Torre Annunziata, Giorgia Meloni sulla demolizione di Palazzo Fienga: “È questa la risposta dello Stato ad ogni mafia”

Un messaggio netto, che lega simbolicamente l’abbattimento di un luogo alla volontà di affermare la presenza dello Stato. Con un post pubblicato sui social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sull’avvio della demolizione di Palazzo Fienga, a Torre Annunziata.

Nel suo intervento, la premier ha sottolineato il valore simbolico dell’operazione, evidenziando come l’abbattimento di un edificio per anni associato al potere della criminalità organizzata rappresenti un segnale concreto: i luoghi che hanno incarnato illegalità e violenza possono essere cancellati e trasformati.

Palazzo Fienga, infatti, è stato a lungo considerato la base operativa del clan Gionta, diventando nel tempo uno dei simboli più riconoscibili della presenza camorristica sul territorio oplontino. La decisione di demolirlo e restituire quell’area alla collettività assume quindi un significato che va oltre la semplice riqualificazione urbana.

Nel post, Meloni ha rimarcato proprio questo passaggio: laddove per anni si sono registrati episodi legati alla criminalità, sorgerà uno spazio pubblico destinato ai cittadini. Un cambio di prospettiva che punta a trasformare un luogo segnato dal degrado in un punto di incontro e di vita per la comunità.

L’intervento si inserisce nel più ampio percorso istituzionale che ha portato al sequestro, alla confisca e infine all’avvio delle operazioni di demolizione dell’edificio. Un iter lungo, che oggi arriva a una fase decisiva.

Le parole della presidente del Consiglio rafforzano il valore politico e simbolico della giornata: l’abbattimento di Palazzo Fienga viene presentato come una risposta concreta dello Stato alla criminalità organizzata, fondata non solo sulla repressione, ma anche sulla restituzione degli spazi alla collettività.

Con l’avvio delle ruspe, Torre Annunziata si trova così al centro di un passaggio significativo: dalla demolizione di un simbolo del potere criminale alla prospettiva di una nuova funzione pubblica, nel segno della legalità.