Dai dolori familiari ai successi politici: chi è Joe Biden, il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America

Joseph Robinette Biden Jr., meglio noto come Joe Biden è il 46° presidente degli Stati Uniti d’America. Nato a Scranton, il 20 novembre 1942, è stato vicepresidente degli Stati Uniti dal 2009 al 2017. Esponente della corrente moderata del Partito Democratico, prima di intraprendere l’attività politica ha conseguito il titolo di Juris Doctor e ha esercitato la professione di avvocato, prestando la propria opera come difensore d’ufficio.

A partire dal 1972 è stato eletto senatore federale in rappresentanza del Delaware per sette mandati consecutivi: Biden ricoprì ininterrottamente tale carica fino al 2009, anno in cui rassegnò le dimissioni per assumere le funzioni di vicepresidente degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Obama.

Nel 2017 fu insignito della medaglia presidenziale della libertà con lode, massima onorificenza civile del Paese.

È successivamente diventato il candidato democratico per le elezioni presidenziali del 2020, e poi presidente USA il 7 novembre 2020.

Biografia  

È nato in una modesta famiglia cattolica di origini irlandesi a Scranton, in Pennsylvania, figlio di Joseph R. Biden Sr. e di Catherine Eugenia, nata Finnegan. La nonna paterna, Robinette, discende da ugonotti francesi emigrati in Inghilterra e poi in Pennsylvania. Joseph Biden crebbe con due fratelli e due sorelle prima a Scranton e poi, dopo il suo decimo compleanno, a Claymont, nella contea di New Castle, nel Delaware, dove il padre vendeva automobili.

Laureato in scienze politiche nel 1965 all’università di Newark, si specializzò in seguito in legge, laureandosi nel 1968 a Syracuse, New York, per poi essere ammesso nell’albo degli avvocati nel 1969, attività esercitata per un breve periodo e con modesto successo.

Eletto nel consiglio della contea di New Castle dal 1970 al 1972, proprio in quell’anno Biden venne eletto senatore per il Partito Democratico in rappresentanza dello Stato del Delaware. Nel 1966 sposò Neilla Hunter, incontrata a Syracuse, dalla quale ha avuto tre figli: Joseph R. “Beau” Biden, Robert Hunter e Naomi Christina.

La sua vita è stata segnata da un dramma familiare quando aveva solo 30 anni ed era appena stato eletto senatore. Verso la fine del 1972, la moglie Neila e i tre figli sono state vittime di un terribile incidente d’auto dalla dinamica non chiara. La moglie e la figlia più piccola, Naomi Christina, di soli 13 mesi, sono rimaste uccise mentre gli altri due figli gravemente feriti.

Joe Biden crebbe da solo i due ragazzi, e poi nel 1977, incoraggiato anche da loro a rifarsi una vita affettiva, si è sposato con Jill Tracy Jacobs, dalla quale ha avuto una figlia, Ashley, nata l’8 giugno 1981. Il figlio maggiore, Beau, è stato eletto procuratore generale del Delaware nel 2006 e nel 2010, dopo aver prestato servizio come capitano in un’unità della Guardia Nazionale del Delaware e nella guerra del 2003 in Iraq.

Il 30 maggio 2015, durante il suo secondo mandato di vicepresidente, Beau Biden, candidato alla carica di governatore, morì a 46 anni per un tumore al cervello. Alla celebrazione funebre è intervenuto lo stesso presidente Obama, tenendo il discorso commemorativo. Il secondo figlio, Hunter Biden, è avvocato a Washington. La sua partecipazione, dal giugno 2014, nella directory di una delle più grandi compagnie ucraine del gas, Burisma, ha sollevato polemiche legate in particolare all’incarico del padre.  

Attività politica  

Biden è stato Senatore nel 1972 per il Partito Democratico in rappresentanza dello Stato del Delaware (risiede a Wilmington), ha conservato il suo incarico sino alla nomina alla vicepresidenza dell’Unione nel 2008.

Durante il mandato di senatore ha ricoperto numerosi importanti incarichi: dal 1987 al 1995 è stato Presidente della Commissione Giustizia del Senato federale, nel 2001 ha assunto il prestigioso incarico di Presidente della Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America ricoprendo lo stesso ruolo per ben tre volte e risultando alla sua guida in fasi cruciali per la politica estera statunitense come la risposta agli attentati dell’11 settembre 2001 e delle votazioni in Congresso sull’inizio delle ostilità contro l’Iraq di Saddam Hussein.

Dal 2007, contemporaneamente all’incarico di presidente della Commissione Esteri del Senato, Biden è stato presidente del Comitato di controllo sul narcotraffico internazionale del Congresso degli Stati Uniti d’America, incarico mantenuto fino al 2009 quando è stato nominato vicepresidente degli Stati Uniti.  

