Le sirene d’allarme risuonano sull’isola di Diego Garcia, ma il loro eco si estende ben oltre, arrivando simbolicamente fino all’Occidente. Il tentativo, seppur fallito, di colpire la base militare anglo-americana rappresenta infatti un segnale forte: Iran ha dimostrato di poter minacciare obiettivi fino a circa 4.000 chilometri di distanza.
Un raggio d’azione che, secondo il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir, includerebbe anche diverse capitali europee come Berlino, Parigi e Roma. Un messaggio chiaro: la capacità militare di Teheran resta significativa e il conflitto potrebbe avere ripercussioni ben oltre il Medio Oriente.
Nelle stesse ore, continuano le tensioni legate agli attacchi contro siti sensibili iraniani, tra cui l’impianto nucleare di Natanz. Le autorità di Teheran hanno denunciato raid attribuiti a Stati Uniti e Israele, precisando tuttavia che non si sono registrate fuoriuscite radioattive, come confermato anche dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
La risposta iraniana non si è fatta attendere: un missile ha colpito la città di Dimona, in Israele, causando decine di feriti, tra cui anche un bambino. L’area è nota per la presenza di un importante impianto nucleare.
Secondo le ricostruzioni, Teheran avrebbe lanciato due missili balistici a medio raggio verso Diego Garcia. Uno avrebbe avuto un malfunzionamento, mentre l’altro sarebbe stato intercettato da un sistema di difesa statunitense, evitando danni alla base, considerata strategica per la presenza di mezzi militari avanzati.
L’episodio segna un’escalation significativa. Solo poche settimane fa, esponenti del governo iraniano avevano indicato un limite volontario di circa 2.000 chilometri alla gittata dei propri missili. L’attacco, invece, suggerisce capacità ben superiori, alimentando preoccupazioni soprattutto in Europa.
Le tensioni restano altissime anche nello stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico globale. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver indebolito le capacità iraniane di minacciare l’area, colpendo strutture militari e sistemi radar.
Nel frattempo, la comunità internazionale continua a chiedere una de-escalation, mentre il conflitto entra nella sua quarta settimana. Nonostante alcuni segnali di possibile apertura diplomatica, la situazione resta estremamente fragile e in continua evoluzione.

