Entra nel vivo il processo “Terra Santa” sulla compravendita illegale dei loculi cimiteriali a Pompei. Storia di cadaveri riesumati prima del tempo per fare posto ai defunti più “freschi”. Bastava sborsare 3mila euro e, come per magia, usciva fuori la nicchia.
Il graduato del Commissariato ha spiegato nei dettagli lo svolgersi delle indagini partendo dal contenuto di alcuni documenti che hanno tradito gli imputati.
Nello specifico, si tratta di un atto di compravendita di un loculo portato all’attenzione del Commissariato di polizia, a quei tempi sotto la guida della dottoressa Maria Rosaria Romano, da Pasquale Cascone che, per primo, denunciò il malaffare.
Cascone aveva capito che qualcosa non andava dall’intestazione presente sull’atto: Città di Pompei. Il fatto è che Pompei ha acquisito il titolo di “Città” soltanto nel 2004, mentre il documento era datato anno 2000.
Da qui la certezza che si trattava di un documento falso e l’avvio delle indagini che portarono alla scoperta degli illeciti. E l’ex sindaco, Claudio D’Alessio è protagonista del processo assieme ad altre 31 persone. L’ex primo cittadino è accusato di due episodi di indebita induzione a dare o promettere utilità. Secondo i pm, titolari dell’inchiesta, D’Alessio avrebbe favorito nell’agosto del 2013, la sepoltura di una persona a lui cara per “accrescere il suo peso in politica”.
E ieri mattina in aula, al Tribunale di Torre Annunziata, era presente lo stesso Claudio D’Alessio.

