Torre Annunziata. 26 agosto 1984: la strage di Sant’Alessandro a Torre Annunziata. Otto morti, sette feriti, un commando composto da 14 sicari armati fino ai denti, centinaia di colpi sparati. Un raid per sterminare Valentino Gionta e il suo clan.
«Ero poco più che ragazzetto», a raccontare è il consigliere comunale Pierpaolo Telese, «ma ricordo le sirene delle volanti e delle autoambulanze e il rombo degli elicotteri di polizia e carabinieri squarciare il silenzio di una calda domenica di fine estate».
Dopo 37 anni la guerra alla camorra nel nostro territorio non è finita. Anzi!
«I clan, pur fiaccati dal lavoro incessante della magistratura e delle forze dell’ordine, si sono riorganizzati e fanno ancora paura. Sparano, mettono bombe, incendiano attività commerciali, obbligano negozi a chiudere, chiedono decine di migliaia di euro di pizzo.
I ragazzi fanno “pratica”, per strada, con armi “giocattolo” che, però, coi loro piumini ad aria compressa, fanno male e mandano all’ospedale inermi cittadini colpevoli solo di essere passati nel posto sbagliato al momento sbagliato esattamente come, quel dannato giorno, quel povero padre di famiglia, innocente, che rimase sul selciato in una pozza di sangue.
Torre ha bisogno di aiuto, urgentemente, immediatamente. Torre è allo stremo delle forze. A Torre Annunziata, ora come allora, sono in gioco, oltre che la sopravvivenza, la Libertà e la Democrazia».

