Il 23 e 24 novembre 2025 i pugliesi saranno chiamati a votare per eleggere il nuovo Presidente della Regione e i 50 componenti del Consiglio regionale. Sono quattro i candidati alla presidenza, supportati da un totale di 13 liste: la sfida si annuncia serrata, con protagonisti sia figure politiche consolidate che volti civici.
I candidati
- Antonio Decaro (centrosinistra): europarlamentare ed ex sindaco di Bari, guida una coalizione formata da sei liste, tra cui PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e gruppi civici legati al suo nome.
- Luigi Lobuono (centrodestra): candidato sostenuto da una coalizione composta da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega con Udc, Noi Moderati e altre formazioni civiche.
- Sabino Mangano (civico): corre con la lista “Alleanza Civica per la Puglia”, puntando su un messaggio indipendente rispetto ai grandi blocchi.
- Ada Donno (civica): docente e attivista, è l’unica donna in corsa; è sostenuta dalla lista “Puglia Pacifista e Popolare” che raccoglie Partito Comunista, Potere al Popolo e altre forze.
I punti principali dei programmi
Antonio Decaro (centrosinistra)
Il suo programma punta su un rinnovamento sociale ed ecologico: lavoro, sanità, sviluppi sostenibili e rafforzamento dei servizi territoriali sono al centro del suo progetto. Vuole coinvolgere i cittadini e valorizzare la comunità pugliese, proponendo politiche per la coesione, l’ambiente e l’innovazione.
Luigi Lobuono (centrodestra)
La sua campagna è concentrata sul rilancio economico della Puglia, sul potenziamento delle infrastrutture, dei trasporti e dei servizi sanitari. Propone una giunta con una forte componente politica ma non esclude esperti tecnici, per dare concretezza alle sue idee di crescita e modernizzazione.
Sabino Mangano (civico)
La sua offerta politica è quella di un’alternativa alle coalizioni tradizionali. Vuole puntare su politiche civiche, sulla governabilità dal basso e su un modello di amministrazione che dia spazio alla società civile, alle piccole realtà locali e alle istanze dei cittadini più distanti dai partiti.
Ada Donno (civica, Puglia Pacifista e Popolare)
Il suo programma è fortemente sociale: difesa dei diritti, impegno per la giustizia, pacifismo e partecipazione. Vuole anche promuovere politiche per il lavoro giovanile, la cultura e il contrasto delle disuguaglianze, costruendo un’alternativa basata su valori di solidarietà e comunità popolare.
Scenario politico e sfide
La competizione principale sembra essere tra Decaro e Lobuono, ma la presenza di Mangano e Donno rende il quadro elettorale più aperto di quanto si potesse pensare. Il grande tema di queste regionali potrebbe essere l’astensionismo: molti candidati stanno facendo appelli al voto, consapevoli che la partecipazione sarà decisiva.
Inoltre, con 13 liste in campo, la battaglia per i seggi in Consiglio regionale sarà serrata. Il premio di maggioranza è garantito, ma non è automatico: tutto dipenderà da come saranno distribuiti i voti tra le coalizioni e le liste civiche.
Il Veneto è chiamato al voto il 23 e 24 novembre 2025 per eleggere il nuovo presidente della Regione e il Consiglio regionale. Cinque sono i candidati alla presidenza, sostenuti da varie coalizioni e liste, in una competizione che segna la fine dell’era di Luca Zaia.
I principali candidati
- Alberto Stefani (Centrodestra)
Il centrodestra punta su Stefani, deputato della Lega e segretario regionale della Lega veneta. È sostenuto da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc, Noi Moderati e Liga Veneta Repubblica. Il suo progetto mira a garantire continuità con l’amministrazione uscente, con particolare attenzione a infrastrutture, sicurezza e autonomia regionale. - Giovanni Manildo (Centrosinistra)
Avvocato di 56 anni ed ex sindaco di Treviso, è il candidato del centrosinistra. È sostenuto da Pd, M5S, Volt Europa e varie liste civiche venete. Propone un modello di governance più partecipativo e inclusivo, mettendo al centro politiche sociali, tutela dell’ambiente e rafforzamento dei servizi pubblici. - Marco Rizzo (Democrazia Sovrana Popolare)
Rizzo propone una rottura rispetto agli schieramenti tradizionali: con la sua forza politica punta a un cambiamento radicale, con un forte accento sull’autonomia locale, la difesa delle piccole imprese e un rapporto diverso tra potere regionale e cittadinanza. - Riccardo Szumski (Resistere Veneto)
Candidato civico indipendente, con la lista “Resistere Veneto”. Si presenta come voce fuori dal coro, mettendo al centro temi di giustizia sociale, diritti civili e una visione alternativa rispetto ai grandi partiti tradizionali. - Fabio Bui (Popolari per il Veneto)
Rappresenta la tradizione centrista e popolare: il suo programma prevede politiche moderate, una forte attenzione al territorio e una visione di governo sobria e pragmatica.
I temi caldi della campagna elettorale
- Autonomia e identità regionale: molti candidati rivendicano una maggiore autonomia del Veneto, riflettendo un tema storico nella politica della regione.
- Politiche sociali: il centrosinistra propone interventi per il welfare, l’istruzione e i servizi socio-sanitari; i civici puntano su un modello più partecipativo e territoriale.
- Sviluppo economico e infrastrutturale: infrastrutture, trasporti e investimenti sono al centro delle proposte del centrodestra, che mira a rafforzare l’economia veneta e la competitività industriale.
- Sostenibilità ambientale: per alcuni candidati, la sostenibilità ambientale è una priorità, con progetti che guardano alla Green Economy e alla protezione del territorio.
- Partecipazione civica: soprattutto i candidati non allineati con i grandi partiti enfatizzano l’importanza di avvicinare la politica ai cittadini, con liste civiche e processi decisionali più inclusivi.
La sfida principale appare tra Stefani e Manildo. Tuttavia, l’ingresso di Rizzo, Szumski e Bui potrebbe complicare il quadro, soprattutto nei seggi del Consiglio regionale, dove le liste civiche potrebbero giocare un ruolo decisivo.
Un’eventuale vittoria di Stefani garantirebbe una continuità politica con il passato, mentre una vittoria di Manildo segnerebbe una svolta significativa nella governance del Veneto.
Con un’offerta così diversificata, le elezioni del 23 e 24 novembre 2025 rappresentano un momento cruciale per il futuro della Regione: non sarà solo una corsa per il presidente, ma una vera resa dei conti sulle ambizioni politiche, sociali ed economiche del Veneto.