Campagne presidenziali 

Nel 1988 si è candidato alle primarie presidenziali democratiche, dichiarando d’ispirarsi al modello laburista di Neil Kinnock, ma nelle consultazioni venne sconfitto da Michael Dukakis. Nel 2004 è tentato dal candidarsi nuovamente alle primarie, ma alla fine ha rinunciato all’intento dichiarando di non essere disponibile nemmeno per fare il vice di John Kerry (per questo ruolo Biden ha suggerito al collega del Massachusetts il senatore John McCain, pur essendo quest’ultimo repubblicano).

Il 7 gennaio 2007 ha dichiarato in un’intervista televisiva di volersi presentare alle primarie del 2008 e il 30 gennaio è stato ufficialmente iscritto nell’elenco dei candidati.

Il 4 gennaio 2008, al termine del caucus dell’Iowa (primo test elettorale delle primarie) ha annunciato di volersi ritirare dalla competizione a causa dello scarso risultato ottenuto (0,93%), ma il 22 agosto Barack Obama, il candidato alle elezioni presidenziali del 2008 per il Partito Democratico, ha annunciato durante un comizio elettorale a Springfield, Ilinois, che Joe Biden sarebbe stato il suo compagno di cordata nella corsa per la presidenza.

La candidatura è stata convalidata formalmente tramite un voto per acclamazione durante la Convention Democratica di Denver svoltasi dal 25 al 28 agosto 2008. Il 4 novembre 2008 la coppia Obama-Biden ha vinto le elezioni presidenziali sconfiggendo il ticket repubblicano composto dal senatore John McCain e dalla governatrice dell’Alaska Sarah Palin.  

Vicepresidenza degli Stati Uniti (2009-2017)  

Il 20 gennaio 2009 ha giurato ufficialmente, divenendo il 47º vicepresidente degli Stati Uniti, primo cattolico a ricoprire questa carica. Nell’amministrazione Obama ha avuto un ruolo molto attivo come stretto consigliere del Presidente, per questo ebbe l’incarico di supervisionare la spesa per le infrastrutture del piano straordinario voluto da Obama per contrastare la grande recessione e di seguire tutta la politica estera degli Stati Uniti verso l’Iraq, fino al ritiro delle truppe USA nel 2011.

Nello stesso anno si è opposto alla possibilità di proseguire la missione militare che aveva portato all’uccisione di Osama Bin Laden. In virtù della sua grande esperienza nel Congresso, maturata in 36 anni di permanenza in Senato, nel marzo 2011 il presidente Obama diede al suo vice il compito di condurre i negoziati tra la Camera dei Rappresentanti a maggioranza repubblicana e la Casa Bianca per risolvere i problemi derivanti dai livelli di spesa federale, evitando così lo shutdown del governo.

Nel 2012, assieme al Presidente Obama, è stato rieletto per un secondo mandato sconfiggendo il ticket repubblicano formato da Mitt Romney e Paul Ryan giurando ufficialmente il 20 gennaio 2013 nelle mani del giudice Sonia Sotomayor. Durante il secondo mandato si è speso in diverse occasioni contro la violenza di genere contribuendo a far approvare nel 2013 la legge contro la violenza sulle donne.

Questa legge ha visto tra i suoi sviluppi la creazione della Commissione per le donne alla Casa Bianca co-presieduta dallo stesso Biden con la Consigliera Valerie Jarrett. Inoltre, nel 2014, gli è stato dedicato il planetoide sednoide 2012 VP113, distante tra le 80 e le 446 UA e ribattezzato Biden in suo onore.

Nel mese di ottobre 2015, dopo mesi di speculazioni, ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa nel Giardino delle Rose alla Casa Bianca, anche a seguito della morte prematura del figlio Beau, la sua scelta di non candidarsi per la presidenza degli Stati Uniti nel 2016, appoggiando di fatto la candidatura di Hillary Clinton nelle primarie del partito democratico.

Il 28 febbraio 2016 Biden è intervenuto all’88ª edizione dei premi Oscar pronunciando un breve discorso in merito ai crimini con violenza sessuale e introducendo l’esibizione della cantante Lady Gaga.

Il 15 maggio 2016 Biden ha ricevuto (insieme a John Boehner) la medaglia Laetare dall’Università di Notre Dame, considerata il massimo riconoscimento per i cattolici americani. Il 12 gennaio 2017 il presidente Obama ha deciso, tra gli ultimi atti della sua amministrazione, di assegnare al suo vice la Medaglia presidenziale della libertà, la massima onorificenza del Paese, definendo Biden come “un leone della storia americana e un esempio per le generazioni future”.

