancora di affascinare ed entusiasmare, ma sottratto alla vita troppo presto.
Dario Gargiulo

