Don Peppe Diana, 32 anni dopo: il ricordo e l’avvio della beatificazione

Il 19 marzo resta una data simbolo per l’Italia. Oggi ricorrono 32 anni dall’uccisione di Don Giuseppe Diana, il parroco di Casal di Principe assassinato nel 1994 dalla camorra all’interno della sua chiesa, poco prima di celebrare la messa nel giorno del suo onomastico.

Un omicidio che sconvolse il Paese e che rappresentò uno spartiacque nella presa di coscienza contro il potere dei clan. Don Diana era infatti una delle voci più forti e coraggiose contro la criminalità organizzata, impegnato ogni giorno nel denunciare l’illegalità e nel promuovere una cultura della giustizia e della responsabilità.

Il suo messaggio è rimasto impresso soprattutto nel documento “Per amore del mio popolo non tacerò”, un appello diretto alla comunità affinché si ribellasse alla violenza e all’oppressione della camorra. Parole che, ancora oggi, risuonano con forza e attualità.

A distanza di 32 anni, il ricordo di don Peppe Diana continua a vivere attraverso iniziative, commemorazioni e percorsi educativi, soprattutto tra i più giovani. La sua figura è diventata un simbolo di resistenza civile, un esempio concreto di come sia possibile opporsi al sistema criminale anche nei contesti più difficili.

Negli ultimi anni, inoltre, è stato avviato anche l’iter per la sua beatificazione, segno di un riconoscimento sempre più ampio del valore spirituale e umano della sua testimonianza.

Il 19 marzo non è solo una giornata di memoria, ma un’occasione per rinnovare un impegno collettivo: quello di non restare in silenzio di fronte all’ingiustizia, seguendo l’esempio di chi ha scelto di stare dalla parte giusta, fino alle estreme conseguenze.