Oggi, 3 ottobre 2025, è in corso in tutta Italia uno sciopero generale proclamato da CGIL e USB in segno di protesta contro l’abbordaggio della Global Sumud Flotilla da parte delle forze israeliane. La mobilitazione coinvolge sia il settore pubblico che quello privato, e va ben oltre le consuete denunce: è una richiesta netta di rispetto del diritto internazionale e dei valori costituzionali, con l’obiettivo di far sentire la voce di chi ritiene che il governo italiano debba fare di più.

La scintilla che ha acceso la protesta è l’intervento della Marina israeliana contro la missione umanitaria Flotilla: decine di imbarcazioni civili, provenienti da più Paesi, tra cui l’Italia, trasportavano viveri, medicinali e volontari con lo scopo di rompere il blocco navale su Gaza. L’abbordaggio, avvenuto in acque internazionali, è stato definito da molti sindacati come un “atto di aggressione” e “violazione del diritto internazionale”.
CGIL e USB hanno denunciato il gesto, ritenendolo un’aggressione che non solo violerebbe le leggi internazionali, ma metterebbe concretamente a rischio l’incolumità di lavoratrici e lavoratori italiani imbarcati sulla Flotilla. Per questo motivo è stato deciso lo sciopero dell’intera giornata, con il motto “Blocchiamo tutto” usato come slogan.

In molte città italiane si registrano già cortei, blocchi di ferrovie, traffico interrotto e mobilitazioni spontanee. A Napoli giovani hanno occupato alcuni binari nella stazione centrale per mezz’ora, provocando ritardi nei treni. Manifestazioni in corso anche a Milano, Genova, Bologna, Firenze e altre città. È previsto che oltre cento cortei si svolgano oggi su scala nazionale.
Il Garante per gli scioperi ha dichiarato illegittimo lo sciopero in mancanza del preavviso legale, generando uno scontro tra sindacati e governo. I sindacati, tuttavia, sostengono che situazioni come quella creata dall’attacco alla Flotilla costituiscono emergenze tali da legittimare lo sciopero anche senza il rispetto del termine previsto per il preavviso, richiamando la legge n.146 del 1990.
La Flotilla Global Sumud è partita con decine di imbarcazioni da molti Paesi, con un carico umanitario destinato a Gaza. Almeno 200 volontari sono stati fermati nell’operazione israeliana, tra cui circa 40 italiani. L’abbordaggio ha suscitato proteste internazionali, condanne diplomatiche e richieste di rilascio immediato degli attivisti, oltre che di un canale umanitario libero per la popolazione della Striscia.
Questo sciopero segna un nuovo momento di mobilitazione per l’Italia: non solo una protesta contro le politiche estere e la guerra, ma anche una denuncia di presunta inazione da parte del governo sui temi umanitari e dei diritti internazionali. È una sfida che mette in gioco la coerenza politica, la sensibilità civile e la capacità delle istituzioni di rispondere alla pressione sociale.
L’Italia oggi si divide tra chi sostiene che lo sciopero sia un gesto legittimo di solidarietà, e chi parla di “strumentalizzazione” o addirittura “danno collaterale” per i cittadini. Qualunque sia il giudizio, è chiaro che la mobilitazione per la Flotilla ha acceso un dibattito profondo sulla responsabilità morale e sulla politica in rapporto alla sofferenza oltre confine.

