Concerto Ultimo, scritta la storia a Tor Vergata: tuttavia non sono mancati i disagi

Il concerto-evento di Ultimo a Tor Vergata, che ha richiamato circa 250mila spettatori, ha rappresentato un momento storico per la musica italiana. Accanto all’entusiasmo di migliaia di fan, però, non sono mancate le polemiche. Tra queste c’è quella di uno spettatore presente nel settore PIT 3, che ha raccontato la propria esperienza, puntando il dito contro l’organizzazione dell’evento e annunciando di valutare un’azione nei confronti dell’organizzatore. Di seguito l’intervista integrale.

Partiamo dall’inizio. Stasera eri a Tor Vergata per il concerto di Ultimo nel settore PIT 3. Che atmosfera hai trovato e com’è andata la serata?

“Guarda, premetto una cosa fondamentale: la musica di Niccolò mi emoziona ogni volta e le aspettative erano altissime. Dal punto di vista della logistica iniziale e dell’arrivo all’area, l’organizzazione sembrava aver retto bene. La vera e propria doccia fredda, però, è arrivata una volta entrati nel settore PIT 3. Lì la delusione è stata totale: un concerto organizzato malissimo per le migliaia di persone che, come me, hanno pagato centinaia di euro ciascuna per quel posizionamento”.

Quali sono stati i problemi principali legati alla visibilità dello spettacolo? Dal PIT 3 non si riusciva proprio a seguire il concerto?

“Assolutamente no, eravamo lontanissimi e non si vedeva nulla. La nostra visuale era completamente coperta dalle torri di rinvio e dalle strutture tecniche installate dall’organizzazione. In un mega-evento con una simile affluenza, ti aspetti che la visibilità venga garantita o quantomeno supportata. Invece, nel PIT 3 non c’era nemmeno un maxischermo dedicato. Abbiamo pagato per assistere a uno show e ci siamo ritrovati a sentire l’audio da dietro una torre, senza vedere nulla”.

Oltre alla visibilità, nel tuo commento pubblico hai sollevato forti critiche sulla gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico. Cosa è successo nello specifico?

“Questo è l’aspetto più grave e inaccettabile. La sicurezza all’interno del settore era pari a zero. Eravamo stipati all’inverosimile, uno addosso all’altro, in condizioni di evidente sovraffollamento. A causa della calca, diverse persone hanno iniziato a sentirsi male e a manifestare cedimenti. La cosa sconcertante è che la macchina dei soccorsi si è dimostrata totalmente paralizzata: i sanitari non riuscivano nemmeno a raggiungere chi stava male con le transenne bloccate e sigillate. Quando abbiamo fatto presente la gravità della situazione al personale della Croce Rossa presente sul posto, la risposta è stata un disarmante ‘che ci possiamo fare?’. Una frase che reputo gravissima per un evento di questa portata”.

Alla luce di questa esperienza, quali saranno i tuoi prossimi passi nei confronti dell’organizzazione?

“La gestione di stasera dimostra che siamo lontanissimi dagli standard qualitativi e di sicurezza a cui siamo abituati nei concerti negli stadi. Se l’obiettivo era solo fare pubblicità e statistica sulle spalle di 250.000 persone, per quanto mi riguarda è un’operazione fallimentare nel rispetto del pubblico. Non siamo numeri e stiamo valutando un’azione contro l’organizzatore per la pessima organizzazione”.