Un sistema di truffe informatiche particolarmente sofisticato, con base a Napoli ma ramificazioni in tutta Italia, è stato scoperto dalla Procura partenopea. I carabinieri hanno eseguito 16 misure cautelari tra arresti in carcere e obblighi di dimora nei confronti di persone ritenute coinvolte nell’organizzazione.
Tra gli indagati figurano anche esponenti di rilievo dello storico clan camorristico dei Mazzarella. A renderlo noto è stato il procuratore aggiunto Sergio Amato, che ha citato diversi nomi coinvolti.
Secondo quanto spiegato dal procuratore Nicola Gratteri, si tratta di un sistema criminale molto avanzato dal punto di vista tecnologico. Le vittime non erano soltanto anziani o persone poco esperte, ma anche professionisti e laureati. Tra i casi più emblematici emersi durante le indagini c’è quello di un impiegato di banca che stava per cadere nella truffa, riuscendo però a fermarsi in tempo dopo aver iniziato a nutrire dei sospetti.
Le indagini hanno permesso di ricostruire due principali modalità utilizzate per sottrarre denaro dai conti correnti. Nel primo caso i truffatori contattavano telefonicamente le vittime fingendosi operatori di banca. Durante la chiamata segnalavano presunti movimenti sospetti sul conto e chiedevano alla persona di digitare il codice PIN dopo un segnale acustico. In altre situazioni venivano inviate email con loghi bancari falsificati per convincere le vittime a comunicare i dati della carta di credito, che venivano poi utilizzati per effettuare prelievi.
Il secondo metodo sfruttava una tecnica informatica chiamata “spoofing”, che permette di far apparire la telefonata come proveniente da un numero ufficiale della banca. In questo caso i truffatori avvisavano la vittima di un presunto tentativo di svuotamento del conto da parte di un dipendente infedele e la convincevano a trasferire il denaro su un altro conto con la scusa di metterlo al sicuro.
Secondo gli investigatori il volume complessivo delle truffe accertate supera il milione di euro, ma in alcune giornate i malviventi riuscivano a sottrarre anche decine di migliaia di euro.
Un ulteriore elemento emerso dalle indagini riguarda il coinvolgimento di un esperto informatico legato al clan Licciardi, che sarebbe stato messo temporaneamente a disposizione dell’organizzazione dei Mazzarella. Gli inquirenti parlano di una collaborazione occasionale tra i due gruppi criminali.
Una delle basi operative dell’organizzazione è stata individuata nella zona orientale di Napoli. All’interno dei locali i carabinieri hanno trovato telefoni e computer utilizzati per portare avanti le truffe. L’ambiente, secondo gli investigatori, era organizzato come un vero e proprio ufficio, con orari di lavoro simili a quelli di una filiale bancaria.
L’inchiesta evidenzia ancora una volta come le organizzazioni criminali stiano adattando le proprie attività alle nuove tecnologie, sviluppando sistemi sempre più sofisticati per colpire vittime in tutta Italia.

