Governo, Meloni insiste su tecnici: Lega rivendica Viminale

Nulla è definito, ma, al di là del totonomi, una cosa sembra certa: nel governo di centrodestra i tecnici ci saranno e, come assicura Ignazio La Russa, “non saranno in maniera preponderante”, ma presenti quanto basta. Con buona pace di Matteo Salvini che pure oggi al ‘Federale’ è tornato a chiedere un “governo tutto politico”, rivendicando per sé il Viminale. Giancarlo Giorgetti mette in chiaro la priorità della Lega: “Salvini è il candidato naturale al Viminale”.

Secondo gli ultimi rumors, i tecnici potrebbero occupare quelle che da sempre sono considerate le caselle strategiche del risiko ministeriale e dovranno avere il via libera finale del Colle.

Innanzitutto l’Economia e il Viminale: se per via XX settembre in pole resta Domenico Siniscalco, per gli Interni sembra ormai assodato che ci vada un prefetto (sono in corsa Matteo Piantedosi e Giuseppe Pecoraro). Quanto agli Esteri e alla Difesa, raccontano che Giorgia Meloni voglia tenerli ‘per sé’ e affidarli a figure di alto profilo, di natura tecnica appunto, a lei gradite. Per la Farnesina ci sarebbe sempre in ballo Elisabetta Belloni, anche se questo ‘spostamento’ potrebbe comportare una serie di avvicendamenti all’interno dei Servizi segreti non di poco conto.

Se pure alla Difesa dovesse prevalere una scelta non politica, si porrebbe il problema della ‘sistemazione’ del presidente del Copasir Adolfo Urso considerato tra i favoriti. Nel gioco delle compensazioni ci sarebbe in ballo l’ipotesi del doppio vicepremierato. Tutto è legato anche alla elezioni dei vertici del Parlamento. Nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio il nome forte è uno solo: quello del senatore Giovanbattista Fazzolari, fedelissimo di Giorgia, che potrebbe assumere la delega per i Servizi segreti, considerato, in realtà, il classico jolly spendibile per qualsiasi ruolo apicale.

Dalla Lega, che oggi ha riunito a Roma il Consiglio federale per ribadire che il nascente governo deve essere “politico” perché è “finita la stagione dei tecnici”, si leva di nuovo la richiesta del Viminale per Salvini. Incassato il nuovo via libera dai suoi (“ha fatto già bene agli Interni, ci deve tornare”, è il refrain), il numero uno di via Bellerio esce dagli uffici della Camera con gli appunti raccolti nella riunione.

Come tradizione, il rebus dei ministri, dunque, si risolverà solo quando saranno eletti i vertici del Parlamento. Per la guida di palazzo Madama nelle ultime ore è tornato a circolare con insistenza il nome di Ignazio La Russa, uno dei fondatori di Fdi e vicepresidente uscente. Del resto, fanno notare, ci sono già dei ‘precedenti’ che giocano a favore di La Russa: con Berlusconi premier la seconda carica dello Stato è rimasta al centrodestra ben due volte: con Marcello Pera nel 2001 e Renato Schifani nel 2008.

Fonte AdnKronos.com