Torre Annunziata, 26 agosto 1984 — Oggi ricorrono i 41 anni di una delle pagine più drammatiche della storia della città. All’ora di pranzo, nei pressi del Circolo dei Pescatori sul Corso Vittorio Emanuele, un commando di quattordici uomini armati, travestiti da turisti, sarebbero giunti a bordo di un autobus rubato il 18 agosto a Scalea. Il veicolo era adibito per l’occasione con un cartello fittizio “Gita turistica”
Il gruppo avrebbe fatto fuoco alla cieca contro chiunque si trovasse nei pressi del circolo, mietendo otto morti e sette feriti.
Tra le vittime vi fu anche Francesco Fabbrizzi, un uomo di 54 anni estraneo agli ambienti criminali, padre di famiglia; tornato a casa per caso nel momento sbagliato, perse la vita. Oggi è ricordato come vittima innocente della camorra, e il Ministero dell’Interno riconosce ufficialmente il suo sacrificio.
Nei giorni successivi, le forze dell’ordine avrebbero avviato massicce indagini per ricostruire l’accaduto e frenare le fazioni coinvolte Vittime mafia.
A 41 anni di distanza, la Strage di Sant’Alessandro resta simbolo di una violenza scatenata per il potere criminale, ma anche di un dolore che ancora oggi rende necessario mantenere viva la memoria e rafforzare l’impegno verso la giustizia e il rispetto reciproco.