La medaglia è stata assegnata “con distinzione”, onore sin qui concesso solamente ad altre tre personalità: al Presidente Ronald Reagan, al Segretario di Stato Colin Powell e al pontefice Giovanni Paolo II.

La stampa ha osservato come il rapporto tra il Presidente e il suo vice è stato uno tra i più solidi che si siano registrati nella storia della Presidenza statunitense. Durante un’intervista Biden raccontò che quando fu diagnosticata la malattia al figlio Beau decise di vendere la sua casa nel Delaware per sostenere i costi molto elevati derivanti dalle cure. Venutolo a sapere, Obama chiese immediatamente di incontrarlo e si offrì di pagare interamente le cure, evitando la vendita della casa di famiglia. Durante la cerimonia di consegna della Medaglia Presidenziale della Libertà, il Presidente affermò, rivolgendosi a Biden: “Sei stato la prima scelta che ho fatto da candidato, e la migliore”.  

Dopo la Vicepresidenza   

Nel 2017 Biden è stato nominato professore all’Università della Pennsylvania, con l’intenzione di concentrarsi su politica estera, diplomazia e sicurezza nazionale. Nel frattempo guida il Penn Biden Center for Diplomacy and Global Engagement. Dopo la morte del figlio Beau nel 2015, prosegue la sua agenda di lotta al cancro fondando la Biden Cancer Initiative, basata sul programma “Cancer Moonshot” lanciato quando era alla Casa Bianca.

Da molti anni amico intimo del Senatore repubblicano John McCain, morto dello stesso tipo di cancro di suo figlio Beau, nel 2018 presenzia al suo funerale con un discorso commovente (“Mi chiamo Joe Biden. Sono un Democratico. E ho adorato John McCain”). Il 30 marzo 2017, all’inaugurazione del Penn Biden Center for Diplomacy and Global Engagement, rispondendo a uno studente che gli chiedeva quale consiglio volesse dare a Trump, Biden rispose che il Presidente avrebbe dovuto crescere e twittare meno, in modo da potersi concentrare seriamente sulle cose da fare nello Studio Ovale.

Nei mesi successivi ha criticato la strumentalizzazione delle paure da parte di Trump, ha definito “dannosa” la guerra commerciale con la Cina e ha duramente criticato la scelta del Presidente di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria, aprendo la strada all’aggressione dei turchi contro i curdi. Il 31 maggio 2017 Biden si è espresso sul cambiamento climatico definendolo “una minaccia esistenziale per il nostro futuro” e che rimanere nell’Accordo di Parigi era la scelta migliore per proteggere i nostri figli e la leadership globale americana.

Quando Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, Biden ha criticato duramente la decisione sostenendo anche che la maggioranza degli americani non era affatto d’accordo con la decisione presa dal Presidente. Nel 2017 ha fortemente criticato la proposta di riforma sanitaria dei Repubblicani, definendola “un trasferimento di fondi dalla copertura sanitaria di milioni di americani a riduzioni fiscali per i più ricchi e le grandi aziende”.

Alla bocciatura della proposta da parte del Congresso, ha esultato su Twitter ringraziando chi aveva lavorato per difendere l’assistenza sanitaria degli americani.  

La candidatura alle elezioni presidenziali del 2020  

Dopo la vicepresidenza, dal 2017 al 2019 Biden ha espresso ripetutamente la possibilità di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020 e le speculazioni sulla sua possibile candidatura si sono progressivamente moltiplicate, specialmente dopo la pubblicazione delle sue memorie in un libro (“Papà, fammi una promessa”). Nel luglio del 2018 ha detto che avrebbe espresso la sua decisione pubblicamente nel gennaio 2019, poco dopo le elezioni di mid-term del novembre 2018, ma la data venne poi posticipata. Il 25 aprile 2019, con la pubblicazione di un videomessaggio antirazzista di circa 3 minuti in cui attacca duramente il Presidente Donald Trump, Joe Biden ha annunciato ufficialmente la sua candidatura alle primarie democratiche in vista delle elezioni presidenziali del 2020.

È la terza volta che si candida dopo quelle del 1988 e del 2008. Nelle 24 ore successive all’annuncio ha raccolto 6,3 milioni di fondi per la sua campagna, battendo tutti gli altri candidati democratici delle primarie. Il 18 maggio 2019 inaugura la campagna presidenziale con il primo comizio a Philadelphia (Pennsylvania), città in cui ha scelto di aprire il quartier generale. Il campaign manager della campagna è Greg Schultz, e fra i Senior Advisor figurano Symone Sanders, Anita Dunn e Cristobal Alex. Le frasi della campagna sono “Restore the Soul of America” (“Ripristinare l’anima dell’America”) e “Our best days still lie ahead” (“I nostri migliori giorni sono ancora davanti”).  

