Rapporto “Disarmati” 2026: rapine minorili raddoppiate. Il CNDDU propone un docente di Diritto in ogni scuola

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l’attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni e del sistema educativo nazionale sui dati emersi dal rapporto “(Dis)armati – Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzato dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group ETS.

Il rapporto restituisce un quadro articolato e complesso della violenza giovanile nel nostro Paese, invitando a superare letture semplicistiche o esclusivamente securitarie del fenomeno. L’Italia continua infatti a collocarsi tra i Paesi europei con i più bassi livelli di criminalità minorile. Negli ultimi vent’anni il numero di minorenni e giovani adulti segnalati agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (USSM) è diminuito di oltre un terzo, passando da circa 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024. Anche in ambito europeo il dato italiano rimane relativamente contenuto: i minori sospettati o autori di reato sono passati da 329 ogni 100.000 abitanti nel 2014 a 363 nel 2023, confermando una delle percentuali più basse nell’area europea.

Tuttavia, accanto a questi dati complessivamente contenuti, emergono segnali di cambiamento che destano seria preoccupazione. Negli ultimi dieci anni è infatti aumentato in modo significativo il numero di adolescenti tra i 14 e i 17 anni denunciati o arrestati per alcuni reati violenti. Nel 2024 si registrano 3.968 casi di rapina, più del doppio rispetto al 2014; 4.653 casi di lesioni personali, quasi il doppio rispetto a dieci anni prima; 1.021 episodi di rissa, a fronte dei 433 registrati nel 2014; e 1.880 casi di minaccia. Parallelamente cresce anche la diffusione del porto di armi o oggetti atti a offendere tra i minorenni: i casi segnalati sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, con ulteriori incrementi registrati nel primo semestre del 2025.

Questi dati indicano con chiarezza che, pur non essendo di fronte a un’emergenza generalizzata di criminalità minorile, si sta manifestando una trasformazione nelle modalità e nelle dinamiche della violenza tra adolescenti. Il fenomeno appare spesso caratterizzato da episodi più rapidi, impulsivi e visibili, talvolta amplificati dalla dimensione digitale e dalla diffusione sui social media. Non sempre si tratta di gruppi strutturati o delle cosiddette “baby gang”: spesso le aggregazioni giovanili sono fluide e temporanee, organizzate attraverso piattaforme digitali e contesti di socialità informale.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che tali fenomeni non possano essere letti unicamente come manifestazioni di devianza individuale. Essi riflettono piuttosto una crisi più ampia delle condizioni educative e sociali in cui crescono le nuove generazioni. La violenza che emerge tra gli adolescenti appare spesso come l’espressione di un disagio sommerso, di fragilità emotive diffuse e di una crescente difficoltà nel costruire relazioni significative all’interno di contesti familiari, scolastici e comunitari sempre più frammentati.

In questo scenario assume particolare rilievo la contraddizione evidenziata dal rapporto: adolescenti che, per paura o per ricerca di riconoscimento all’interno del gruppo, si sentono costretti a “armarsi” nella vita quotidiana, mentre risultano sempre più privi di strumenti culturali, relazionali ed emotivi per affrontare il conflitto e l’incertezza del futuro. Il ricorso alla violenza può diventare così un linguaggio distorto attraverso il quale alcuni giovani tentano di affermare la propria identità o di colmare vuoti educativi e sociali sempre più evidenti.

Da un punto di vista giuridico e istituzionale, tale fenomeno interpella direttamente il principio costituzionale della tutela dell’infanzia e della gioventù sancito dall’articolo 31 della Costituzione italiana, che impone alla Repubblica di proteggere le nuove generazioni favorendo gli strumenti necessari al loro sviluppo umano, sociale e culturale. Allo stesso tempo richiama il valore educativo della pena previsto dall’articolo 27 della Costituzione, principio cardine anche del sistema di giustizia minorile italiano, storicamente orientato a finalità rieducative e di reinserimento sociale.

Il CNDDU osserva con attenzione il dibattito pubblico che negli ultimi mesi ha accompagnato l’introduzione di nuove misure normative in materia di sicurezza e giustizia minorile. Pur riconoscendo la necessità di garantire la tutela delle vittime e la sicurezza delle comunità, appare evidente che un approccio esclusivamente repressivo rischia di intervenire solo sugli effetti del problema, senza affrontarne le cause strutturali.

La questione assume anche una rilevanza economica e strategica. L’assenza di investimenti adeguati nei sistemi educativi, nei servizi di supporto psicologico, nelle politiche giovanili e nei presìdi territoriali produce costi sociali enormemente superiori nel medio e lungo periodo, alimentando circuiti di marginalità, devianza e dispersione scolastica che finiscono inevitabilmente per gravare sull’intero sistema pubblico. Investire nell’educazione, nella prevenzione e nella costruzione di comunità educanti non rappresenta quindi soltanto una scelta etica o pedagogica, ma una precisa strategia di politica economica e sociale volta a rafforzare la coesione democratica.

Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene indispensabile promuovere una nuova stagione di politiche pubbliche orientate alla prevenzione del disagio giovanile e alla promozione dei diritti umani nei contesti educativi. La scuola rappresenta uno dei principali presìdi democratici del Paese e il luogo privilegiato in cui è possibile intercettare precocemente i segnali di fragilità, costruire competenze relazionali e promuovere una cultura della legalità fondata sul rispetto della dignità umana.

In questa prospettiva appare fondamentale promuovere un potenziamento della cultura della legalità nelle scuole di ogni ordine e grado, affinché gli studenti possano comprendere in modo consapevole il valore delle regole democratiche, dei diritti fondamentali e della responsabilità civica. Parallelamente, è necessario rafforzare azioni didattiche innovative, capaci di coinvolgere attivamente gli studenti attraverso metodologie partecipative, percorsi di educazione civica esperienziale, pratiche di giustizia riparativa scolastica, educazione emotiva e digitale e progetti interdisciplinari orientati allo sviluppo di competenze di cittadinanza responsabile.

Alla luce della crescente complessità dei fenomeni sociali che coinvolgono le giovani generazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello urgente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché venga avviata una riflessione concreta sull’inserimento strutturale di un docente di Diritto in ogni istituzione scolastica, quale presidio educativo stabile per la diffusione della cultura costituzionale, della legalità democratica e dei diritti umani.

La vera sicurezza di una società non nasce soltanto dal controllo o dalla sanzione, ma dalla capacità delle istituzioni di costruire condizioni educative e sociali nelle quali i giovani possano riconoscersi come cittadini e non come soggetti ai margini. Investire nella scuola, nella conoscenza del diritto e nella formazione civica delle nuove generazioni significa investire nella stabilità democratica e nel futuro stesso della Repubblica.