Barman 37enne suicida ad Ercolano: gli effetti collaterali del Coronavirus

E’ di ieri il ritrovamento in via Gabriele D’Annunzio, ad Ercolano, del corpo di un giovane barman di trentasette anni uscito di casa due giorni prima con il suo cane senza mai avervi fatto rientro.

Le prime testimonianze narrano di uno stato di angoscia vissuto dall’uomo a causa dell’incertezza lavorativa creatasi a seguito delle misure restrittive dovute all’emergenza in corso. Tuttavia le indagini degli inquirenti sono in corso e non si può ancora stabilire l’effettiva dinamica dei fatti e se si tratti davvero di suicidio.

La vicenda suscita in ogni caso uno spunto di riflessione sulle conseguenze pratiche del prossimo ritorno alla normalità. L’applicazione delle misure restrittive che hanno “sospeso” tutte le garanzie costituzionali riconosciute al popolo sovrano in favore della garanzia sul “diritto alla salute” sono state descritte da chi le ha imposte come atto “dovuto” . Non vi erano alternative.

Il “popolo sovrano”, in ossequio al principio di rappresentatività, secondo il quale l’unico mezzo per esercitare la propria sovranità è il diritto di voto, ha rispettato e continua a rispettare, sia pure a denti stretti, le ordinanze ed i decreti che si susseguono non avendo, per legge, il potere di sindacare e contestare le decisioni dei suoi eletti.

Tuttavia, i fantasmi degli imprenditori suicidi che a partire dall’era dell’austerità del governo Monti – di lui Antonio Di Pietro disse: ‘Monti ha i suicidi sulla coscienza’ – cominciano ad apparire come segnali di un malessere cui la stessa classe politica che ha preso le decisioni che hanno coinvolto il suo popolo deve porre rimedio e per tempo.

Non sarebbe tollerabile, soprattutto in questo momento, ritrovarsi di fronte a nuovi eletti che attribuendo, come al solito, ad una classe politica precedente scelte scellerate, impongano soluzioni obbligate che farebbero, soprattutto al Sud, più morti del Coronavirus.

Francesco Lauretta