Candidato dei Democratici alle elezioni presidenziali del 2020   

L’8 aprile 2020, con il ritiro dell’unico sfidante rimasto in corsa, il Senatore del Vermont Bernie Sanders, diviene ufficialmente il candidato democratico in pectore alle elezioni presidenziali del 3 novembre, in cui sfiderà il Presidente uscente Donald Trump. Secondo la CNN, fra le possibili scelte come candidata a Vicepresidente figurano le Senatrici ed ex candidate Kamala Harris (da tempo molto quotata), Elizabeth Warren e Amy Klobuchar.

Fra le altre, anche Stacey Abrams, la governatrice del New Mexico Michelle Lujan Grisham e la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer. Il 13 aprile, il Senatore Sanders e suo principale sfidante, annuncia il suo appoggio a Biden nella corsa presidenziale e chiede ai suoi sostenitori di supportarlo, specificando che lavorerà con lui per fare in modo che Trump sia sconfitto.

Il giorno successivo, il 14 aprile, l’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama pubblica un videomessaggio di 11 minuti in cui annuncia il suo pieno sostegno a Biden, suo ex Vicepresidente alla Casa Bianca, illustrando le sue doti e le ragioni per cui ritiene che sarà un ottimo Presidente, ringranziando Sanders per la sua correttezza e sottolineando l’importanza dell’unità dei Democratici verso la sfida di novembre.

Il 15 aprile ottiene anche il sostegno della Senatrice ed ex candidata alle primarie Elizabeth Warren. Il 28 aprile riceve l’appoggio anche dell’ex Segretario di Stato e candidata democratica alle elezioni presidenziali del 2016 Hillary Clinton. Fra i co-presidenti della campagna di Biden figurano, fra gli altri, Eric Garcetti (Sindaco di Los Angeles), Lisa Blunt Rochester, Valerie Biden Owens, Cedric Richmond e Gretchen Whitmer (Governatrice del Michigan).

Ad aprile, la campagna di Biden comunica di aver raccolto nel mese di marzo 2020 (quando non era ancora il presunto candidato democratico) 46,7 milioni di dollari da donazioni online, superando le raccolte fondi della Clinton e di Obama rispettivamente del marzo 2016 e del marzo 2012.

A maggio Biden compone, con la collaborazione di Bernie Sanders, dei gruppi di lavoro per sviluppare ulteriormente e al meglio il programma elettorale dei Democratici in vista delle elezioni presidenziali. Alla guida del gruppo per le strategie contro i cambiamenti climatici ha nominato Alexandra Ocasio-Cortez, una popolare deputata di New York che aveva appoggiato Sanders durante le primarie, ma che aveva proposto il “New Green Deal”, un piano con l’obiettivo di rendere “verde” l’economia statunitense per salvare il paese dalla minaccia del riscaldamento globale.

Malgrado i molti rinvii delle elezioni primarie negli Stati a causa della pandemia di Coronavirus, il 6 giugno 2020 Biden raggiunge la quota di 1 991 delegati, diventando il candidato in pectore del Partito per la presidenza, in attesa che questa candidatura sia sancita dalla Convention che si terrà in estate. Al termine di tutte le votazioni, conclusesi l’11 agosto, Biden ha raccolto complessivamente 19.058.015 voti, è il candidato democratico che ha totalizzato più preferenze nella storia delle primarie democratiche degli Stati Uniti.

L’11 agosto annuncia ufficialmente di aver scelto la Senatrice della California Kamala Harris come sua candidata Vicepresidente. È la prima donna nera ad essere indicata in un ticket presidenziale. Il 18 agosto, nella seconda serata della Convention Democratica (organizzata e svolta a distanza, via streaming, a causa della pandemia di Coronavirus), viene ufficialmente designato quale candidato Democratico alle elezioni presidenziali di quell’anno.

Fra gli altri, intervengono per sostenerlo l’ex First Lady Michelle Obama, il Senatore ed ex sfidante Bernie Sanders, la giovane deputata Alexandra Ocasio-Cortez, il Repubblicano ex governatore dell’Ohio e candidato alle primarie presidenziali repubblicane del 2016 John Kasich, l’ex Segretario di Stato repubblicano Colin Powell, oltre a Cindy McCain, vedova dell’ex Senatore e candidato Presidente Repubblicano del 2008 John McCain. Alla prima serata di lavori è intervenuto anche il fratello di George Floyd. Nel mese di agosto la campagna di Biden raccoglie circa 364 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record di raccolta fondi nelle elezioni statunitensi.

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