Perchè le aziende emigrano a Milano? “È più facile fare impresa”

Si parla sempre di emigrazione da Napoli verso Milano, di cervelli in fuga e di classe operaia che si trasferisce nella città lombarda, considerata la Capitale Economica del paese. A scegliere Milano sono anche tanti universitari che si iscrivono alla Bocconi per il loro percorso formativo. Stessa scelta adottata anche da molti imprenditori, che pur mantenendo stabilimenti al Sud, hanno voluto investire nella città di Milano. 

Per tanti imprenditori, fare impresa a Milano è stato quasi inevitabile, pur volendo continuare ad investire a Napoli. I tempi della burocrazia ridottissimi sono la prima ragione addottata dagli imprenditori per spiegare le differenze tra Milano e il resto del Paese. Una visione d’insieme che per gli imprenditori rappresenta una condizione invidiabile per fare business. La capacità di attrarre i capitali internazionali deriva anzitutto dai servizi di una città dove per buona parte tutto funziona. 

Quattro imprenditori intervistati da Il Mattino spiegano il perchè della loro scelta e quali sono le differenze tra Napoli e Milano per chi vuole investire. 

Ambrogio Prezioso, ex presidente dell’Unione Industriali della Campania sostiene: “A Milano si dialoga sempre. C’è una visione di lungo periodo ed una capacità di fare sinergia tra pubblico e privato che altrove non esistono. Nel 2001 sono andato via da Napoli. Ho preso una parte dei miei progetti e li ho sviluppati a Milano, con la società Cittàmoderna, che ha realizzato alcune tra le più importanti ristrutturazioni di immobili storici, dal Quadrilatero della moda a Foro Buonaparte, fino ad un edificio che fu la residenza di Radetzky. A Napoli per ottenere il permesso a costruire occorrono 64 pareri.

A Milano i pareri sono disciplinati perché c’è un nuovo Piano regolatore. Milano ha sempre agito in continuità amministrativa, quali che fossero i colori politici di Comune e Regione. È una città che riesce a prendere e a spendere bene le risorse necessarie per lo sviluppo dei territori. Se Human Technopole si fa a Milano è perché gli altri non riescono a intercettare le risorse. E l’Expo è stato pensato già in funzione di quello che doveva essere dopo. La presunzione che Milano ha di potercela fare da sola, però, è sbagliata perché dovrebbe svilupparsi insieme con Genova e Torino e dare una mano agli altri territori. Lo stesso dovrebbe fare Napoli insieme con Roma per sfruttare le sue immense potenzialità. Ma qui non si fa altro che litigare”. 

Le potenzialità di sviluppo che, dalle nostre parti, restano sempre sulla carta vengono spiegate, invece, dal patron di Atitech 

Gianni Lettieri patron di Atitech, ha due società con sede a Milano. Una è Meridie, società di private equity, che è stata quotata in Borsa ed opera in tanti settori: Nel 1979 il mio avvocato mi diceva sempre che dovevamo trasferirci subito a Milano. Non l’ho mai fatto completamente ma già da qualche anno ho casa e uffici a Milano. A Napoli si perdono mediamente quattro ore al giorno, tra andata e ritorno, per andare a lavorare. È una città faticosa. A Milano ci si sposta in pochi minuti con la metro che circola ogni 4 minuti. È tutto più semplice. È l’unica vera capitale economica, che ha raggiunto i livelli della New York di venti anni fa. Sotto Meridie c’è Atitech, che è cresciuta sensibilmente e lavora per Eurowings, Ryanair ed Airfrance ed altri vettori internazionali. Un imprenditore milanese, che lavora anche a Napoli, pochi giorni fa si lamentava perché per avere l’autorizzazione alla riconversione di un opificio ha atteso un anno e mezzo. È stato comunque fortunato perché a Napoli, per avere una risposta dal Comune, ci vogliono cinque anni. A Milano, se vuoi presentare un progetto, nel giro di sessanta giorni, ti arriva la risposta”.

Diego D’Angelo, con il fratello Valerio, è titolare di Citel Group, che opera nel settore della consulenza informatica tanto a Napoli quanto a Milano. I D’Angelo si sono orientati anche verso la moda con il brand Belsire: “È la prima città in cui ho potuto pagare il biglietto della metropolitana con la carta di credito. Altrove non ci sono riuscito. Abbiamo un punto vendita in Piazza Venezia a Milano con il nostro brand di scarpe e accessori. A questo aggiungiamo le vendite online grazie alla nostra esperienza nel settore dell’informatica”.  

Anche nel settore dell’enogastronomia non mancano gli esempi di imprenditori che hanno orientato il loro business verso Milano, pur continuando a operare a Napoli.

Vincenzo Politelli, proprietario del ristorante Terrazza Calabritto, aperto a Napoli da 20 anni e a Milano da due, spiega: “Un ristorante a Milano è come partecipare alla Champions League di questo settore. La concorrenza è molto più forte. La clientela ha un target più alto. Non ci sono buche nelle strade, i servizi sono perfetti e la differenza nel costo delle materie prime è solo del 10%”. 

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