L’Italia blocca esportazione di 250mila dosi di vaccino AstraZeneca destinate all’Australia

L’Italia è il primo Paese europeo a bloccare l’export extra-Ue di un vaccino prodotto nell’Unione. La decisione è stata notificata venerdì scorso da Roma a Bruxelles e la Commissione europea non si è opposta. Si tratterebbe di 250mila dosi di AstraZeneca infialate nello stabilimento di Anagni che lavora per la casa farmaceutica anglo-svedese, e che erano destinate all’Australia.

Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha invocato l’intervento della Commissione Europea per rivedere la decisione, affermando però di poter comprendere le ragioni dell’Italia: “In Italia le persone muoiono al ritmo di 300 al giorno. E quindi posso certamente capire l’alto livello di ansia che esiste in Italia e in molti Paesi in tutta Europa”.

Il lotto sequestrato dovrebbe essere redistribuito all’interno della Ue. La scelta di Roma è legittima ai sensi del Meccanismo di controllo dell’export lanciato dalla Commissione europea lo scorso 30 gennaio. Ma è la prima volta che viene attivato da uno stato membro.

Il Meccanismo sull’export è stato introdotto proprio per evitare che dosi di vaccino da contratto destinate ai paesi dell’Unione vengano rivendute ad altre nazioni ed esportate al di fuori del continente. Giovedì scorso, al video-summit dei capi di Stato e di governo dell’UE, Mario Draghi aveva chiesto di applicare il Meccanismo con maggiore severità, per obbligare le case farmaceutiche (Pfizer-BioNtech, Moderna, AstraZeneca, Sanofi, Johnson & Johnson, CureVac) a rispettare le consegne previste dai contratti con l’UE.

Finora, secondo gli ultimi dati della Commissione europea, sono state autorizzate 174 richieste di esportazione verso 30 Paesi extra-Ue, e solo una è stata rifiutata.

Sebastiano Santoro