Ucciso per un parcheggio: ricostruita la vicenda relativa all’omicidio di Maurizio Cerrato – Il Video degli arresti

Questa notte i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica oplontina nei confronti di quattro uomini, gravemente indiziati dell’omicidio di Maurizio Cerrato, avvenuto il 19 aprile scorso a Torre Annunziata.

Il reato contestato è quello di omicidio in concorso, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Le indagini, condotte dai Carabinieri e coordinate dal Procuratore Nunzio Fragliasso, hanno consentito di accertare sia i motivi che la dinamica dell’omicidio e di identificarne gli autori.

In particolare, si è accertato che la figlia della vittima, alcune ore prima dell’omicidio, aveva parcheggiato la propria autovettura sulla strada pubblica, occupando uno spazio arbitrariamente occupato dalla famiglia di uno dei fermati con una sedia, che la ragazza aveva spostato per fare posto alla propria autovettura, alla quale, per ritorsione, era stata forata una ruota.

Al ritorno dal lavoro, la ragazza, avendo constatato la foratura della ruota, aveva collocato la sedia sul tetto dell’autovettura della famiglia che di fatto utilizzava il posto sul quale ella aveva parcheggiato la propria autovettura. Secondo quanto emerso dalle indagini, tale circostanza aveva dato origine ad una prima aggressione, verbale e fisica, da parte di uno dei fermati, appartenente alla famiglia, il quale aveva aggredito il padre della ragazza, intervenuto sul posto per aiutare quest’ultima a sostituire la ruota bucata, colpendolo violentemente al volto con il crick dell’auto, ferendolo.

Nel corso di questa prima aggressione, Maurizio Cerrato, nel tentativo di difendersi, aveva rotto gli occhiali del proprio aggressore ma, al termine della stessa, si era offerto di ricomprarglieli. Successivamente lo stesso soggetto, dopo essersi in un primo momento allontanato dal posto, era ritornato sul luogo dei fatti unitamente agli altri tre fermati, tra i quali un suo fratello e un altro suo familiare, che avevano immediatamente aggredito e percosso violentemente e ripetutamente Cerrato, poi accoltellato al torace da uno dei suoi aggressori, mentre gli altri lo tenevano fermo.

Per la magistratura, è fondato il motivo di ritenere che si sia trattato di una vera e propria spedizione punitiva nei confronti della vittima.

Nel corso delle indagini si sono dovute registrare, da un Iato, l’assoluta mancanza di collaborazione da parte delle persone presenti al fatto e che avevano assistito all’omicidio e, dall’altro, alcune condotte di inquinamento probatorio, quali l’occultamento dell’arma del delitto, la predisposizione di un alibi fittizio da parte di uno dei fermati e il tentativo di lavare, subito dopo il fatto, gli indumenti indossati da un altro dei fermati, rinvenuti già nella lavatrice della sua abitazione poco dopo la tragedia.