Lo chiamavano il boss “dei due mondi”: è morto in ospedale, a Parma, Mario Fabbrocino, ritenuto tra i fondatori della ‘Nuova Famiglia’ e tra i nemici più acerrimi di Raffaele Cutolo. Fabbrocino, malato da tempo, era detenuto in carcere ininterrottamente dal 14 agosto del 2005.
Stava scontando diverse condanne tra le quali una all’ergastolo per il duplice omicidio di Salvatore Batti e di Roberto Cutolo, figlio del boss Raffaele Cutolo. Originario di San Giuseppe Vesuviano, Fabbrocino era conosciuto negli ambienti criminali col soprannome di ‘o Gravunaro.
Nel 2005 si era dato alla latitanza all’indomani della scarcerazione. Il superboss aveva subito ripreso le attività malavitose sul territorio vesuviano, godendo della collaborazione dei suoi fedelissimi, i fratelli Berardo e Domenico Striano, Biagio Bifulco, Vittorio Casillo e altri esponenti di spicco del sodalizio vesuviano. Ad arrestarlo, nel 2005, gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli.
A tradirlo la ricetta al “ragù”. “Mamma, ho bisogno della ricetta per il ragù per un ospite speciale”. A parlare, è Franco Boccia, imprenditore di San Giuseppe Vesuviano che ospitava il boss nella sua villa. L’uomo, però, non sapeva di essere intercettato dalla Dia. Soltanto qualche giorno prima, la figlia dell’imprenditore, a telefono con la nonna, aveva parlato della presenza in casa di “zio Mario”, dove zio Mario non era un parente ma il boss Fabbrocino che nell’area vesuviana si usa chiamare zio a rimarcare un rapporto molto stretto.

Per gli uomini dell’Antimafia era la conferma che in quella casa si nascondesse proprio il boss. Insomma, bisognava agire in fretta, prima che fosse troppo tardi e che ‘o Gravunaro cambiasse residenza.
Quaranta uomini della Dia pronti ad intervenire, alcuni richiamati dalle località turistiche dove erano in vacanza con le rispettive famiglie. Poi, il blitz nella villa di Boccia, a poche centinaia di metri dal Commissariato di Polizia di San Giuseppe Vesuviano, la domenica del 14 agosto 2005.
Erano da poco passate le 14.30, quando gli uomini dell’Antimafia di Napoli fecero irruzione nel covo del boss. Mario Fabbrocino era in pigiama, era pronto per il riposino pomeridiano dopo il pranzo speciale “al ragù”, quando gli uomini in divisa entrarono in azione e lo arrestarono.

