Giuseppe Perugino, da campione di pugilato a giovane allenatore di successo

Lo sport è passione, e molte delle volte è un fatto di famiglia. Il pugilato è tra gli sport più praticati, sono tanti infatti gli uomini e le donne che amano questa disciplina. 

Quando si parla di pugilato non si può non parlare di una famiglia che di questo sport ne a fatto uno stile di vita, scrivendone la storia. Quella che lega la famiglia Perugino al pugilato è una storia fatta di dolori e di successi. Oggi a rappresentare quel nome così importante per il mondo del pugilato c’è Giuseppe Perugino, figlio del campione Prisco, scomparso prematuramente. 

Dagli anni ’70 a oggi a San Prisco la “TIFATA BOXE” è un’istituzione, ed è anche grazie al team Perugino che questa nobile arte è arrivata in tutto il mondo. Giuseppe, attualmente dipendente al Ministero degli Interni, ha seguito le orme del suo papà, sotto l’occhio vigile del nonno Giuseppe e dello zio Antonio. 

La boxe è da molti vista come la disciplina che più di altre ti forma, e che aiuta i giovani a non intraprendere strade “difficili” offrendo loro la possibilità di realizzare un sogno e diventare con grandi sacrifici dei campioni.

Ho intervistato Giuseppe Perugino e con lui ho parlato di sport, pugilato, di campioni e della situazione attuale vissuta dalle palestre in Italia ai tempi del Covid. 

Giuseppe come sta vivendo la vostra palestra l’emergenza Covid?

“Fortunatamente la Federazione Pugilistica Italiana ci ha permesso di poter lavorare e far allenare soprattutto i nostri atleti che devono partecipare a gare importanti. Sicuramente il mondo delle palestre sta attraversando un momento difficile. Credo che il problema si può risolvere solo quando tutti si saranno vaccinati. È brutto vedere altre palestre che non possono operare. Noi abbiamo adottato il protocollo di sicurezza, fortunatamente non abbiamo avuto nessun caso. Lo sport da benessere alle persone”.

Se il mondo delle palestre avesse fatto più rumore come i ristoratori qualcosa sarebbe cambiato?

“Personalmente non credo nelle manifestazioni. Le decisioni in un momento così difficile devono essere prese dal Governo e dal Comitato Tecnico Scientifico. Con questo non dico che non facciano bene a manifestare”. 

In merito alle prossime Olimpiadi, credi sia giusto farle? 

“È l’evento più importante per lo sport e per ogni atleta. Le Olimpiadi si devono fare, è un evento mondiale. Deve essere l’evento della ripartenza. Gli atleti si preparano per diversi anni ed è giusto che si svolgano ovviamente in piena sicurezza. Sarebbe grave per un atleta star fermo per così tanto tempo e non poter partecipare falla manifestazione più importante nella storia dello sport”. 

L’Italia ha corso il rischio di non partecipare come nazione cosa ne pensi?

“L’Italia deve essere rappresentata come nazione e portare il tritolare in alto. Credo sia stata una giusta decisione presa dal Governo di garantire la partecipazione al team italiano alle Olimpiadi”. 

Nella vostra palestra c’è un talento che regala grandi soddisfazioni: Sirine Charaabi, neo campionessa italiana agli assoluti nella categoria 57 kg. Quanta emozione c’è dietro un successo di un’allievo? 

“Sirine è cresciuta nella nostra palestra, finalmente dopo tanti anni è arrivata questa medaglia d’Oro. Già nel 2017, quando partecipai anche io, ma a causa di una ferita uscii fuori, ero candidato a vincere il titolo dopo averlo vinto nel 2014 e nel 2015, Sirine vinse la medaglia di Bronzo. L’anno dopo quella d’Argento. Finalmente oggi porta al collo quella d’Oro. L’emozione in prima persona l’ha vissuta mio nonno Giuseppe, a lui va il merito di aver forgiato questa bravissima atleta. Io e mio zio Antonio abbiamo solo aiutato, siamo stati dietro le quinte di questo successo che è motivo di orgoglio per tutta la nostra palestra”. 

Che effetto fa portare un cognome così importante per il pugilato? 

“Non ho mai sentito il peso di questo cognome. Ho sempre cercato di fare più di chi mi ha preceduto. La mia carriera da atleta ora si è fermata e ho intrapreso quella di allenatore. Il mio cognome è sempre stato motivo di orgoglio e stimolo quando salivo sul ring e lo è ancora tutt’oggi come allenatore”. 

Qual è il tuo sogno da allenatore?

“Perchè no, diventare CT della Nazionale Italiana di Pugilato, quello si che sarebbe un mio sogno. Nel mio piccolo ho le mie soddisfazioni. Questo è il mio primo anno da allenatore della sezione Giovanile delle Fiamme Oro di Caserta, quest’anno abbiamo conquistato tre medaglie ai Campionati Italiani Schoolboy: un oro, un argento e un bronzo”. 

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