Papa Francesco viaggerà in Iraq il prossimo venerdì 5 marzo. Sarà il primo viaggio apostolico in un Paese a maggioranza sciita, che ha vissuto quattro conflitti negli ultimi quattro decenni, ma anche il primo dell’era pandemica, dopo 15 mesi di fermo. Può così considerarsi, a ragione, un viaggio storico.
Con la sua trentatreesima visita apostolica, Papa Francesco avvera un sogno che molti predecessori hanno coltivato ma mai realizzato, quello di calcare le terre del patriarca Abramo, là dove fu scritta parte della Bibbia e dove il popolo della Promessa soffrì l’esilio babilonese.
È, dunque, ad Abramo che bisogna guardare per capire le coordinate profonde di questo viaggio nell’antica Mesopotamia. Dai cristiani, dagli ebrei e dai musulmani Abramo viene onorato con il titolo di “amico di Dio”, un appellativo che si ritrova, caso unico, nell’Antico e nel Nuovo Testamento e nel Corano.
«Il viaggio che il Papa si accinge a fare si ascrive in questa storia di pellegrinaggio e apertura al futuro nel segno di Abramo. È un gesto d’amore estremo. Un gesto d’amore verso questa terra lacerata, verso la sua gente duramente provata ora anche dalla pandemia, verso le comunità cristiane che risalgono all’età apostolica» ha spiegato il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, nella conferenza di presentazione del prossimo passaggio del Papa in Iraq.
Una palma, il Tigri e l’Eufrate e una colomba a fianco del motto “Siete tutti fratelli” tratto dal Vangelo di Matteo: è il logo utilizzato per la visita nella Terra dei due fiumi. Francesco andrà per dare conforto ai cristiani perseguitati dall’Isis e costretti a fuggire nel 2014, andrà per rivedere i loro villaggi saccheggiati e ora parzialmente ricostruiti, ma andrà anche per stringere rapporti con i musulmani sciiti e per dare coraggio alla minoranza degli yazidi.
Non sarà, quindi, un viaggio come gli altri. La visita è resa più difficile anche dalle minacce terroristiche. Tanto che, ha dichiarato Matteo Bruni, è molto probabile che il Papa userà un’auto blindata per gli spostamenti. Ma sarà un viaggio insolito, soprattutto, per la pandemia in corso. Infatti il Pontefice sarà costretto a incontrare pochissima gente, salvo a Erbil e Qaraqosh, dove, in pieno rispetto delle norme sanitarie, saranno presenti all’aperto alcune migliaia di persone. Molti dovranno accontentarsi di seguire il viaggio in tv, ma, ha riportato Bruni, per il Papa questo è comunque «un gesto di amore per quella terra, la sua gente, i cristiani». Inoltre, ha spiegato, il Papa considera importante per i fedeli anche solo vedere, attraverso i social e la tv, che il Pontefice è andato nella loro terra per star loro vicino e incoraggiarli.
Il viaggio comincerà venerdì 5 marzo. Secondo il programma, incontrerà subito a Baghdad le autorità civili e il corpo diplomatico nel palazzo presidenziale. Nel pomeriggio, invece, il discorso ai vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi/e. Il 6 marzo il Papa si sposterà a Najaf e Ur per la visita di cortesia al Grande Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani. È la prima volta che un Pontefice incontra un Ayatollah. Al ritorno è prevista la messa nella cattedrale di San Giuseppe a Baghdad.
Il 7 marzo, invece, il Papa si sposterà a Erbil, Mosul e Qaraqosh. A Mosul si terrà la preghiera di suffragio per le vittime della guerra, mentre a Erbil è prevista la messa allo stadio “Franso Hariri”. L’8 il rientro a Roma.
Sebastiano Santoro

